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L’amore vero si chiama fedeltà

Don Natale celebra 50 anni di vita sacerdotale
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In un mondo nel quale tutto sembra essere divorato dal tempo che fugge e dove anche i rapporti sembrano tarlati da un consumismo senza limiti, ci sono dei “Si” che ancora oggi sono capaci di mostrarci la bellezza di una vita piena e interamente spesa per gli altri.
Abbiamo il piacere di incontrare un autentico testimone di questo “Si”, che proprio in questi giorni celebra il 50° anniversario dalla sua ordinazione sacerdotale.

È Mons. Natale Colafati, parroco della Parrocchia della B.V. del Rosario in Lamezia Terme e docente universitario.

Don  Natale, anzitutto grazie per la sua disponibilità. Siamo vivendo questi giorni di preparazione che ci porteranno  sabato 5 luglio alla celebrazione eucaristica per rinnovare un “Si” che ha ben 50 anni.

Se chiudessi gli occhi, e andassi con la mente a quel giorno, al 5 luglio 1964 quali colori, quali profumi, quali volti accarezzerebbe la tua memoria?
I volti da ricordare sarebbero tanti, ma come fare per non ometterne involontariamente qualcuno? Ognuno di loro è stato come la tessera di un  mosaico: ognuna è importante singolarmente e nell’insieme. Attraverso questo mosaico che si è formato lentamente nel tempo, ha preso volto la mia vocazione sacerdotale: dal primo si ingenuo dell’entrata in seminario per la scuola media, al travaglio della crisi intellettuale e di fede del liceo, alle scelte convinte durante i corsi teologici, alla maturazione esistenziale  tra le prove “nel mezzo del cammino di nostra vita”, fino al rendimento di grazie al Signore  nel 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale per l’immenso dono del sacerdozio e alla celebrazione della sua misericordia. Attraverso quei volti il Signore mi ha colmato di benedizioni.
Dei volti, affettivamente molto “intensi”, è consolante pensare che dalla “patria” ci guardano e ci sostengono.
Quanto ai profumi e ai colori, oggi sommessamente dico che comincio a capire quanto ha scritto di sé quel gigante della fede, che è S. Paolo, quand’era ormai prossimo alla esecuzione della condanna a morte: «… ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede» (2 Tm, 4, 8).

In un mondo dove tutto sembra passare ad una velocità impressionante e dove anche i rapporti sembra abbiano perso la forza di un “per sempre”, cosa testimonia una vita spesa così?
La velocità del tempo può ingenerare l’ingordigia della voracità per paura che tutto ci sfugga o altre forme di paura che ci impediscono di vivere. È una morsa mortale che stritola i rapporti e  infetta tutto.
L’incapacità del “per sempre” è la vera povertà antropologica. L’amore adulto si chiama fedeltà.

Il “si” per sempre del sacerdozio,  del matrimonio e di altre scelte definitive di vita, sono segno profetico di una fedeltà per sempre. Senza presunzione, però, nella consapevolezza umile che la fedeltà per sempre supera la nostra fragilità e ci è possibile solo poggiandoci sull’amore fedele di Dio che ci educa alla fedeltà nell’amore.

50 anni di sacerdozio, 50 anni di una vita dedicata al Signore e agli altri. Se oggi dovessi ricominciare daccapo, cambieresti qualcosa?
Cambierei più di qualcosa, ma questo è il “senno di poi”. Già i latini dicevano che il tempo è un mare che si può navigare una sola volta. Ed è meglio così. Non è cristiano vivere di rimorsi o di rimpianti. Sulla croce siamo stati “riconciliati” con Dio e in Lui con noi stessi e con gli altri: per-dono.
È attraverso le vicende concrete, negative e positive, che la grazia del Signore mi ha condotto – come fa con tutti – fino all’oggi e di tutto gli rendo grazie.

Sei sempre stato impegnato nella cura dei giovani e dei seminaristi, col profilo del filosofo e il piglio del padre forte e buono, cosa consiglieresti ad un giovane in ricerca?
Di essere sempre veri con se stessi e davanti al Signore e di imparare che i lunghi cammini si fanno attraverso piccoli passi, soprattutto quando la strada è in salita: pazienza e perseveranza. In seconda battuta, consiglierei loro di “pensare in grande” e di educarsi a quella gratuità che rende il cuore libero.

Una vita dedicata agli altri, in stretta collaborazione con i laici. Se dovessi indicare in poche battute un limite che intravedi nel laicato e un punto di forza?
Il limite massimo è quello di un laicato clericalizzato; l’estremo opposto è un laicato “fruitore” disimpegnato.
Ci sono dei laici “maturi” che avvertono come urgente quello che “la” Chiesa chiede ai laici: non essere esecutori di ordini e nemmeno solo collaboratori, ma veramente corresponsabili.
È necessario operare – sapendo che ci sono prezzi da pagare – perché la corresponsabilità diventi effettiva, vincendo le resistenze del clero e i servilismi dei laici; rivisitando il concetto di obbedienza per liberarlo da incrostazioni ideologiche che non gli appartengono. Da questo punto di vista, anche noi del clero si dobbiamo svegliare.

Nato a Filadelfia, ma lametino di adozione. Voce forte e autorevole di un cristianesimo nient’affatto stereotipato in un vuoto conformismo. Lamezia si prepara alle prossime amministrative. Da cristiano, da dove muoverebbe i primi passi?
Non ricordo più chi ha affermato che il politico guarda alle prossime scadenze elettorali, mentre lo statista guarda più lontano: a progetti di lungo respiro. Qui si tratta di elezioni amministrative, ma la lunghezza dello sguardo deve essere la stessa. Per dirlo con Papa Francesco, anche qui bisogna «occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. […].Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le portino avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci» (Eg 223). C’è molta strada da fare, ma bisogna avere l’umiltà di riconoscerlo e il coraggio di cominciare.

 

Tutto l’affetto, la stima, la gratitudine verso un sacerdote che ha saputo “globalizzare” il suo ministero e il suo impegno come presbitero, Vicario Generale, professore, studioso, scrittore: e soprattutto: AMICO di tutti. Monsignor Natale Colafati.

In questo obiettivo sono state portate avanti, in questi giorni, ricche e significative iniziative per ricordare i suoi 50 anni di sacerdozi. I festeggiamenti si concluderanno sabato 5 luglio con la messa concelebrata da Don Natale insieme ad altri sacerdoti e alcuni vescovi alle 18:00, e a seguire la cena conviviale.
Lamezia Live è onorata ospitare  questa interessante intervista, che trasmetterà ulteriori insegnamenti di cui ne andiamo fieri.