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Museo Diocesano di Lamezia Terme – Capitolo VII

I capitoli precedenti sono stati pubblicati da questa testata giornalistica in diverse date.
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Museo Diocesano di Lamezia Terme – Capitolo VII

Il Museo Diocesano, sorto per attivo interessamento del Vescovo del tempo, Mons.Vincenzo Rimedio, è stato inaugurato nell’aprile del 1998, dopo meticolosa e paziente opera di ricerche, di restauro e di collocazione portata a termine dall’Arch.Natale Proto, dal Prof.Bruno Bagalà e da altre persone che si sono avvalse anche dell’attiva collaborazione della stessa Diocesi, delle parrocchie e di semplici privati.

Il Museo sfrutta un ampio spazio ricavato all’interno del Seminario Diocesano, situato proprio accanto alla preziosa Biblioteca diocesana che raccoglie migliaia di volumi , in gran parte molto antichi, attraverso i quali gli studiosi hanno ricavato abbondanti riferimenti di storia del territorio diocesano.

La collocazione degli oggetti, secondo una interpretazione data dai restauratori del Museo, è stata sistemata in modo tale da “offrire al visitatore sia l’osservazione dell’oggetto nella sua singolarità e sia una godibilità più estesa fatta di rimandi, di richiami e di confronti tra plurime forme, tra diversi soggetti e tra differenti espressioni artistiche, riconfigurando il parato emozionale degli spazi liturgici dai quali quegli oggetti provengono”.

La visita guidata del Museo tiene conto di quattro componenti essenziali : l’ingresso Museo;  il corridoio; la sala centrale del Museo e , infine, l’ultima sala del Museo. Seguiamo il percorso, ricavando quanto è più importante dal punto di vista storico e da quello artistico.

Ingresso Museo

Piviale e pianeta facenti parte del corredo di Mons.Nicola Berlingieri, Vescovo di Nicastro dal 1825 al 1854; entrambi di manifattura meridionale risalente alla prima metà del secolo XIX.

Mitria in seta di color giallo laminata in argento e ricami dello stesso colore, appartenente a Mons.Giovanni Tarsia, Vescovo di Martirano dal 1769 al 1782; anche questo di manifattura meridionale.

Messale rilegato con copertina in velluto rosso dello stesso Mons.Tarsia.

Messale che presenta sul fronte, in un medaglione, le figure a sbalzo di Pietro e Paolo, con il dorso decorato in lamina d’argento a traforo, appartenente a Mons.Giacinto Barberi, Vescovo di Nicastro dal 1854 al 1881.

Corridoio Museo

Il Reliquario di San Giovanni Battista : proviene dalla vecchia Abbazia di Sant’Eufemia  e fa parte del prezioso tesoro di reliquie di cui era dotata la stessa Abbazia che conteneva i bracci di San Giovanni Battista e di Santo Stefano; parte del capo di Sant’Eufemia; da ossa del corpo di Sant’Innocenzo, San Fortunato e Santa Caterina, nonché da un orecchio del Profeta Abacne.

Il braccio reliquario di San Giovanni Battista, in legno intagliato e dipinto con una rivestitura in lamina d’ottone e con una fascetta d’argento, conserva una parte del braccio del santo; in molti affermano che fa parte del braccio che battezzò Gesù nel Giordano.

Il Reliquario di Santo Stefano , in legno intagliato e dipinto e sulla stessa composizione del precedente Reliquario, contiene le ossa facente parte dei bracci di questo Santo.

Ma, ancora, alloggiati nel corridoio sono altre due preziosissime opere, tra cui il più antico oggetto facente parte del Museo : lo splendido cofanetto in avorio dipinto, rivestito all’interno con originaria tela di lino. Menzionato come “chiaro esempio di arte islamica”, proviene da una bottega arabo-sicula, quella stessa che avrebbe fornito di quasi identici oggetti sia la Cattedrale di Anagni (ora esposto al Museo di Capodimonte a Napoli) e la Cattedrale di Veroli . Il cofanetto esposto al Museo di Lamezia appartenne alla Diocesi di Martirano , poi soppressa e accorpata a quella di Nicastro.

Anche della ex Cattedrale di Martirano è l’altrettanto splendido scrigno in legno, rivestito in madreperla; suddiviso all’interno in vari scomparti, originariamente ideato come scatola portagioielli, fu utilizzato come contenitore di reliquie. “Il colore rosso cupo dell’interno fa risalire l’elegantissima decorazione dei coperchi ottenuta con minute scaglie di madreperla che si intervallano, al naturale e dipinte di nero per formare un elaborato disegno a scacchiera.

L’ultimo tratto del corridoio ospita una preziosa scultura marmorea, dovuta alla maestria di Domenico Gagini, che fu allievo di Brunelleschi . Rappresenta la Madonna delle Grazie e risalente al 1420/25; fu ospitato in quegli anni al Convento di Santa Maria delle Grazie. Le vetrine mettono in esposizione una variegata composizione di argenteria liturgica di notevole valore e che abbraccia un period che va dal settecento al primo novecento.

Sala centrale Museo

Ospita , assieme ad altri oggetti, diverse ed importanti sculture di cui si fa breve menzione (la descrizione analitica potrà essere seguita sull’apposita guida che viene distribuita dal Museo).

  • Gruppo ligneo intagliato e dipinto, raffigurante Maria e l’Angelo annunziante, del secolo XVI. Originariamente faceva parte dell’Ospedale dell’Annunziata , trasformato poi in Convento dei Domenicani . “La scultura, probabile prodotto di esperta bottega lucana, mantiene i canoni figurativi del Rinascimento maturo ma già preannuncia certi dinamismi e fremiti compositivi propri del barocco”.
  • Busto raffigurante San Martino, del XVI secolo, in legno intagliato dipinto e dorato. Secondo una tradizione viva a Nocera Terinese,nella cui chiesa di San Giovanni Battista era custodito, il busto rappresenta più specificatamente San Pietro, il tutto giustificabile dalle chiavi e dalla croce che lo corredano. Ma si sa che nel XV secolo fu costruita a Nocera Terinese la chiesa di San Martino e che, per l’occasione, fu commissionata tale opera.
  • Crocefisso in legno intagliato, opera di scultore meridionale del XVIII secolo. “E’ il Cristo del <Venerdì Santo> poiché la scultura veniva usata durante la celebrazione della Passione, consentendo con le braccia snodabili sia la Crocifissione che la Deposizione. Gli arti superiori erano collegati al dorso con una cerniera rivestita di stoffa, dipinta come l’incarnato, in modo da celare la giuntura e consentire l’articolazione”.
  • Dipinto su tavola di ignoto pittore della prima metà del secolo XVI che rappresenta la “Madonna in Gloria tra i Santi Luca e Stefano”. Il dipinto, citato nella visita apostolica di Paolino Pace del 17 febbraio del 1769, occupava la parete di fondo della Chiesa Veterana, una delle più antiche nel territorio.
  • Dipinto, olio su tela, di scuola del Maratta della seconda metà del secolo XVII. “Il dipinto dovette essere realizzato specificatamente per la Cattedrale di Nicastro . . . Probabilmente fu commissionato per mantenere viva la memoria di questa contitolarità nel nuovo edificio, costituito in sostituzione della Cattedrale normanna crollata per il terremoto del 1638”. Rappresenta l’Assunta.
  • Dipinto, olio su tela, raffigurante San Francesco d’Assisi, opera del famoso artista di Taverna, Mattia Preti. “L’artista coglie lo spirito di Francesco che, dopo aver meditato su sorella morte corporale, si rivolge a Dio con languidezza ed abbandono e riceve una luce che, rischiarando le dolorose stimmate ed il sofferente volto, sembra balsamo sul male fisico. Significativo l’accostamento di questa eroica figura alla secolare quercia che lo affianca”.
  • Dipinto, olio su tela, realizzato da Francesco Colelli tra il 1762 ed il 1782, raffigurante la Trinità con forti accenti drammatici. E’ evidente una impressionante affinità con un’opera di Mattia Preti, “Trinità con Santa Barbara”.
  • Dello stesso Francesco Colelli ,si possono ammirare altri dipinti: “San Marco-San Matteo” ; “Redentore infante tra Pontefici domenicani” (i due Pontefici sono il Beato Benedetto XI e San Pio V).
  • Dipinto, olio su tela, di ignoto pittore nicastrese del secolo XIX, raffigurante “San Vincenzo e la città di Nicastro”. Decisamente il significato principale di quest’opera è che “essa rimanda alla situazione storico -politica della metà del secolo XIX quando movimenti rivoluzionari anticlericali trovano adepti proprio nella società borghese che a Nicastro, sin dall’inizio del secolo, si era fortemente attivata per uno sviluppo urbano ispirato da un progressismo laico”.

La sala centrale del Museo ospita altre opere pure di grande importanza, come gli intagli lignei e le argenterie.

Ultima sala Museo

Tra gli oggetti più interessanti , si menzionano :

* la scultura in legno intagliato e dipinto, del XIX secolo, raffigurante San Pietro ,con la tiara, il piviale purpureo con decoro floreale in oro.

*  scultura in legno intagliato e dipinto, pure del XIX secolo, raffigurante San Paolo che, anch’esso rivestito da piviale, sostiene sulla mano destra il libro.

* Paramenti liturgici settecenteschi.

VISITE AL MUSEO

Sabato                       dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19

Domenica                 dalle 16,30 alle 19,00

(Le descrizioni storico – artistiche sono state desunte da ricerche effettuate  su  varie opere pubblicate)-