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“ Non bisogna mai smettere di sperare e sognare” –

E’ l’invito che lancia il giovane artista lametino, Francesco Di Cello, protagonista con alcuni successi importanti e significativi.
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Tutto nasce dal niente, se non proprio dalla forza della natura e dai doni che insindacabilmente essa decide di offrire, se non anche dal coraggio di superare le paure e, con esse, il momento buio che molto spesso intrappola i giovani di questa generazione, che vanta di avere dei figli come talenti veri, ma anche – e purtroppo- delle incertezze pesanti sul proprio futuro.

L’introduzione dovuta ci porta istintivamente a  conoscere meglio uno tra i suoi più bravi e tra i più promettenti artisti del momento; come il 34/enne FRANCESCO DI CELLO, il quale – tappa dopo tappa –  spesso tra silenzi da parte dei media che sono assolutamente ingiustificati, ha conosciuto  l’abbraccio dei più noti musicisti del momento e della grande musica che evidentemente il giovane talento lametino ha saputo incanalare nel suo giusto repertorio ed immettere nel suo promettente bagaglio artistico.

In questo “contest”, Francesco Di Cello può ora assaporare la gioia di essere un protagonista tra i protagonisti, avendo soprattutto conosciuto l’opportunità di conoscere e di entrare in amicizia,  la “ vocal coach” Raffaella Capria.

Nascono così i primi covers che sono come le carte di identità dei talenti veri; uno tra i quali il suggestivo brano “Je Suis Malade” che è, se così possiamo definirlo, come la base di lancio della sua avventura, che oggi apre i confini della realtà e del protagonismo assoluto e meritato.

Ma, in breve, chi è questo Francesco Di Cello? Ecco come egli stesso ci racconta i passi della sua escalation.

D- Da dove e come nasce la tua attuale vocazione artistico – musicale?

R-        Ho sempre cantato, fin da piccolo, andando a scavare nei miei ricordi, da cui ho potuto scoprire che , in questo, ho avuto sempre l’incoraggiamento di mio padre; e questo perché, suonando egli il pianoforte in maniera di autodidatta, mi ha comunque trasmesso le giuste sensazioni sulle quali scommettere e le spinte necessarie per avventurarmi in questo mondo artistico – musicale. Ricordo che mi regalò un librino , con l’immagine di una volpe, e contenente dei testi con canzoni per bambini.

D-       Un modo così semplice per avvicinarti ad un progetto grande, ma giusto, per scatenare gli impulsi verso un mondo impegnativo ma appagante?

R-        Si, ne sono convinto. Penso che sia stato questo lo spunto necessario per avvicinarmi al mondo della musica, ma in maniera molto autodidatta da come ora invece sto facendo.

D-       Come hai impostato questo tuo progetto che volevi fortemente essere da te portato avanti ?

R-        Proprio per queste finalità, in questo momento mi trovo a Firenze da un paio di anni per terminare gli studi presso una Accademia privata molto importante. Mi sento fortemente impegnato, sia nello studio del canto che del pianoforte. Posso ben riflettere su una considerazione: non avrei mai pensato di poter arrivare dove sono arrivato oggi, anche per il sopraggiungere di alcune incertezze che ho superato proprio grazie alla musica. Posso decisamente testimoniare che la musica aiuta a superare dei periodi veramente brutti : beh, io ne sono la conferma. Ripeto: grazie alla musica, e specialmente al canto, io ho superato un bruttissimo periodo di tristezza o depressione, per come la si voglia chiamare.

D- Un esempio esplicativo ce lo può indicare?

R-        Certo. Fui avvicinato da una cugina di mia madre invitandomi a partecipare ad un talent televisivo; e proprio in questa circostanza conobbi la mia vocal coach Raffaella Capria, che mi portò a partecipare ad alcuni talent televisivi calabresi. Poco dopo aver iniziato le prime lezioni, iniziai a registrare alcune cover; tra queste “ Je Suis Malade”, un brano che sentivo fortemente, dopo una storia finita due anni prima. Da questo mio primo concreto impegno, fui spinto a realizzare un videoclip, girato all’interno di Palazzo Cataldi, a Sambiase, e di Palazzo Fazzari, a Catanzaro. Tutto questo per far si che una persona potesse arrivare a vedere il mio dolore ; in realtà non andò poi esattamente così, ma da subito le visualizzazioni arrivarono veramente a registrare numeri molto alti, più di 165 mila visualizzazioni.

D-       Era allora proprio giunto il momento, come si suol dire, di osare ancora di più.  Di arrivare in un posto quasi inaccessibile, dove – come scrisse un noto romanziere- “osano soltanto i cuculi”.

R-        Direi proprio  di si. Da questo incominciai a convincermi nel poter trasmettere qualcosa di significativo e lasciare un messaggio a chi mi ascoltava; tanto da pensare di voler continuare seriamente gli studi. E proprio questo videoclip mi ha permesso di inseguire il mio sogno, permettendomi di arrivare a Jorick Hendrikex, il pattinatore del Belgio che ha utilizzato la mia interpretazione per il suo “ Short Program” di pattinaggio, portato dopo un anno di esibizioni alle Olimpiadi di Pycongchang, in Corea del Sud. Mi lasci aggiungere che devo tanto a questo video e a coloro che ne hanno fatto parte; tra questi la Dream Ballet di Catanzaro, con i maestri Gianmario Passanti  e Christian Astorino. Grazie anche a questo sto ricevendo molte proposte che mi terranno impegnato per il 2018 e spero di potervene parlare prossimamente in un’altra intervista.

Concludo sottolineando che non  bisogna mai smettere di sperare e sognare.

L’essere umano, per vivere, ha bisogno di sognare; deve crederci e non mollare, anche quando sembra che le cose non vadano come si vorrebbe”