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Nuova legge elettorale regionale calabrese

Le opposizioni ed piccoli partiti scatenati
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Il dibattito sulla valenza, o meno, della nuova Legge elettorale regionale ha aperto di fatto diversi <spaccati> di riflessioni, di  giudizi critici (per la maggior parte abbastanza robusti), di dubbi di costituzionalità e quant’altro,  arroventando un clima politico già di per se stesso abbastanza teso per via di ben note situazioni pregresse ed attuali.

Sono, questi, tutti <spaccati> che abbiamo opportunamente inserito in questa sorta di contenitore, che ha anche la funzione di invitare al dibattito i nostri amici lettori quale servizio da rendere alla collettività.
Le novità introdotte con la nuova legge elettorale calabrese sono anzitutto queste:

  1. Composizione del Consiglio regionale: 30 consiglieri al posto dei precedenti 50, più il Presidente dell’assise  legislativa.
  2. Soglia di sbarramento: una lista regionale, da sola, dovrà superare il 15% per entrare a Palazzo Campanella (prima occorreva soltanto il 5%). Oppure: a una lista facente parte di una coalizione basterà raggiungere il 4%.
  3. I macro collegi: saranno tre (Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria). A Catanzaro spetteranno 11 seggi; a Cosenza 12 e a Reggio Calabria 7.   almeno un rappresentante in Consiglio spetterà a Crotone e a Vibo.
  4. Giunta regionale- Sarà composta da 6 assessori (non superiore ad un quinto del totale dei consiglieri regionali)- Si avranno, inoltre, 3 assessori esterni e 3 “ripescati” tra i consiglieri regionali. Il consigliere che assume l’incarico di assessore sarà sospeso dall’incarico (al suo posto subentrerà il primo dei non eletti).
  5. Votazioni: si voterà su scheda unica, con i simboli delle varie liste; sulla riga di riferimento gli elettori scriveranno il voto di preferenza.

 

Le reazioni immediate

«La nuova legge elettorale della Calabria favorisce gli accordi tra politica e ‘ndrangheta, che muove migliaia di consensi, dentro la regione e fuori. . Si tratta di una legge che cancella il confronto democratico, che leva ogni spazio alle minoranze e che, nella migliore delle ipotesi, spinge a patti elettorali innaturali, in nome del potere e lontano dall’interesse pubblico». (alcuni parlamentari del M5S)

“…una legge che toglierebbe sul nascere (secondo i loro calcoli) la speranza di andare al governo regionale movimenti d’opinione (M5S) o movimenti territoriali che potrebbero unirsi per creare un nuovo e vero polo civico, privo di lacci e lacciuoli che potrebbe staccare la regione dal cordone di potere e malaffare che ora la tiene a se stretta” (Attilio Minca, Presidente del Movimento reggini indignati)

“L’approvazione della legge elettorale è una buona notizia e ci mette nelle condizioni di affrontare le prossime elezioni regionali avendo a disposizione lo strumento che consente alla volontà popolare di tradursi in rappresentanza politica ed istituzionale” (Nazzareno Salerno, Assessore)

“… A colpi di maggioranza, ancora una volta – sottolinea la Cgil Calabria -, è stata approvata una norma monca del concreto spirito democratico, inscritta in una logica autoritaria, che ha innalzato la soglia di sbarramento dal 5% al 15% (—) “La bocciatura dell’emendamento sulla doppia preferenza di genere – aggiunge la Segreteria Cgil Calabria – non solo è un atto deficitario per la Calabria, in quanto non viene cosi’ recepita una legge nazionale che, al contrario, è già attiva in altre regioni italiane; ma soprattutto, è sintomo della mancanza di una reale democrazia paritetica: viene meno la reale partecipazione delle donne alla vita pubblica e politica all’interno delle istituzioni” (Segreteria Cgil Calabria)

Questa legge elettorale presenta un testo con diverse storture e diversi, possibili, profili di incostituzionalità. Questi ultimi, così plateali, da far venire quasi il sospetto che si cerchi volutamente una bocciatura del Governo, per portare avanti un tentativo di trascinare la legislatura fino ad aprile. (—) È “una ennesima pagina nera sul piano dell’eticità, oltre che un pericoloso “pastrocchio” dal punto di vista normativo, com’è evidente nella parte riguardante la riduzione delle Circoscrizioni elettorali che contrasta con la normativa nazionale che le prevede su base provinciale” (Ernesto Magorno, segretario del PD Calabria)

“Il Consiglio regionale della Calabria ha lasciato una pesante eredità alla nostra Regione, approvando, come ultimo atto, una legge elettorale che, con una soglia di sbarramento del 15% e senza doppia preferenza di genere, presenta forti dubbi di costituzionalità” (Doris Lo Moro, Senatore e capogruppo PD nella Commissione Affari costituzionali)

 

L’apporto delle donne nelle Istituzioni: una legge regionale discriminante?

Sulla mancata occasione di colmare adeguatamente il gap esistente tra presenza delle donne nel Consiglio regionale e l’incisività del loro ruolo si alza robusto il coro di condanna. Cosa che fa puntualmente la Presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità, Giovanna Cusumano, che esprime rammarico “…per l’occasione tristemente persa da questo Consiglio regionale di dotarsi di uno strumento in grado di attuare una compiuta democrazia paritaria e di contraddistinguersi, per una volta, in quanto capace di riconoscere il contributo delle donne come imprescindibile per una crescita complessiva della comunità”.

Su tale tema anche l’On. Doris Lo Moro si dimostra comprensibilmente vivace, sostenendo di fatto che “la normativa approvata appare irragionevolmente discriminatoria e in contrasto con l’art.51 della Costituzione sulle pari opportunità di genere nell’accesso agli organi elettivi e con la legge 215/2012, con la quale si promuove il riequilibrio della rappresentanza di genere nei Consigli e nelle Giunte di Comuni e di Province e nei Consigli regionali”.

Slitteranno le elezioni regionali?

Qualora il governo impugnasse questa legge elettorale, la legislatura slitterebbe ulteriormente perché il consiglio dovrebbe nuovamente riunirsi per ratificare la nuova legge: dopo la riforma dello Statuto dovuta ai tagli della politica (i consiglieri regionali sono stati ridotti da 50 a 30, gli assessori potranno essere al massimo 6) è infatti obbligatorio modificare anche la legge elettorale e sarebbe quindi impossibile votare ad ottobre (scadenza su cui i partiti stanno già compiendo i primi passi). La legislatura, così, continuerebbe fino a marzo 2015, e cioè quasi fino alla sua scadenza naturale che è maggio 2015.
Aggiungiamo che i grillini hanno già annunciato ricorso contro “un provvedimento che, con una soglia di sbarramento al 15% per i partiti che si presentano da soli, vuole evidentemente danneggiare il nostro Movimento”.