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Il Mondiale di calcio e le italiche contraddizioni

I giornalisti sportivi al seguito dei giocatori: tutti a casa!
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Terminato il cammino dell’Italia, peraltro sempre dal passo incerto ed oscuro, ai campionati mondiali di calcio in Brasile, non finirà qui il processo agli Azzurri, anzi, al calcio italiano. Ne sentiremo, e per lungo tempo ancora, di cotte e di crude ed in tutte le salse: ci sarà chi dichiara guerra aperta a Prandelli, a Balotelli, chi se la prenderà con la grande abbondanza di giocatori non italiani in tutti i campionati di calcio italiani, chi  assegnerà le colpe agli arbitri ed, infine, chi dimostra di mettersi l’animo in pace, canticchiando un noto refrain italiano, che ripeteva con le sue noti struggenti: “ricominciamo”.

Ora, non mi avventuro  in siffatti approfondimenti perché – come ho già evidenziato – ce ne saranno a iosa… quindi finisco qui?
No, no: inizio dal considerare e dall’ammettere che in Italia c’è una categoria di professionisti (per fortuna non sono in molti) che elegantemente e furbescamente  pensano di “far fessi” i poveri telespettatori, cambiando di umori peggio di una salamandra abbarbicata su un muro soleggiato.

Per poter ricordate bene, riportiamo la nostra memoria all’ultima telecronaca “Uruguay – Italia”, quella del disastro, e soffermiamoci su tutto il primo tempo e fino al 25° della ripresa. Ad inizio partita si commentava ripetutamente più o meno così: “L’Italia ha ritrovato finalmente il suo ottimo clima familiare. Balotelli ha dimostrato di voler prendere l’Italia per mano e così portarla al successo”.
Ed ancora, a partita iniziata: “È un’Italia ordinata, tecnicamente perfetta, in tutto e per tutto superiore all’Uraguay. Non dobbiamo affatto temere i nostri avversari”.

Ahimè, avviamoci però alla stretta finale. Gli umori cambiano ed i commenti ancora tendono a nascondere che, invece, dentro al motore della Nazionale non ci sono i giusti ingranaggi. I giocatori sono stanchi e rotti (poi si dirà che si pensava fosse rotto un certo signor Rossi!). Prandelli non sa su quale sistema di gioco dover attuare. Balotelli è incazzato nero sulla panchina azzurra. Buffon grida a destra e a manca, ed a qualcuno viene allora in memoria che proprio tra Buffon e Balotelli erano volate parole   grosse … alla faccia di quell’Italia unita e tutta “anema e core” che proprio Balotelli avrebbe dovuto prendere a braccetto per portarla alle finali!
Queste cose ci hanno non solo nascosto i giornalisti, quanto le hanno trasformate ad arte, sperando di farci credere che l’asinello stesse volando e che non eravamo in grado di annotare una squadra svogliata e fantasma, con una tipologia di gioco arrangiata. Dei giocatori portati in panchina con il cuore già accanto alle proprie rispettive mogli e con il pensierino alle vacanze in non so quale spiaggia tipo “Capocabana”.

Fatto sta che questi furbacchioni di miei colleghi giornalisti al seguito della Nazionale azzurra hanno fatto un flop peggio della Nazionale, mandati in Brasile … per lavoro … (senza offendere i lavoratori veri). Professionisti strapagati seppur mal formati. Queste strane cose le voglio definire come le “italiche contraddizioni”.

Molti , in queste ore, stanno  prospettando una “rivoluzione del calcio”, ma quale?
Io la proporrei e la farei con una proposta semplice semplice: sospendiamo per un anno tutti i campionati di calcio in Italia, così si riposano i giocatori dai loro affaticamenti, noi non saremo costretti a ascoltare questi furbacchioni giornalisti e si risparmierebbero milioni e milioni di euro da poter destinare a persone bisognose. Si ritornerà ricaricati e stravincenti. Alcuni giornalisti, dopo averli mandati a casa, ritorneranno così dei veri giornalisti.

Voi cosa ne dite? Io ho detto la mia, voi dite la vostra.