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Nicolas Sarkozy sottoposto a fermo

Dalla corruzione ai rapporti con Gheddafi
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L’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy è stato posto in stato di fermo, insieme al suo avvocato Thierry Herzog e a due alti magistrati, Gilbert Azibert e Patrick Sassaust, dall’Ufficio Anti-Corruzione della Procura Francese, con l’accusa di concussione e violazione di segreto istruttorio.

L’indagine riguarda l’interesse dell’ex Presidente francese ad ottenere informazioni riservate su un’inchiesta che lo riguardava, offrendo in
cambio posti di prestigio. Il caso nasce da un’altra inchiesta, molto più importante ed inquietante, aperta nel 2013, in merito a presunti, ma non tanto, finanziamenti di Gheddafi e della ricca ereditiera dell’impero della cosmesi “L’Oréal”, Liliane Bettencourt, alla campagna elettorale del 2007 quando venne eletto all’Eliseo.

Secondo “Le Monde”, Sarkozy trascinò l’Europa nella guerra contro la Libia per nascondere gli imbarazzanti aiuti del Colonnello. Quel che sembra certo, ormai da tempo, è uno scomodo finanziamento di 50 milioni di euro per il futuro presidente francese, che, nel marzo del 2011, prima dell’intervento della NATO in Libia, il primogenito del Colonnello, Saif Al Islam reclamava in un’intervista a Euronews in cui diceva: “Bisogna che Sarkozy renda i soldi che ha accettato dalla Libia per finanziare la sua campagna elettorale”.

I segreti del Colonnello erano racchiusi in 70 scatoloni pieni di cassette audio e video che contenevano le registrazione degli incontri e delle telefonate intercorse tra il defunto “Raìs” e i politici di mezzo mondo, in particolare quelle su Sarkozy, e, secondo le dichiarazioni di Mahmoud Jibril, già Capo del Consiglio Nazionale di Transizione Libico, del dopo Gheddafi, ad uccidere con un colpo in testa Muammar Gheddafi fu un agente dei servizi segreti francesi con un’azione mirata, e non le Brigate Rivoluzionarie Libiche come può far credere il video relativo agli ultimi momenti della sua vita, e abitalmente orchestrato.

Il “Raìs” libico, dunque, sapeva troppo per non morire. Sarebbe stato, infatti, un prigioniero scomodo che avrebbe fatto del Tribunale
Penale Internazionale dell’Aja, che presumibilmente lo avrebbe atteso, una tribuna politica molto scomoda per quanti, nei 40 anni del suo potere lo avevano accolto, omaggiato e intrecciato rapporti con lui e, tra questi, Nicolas Sarkozy.