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MISERICORDIA E PERDONO-

Una raccolta di appunti dalla riflessione di padre Ermes Ronchi al teatro Grandinetti di Lamezia Terme
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Se apriamo la Bibbia ci accorgiamo con sorpresa di una cosa: all’uomo non è richiesto di espiare il peccato, ma di confessarlo. Dio non comanda che il peccato sia scontato o pagato, ma che sia confessato. E come chiede perdono? Rileggiamo il Salmo 50:

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;

nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

Lavami da tutte le mie colpe,

mondami dal mio peccato.

Riconosco la mia colpa,

il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

Contro di te, contro te solo ho peccato,

quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;

perciò sei giusto quando parli,

retto nel tuo giudizio”.

Ronchi

Canto fino allo stremo la misericordia di Dio. Non mi importa tanto il mio peccato; sono peccatore fin dalla nascita; mi ha concepito peccatore mia madre.

Poi c’è una esplosione di verbi: purificami – lavami – fammi sentire giovane – cancella – crea – sostieni – liberami.

Il soggetto di tutti questi verbi non è il peccatore: è Dio.

Il centro non è il peccato, e questo è di estrema importanza sul nostro rapporto con il cammino spirituale. Al centro della vita, della vita credente, della vita cristiana non è ciò che tu fai per Dio; ma è ciò che Lui fa per te. Al centro è la Croce di Cristo, è la sua presenza.

Ricordo una raccomandazione del Cardinale Martini a noi : “ In ogni situazione, anche in quella che sembra più perduta, non condannate, proponete un passo da compiere perché un passo è sempre possibile, anche per la persona più smarrita. Un primo passo per andare oltre. Il primo passo è riconoscere la colpa, il mio peccato mi sta davanti, quello che è male ai tuoi occhi  io l’ho fatto, riconosco la colpa ma non mi colpevolizzo perché colpevolizzare  significa voler dire : non ce la farò mai, per me è finita, ho sbagliato tutto, non sono capace di amare, nessuno mi vuole bene.

Gesù non colpevolizza nessuno; Lui apre le strade, ci insegna le sfide.

“ Tu vuoi la sincerità del cuore; l’unica condizione per passare dal peccato al perdono è la sincerità.

Ed il terzo passo è lo spostamento  di interessi, di soggetti, dall’io al tu. Non mi importa tanto il mio peccato ma che Dio sia Dio per me; il male è dentro di me ma io lo prendo e lo lancio in Dio.

Riconosco la mia colpa, ma io canto fino allo spasimo la misericordia di Dio. E c’è questa grandinata di verbi: purificami – lavami – dammi gioia- non guardare – non andare via – cancella – crea – rinnova – ricostruisci.

Alla fine il peccatore diventa apostolo. “  Narrerò agli uomini la Tua Misericordia “.

La logica giudiziaria è una logica criminale. Dio non ha un tribunale che emana sentenze, ma ha un grembo di madre da dove si rinasce, da dove si riparte  con un cuore nuovo.

Chiedere perdono, allora, non è perorare la propria causa davanti al giudice; è molto di più : è il ricevere vita.

“ Non ricordare il male che ho compiuto; dimentica il mio peccato. E Dio lo dimentica, perché una volta perdonato il peccato è annullato, azzerato; il mio peccato non esiste più, ontologicamente annientato. Non c’è in nessun luogo, neppure nella memoria di Dio.

Abbiamo un’idea pagana di Dio; consideriamo i suoi archivi come pieni dei nostri peccati, conservati, custoditi per essere tirati fuori nell’ultimo giorno, nell’ultimo giudizio. Ma allora non crediamo al perdono, pensiamo che sia soltanto una condanna con la condizionale.

Gli archivi di Dio non sono pieni dei peccati dell’uomo. Lui, la sua Parola, dice : “ prega così, prega di dimenticare i peccati. E questa è la volontà di Dio : che Lui stesso dimentichi i peccati. Allora gli archivi di Dio sono granai che non sono pieni di zizzania, ma di un grano pieno del bene compiuto, del bene fatto, pieno di lacrime, come dice il Salmo 55  ( da leggere attentamente, ndr).

Va detta una cosa con chiarezza:  ciò che scandalizza è la misericordia. Sembrerebbe impossibile. Ma noi possiamo dimenticare tante cose, ma non Cristo.

Gesù è stato messo a morte non perché si era macchiato di qualche crimine contro il diritto romano; non perché aveva smentito la Parola di Dio; ma per il suo comportamento troppo misericordioso che rompeva le barricate erette dai giusti, dai sacerdoti, dagli scribi, dai farisei.

Scandalizzava il perdono di Dio; era quasi un permesso a peccare, secondo alcuni.

Sant’Agostino lo dice: “ Uomini di poca fede”, o, meglio, contro la fede hanno temuto che il perdono della peccatrice desse la patente di impunità, a fare il loro gioco.

I moralisti sbagliano tutto perché vedono il mondo ossessionato dal peccato.

La misericordia sa di vita. Vogliono difendere Dio uccidendo l’uomo; mettono Dio contro l’uomo per il peggio che possa capitare. E’ la tragedia del fondamentalismo di oggi quando si mette a morte qualcuno in nome di Dio.

Mai nel Vangelo vediamo Gesù scagliarsi contro la debolezza della creatura umana. Ciò che lo indigna è l’ipocrisia dei potenti; è la malattia che nasce dall’ipocrisia, la durezza del cuore, l’appiattimento del cuore, la sclero cardia che ci rende burocrati delle regole e analfabeti del cuore.