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Omicidio stradale: finalmente una pena adeguata al reato commesso

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Omicidio stradale: finalmente una pena adeguata al reato commesso

Dunque, ricapitoliamo: il 22 enne ubriaco che domenica pomeriggio nel Cilento è piombato sui tavolini di un bar con la sua “Bmw 520″ a folle velocità uccidendo 4 ragazzi, tra cui il suo stesso fratello, è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario.
Non appena il risultato dell’alcoltest a cui il giovane alla guida del bolide è stato sottoposto ha rivelato valori 3 volte superiori al limite consentito dalla legge la Procura di Lagonegro ha modificato il reato da omicidio colposo a omicidio volontario e guida in stato d’ebbrezza: un capo d’imputazione che se in sede processuale venisse riconosciuto potrebbe portare ad una condanna di 10 anni con il rito alternativo e 16 anni con il rito ordinario.
Finalmente una pena adeguata al reato commesso?
Sì. Finalmente.

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Perché chi si mette alla guida di un qualsiasi mezzo consapevole di non essere al 100% delle proprie prestazioni per essersi scolato più di una birra o per aver consumato sostanze stupefacenti comprende perfettamente l’azzardo che sta per compiere.
La prassi del “perdono” già iniziale a cui siamo stati abituati e che, almeno fino ad oggi è consistita nel non mandare nessuno in carcere è per tutti inopportuna e ingiusta: per i familiari di chi non c’è più innanzitutto, ma anche per chi investe e uccide, perché senza una giusta pena non comprenderà mai appieno la gravità della sua condotta e sarà incentivato a non modificare le proprie abitudini.
Proprio quello che era già accaduto al ragazzo di Sassano a cui la patente era stata restituita appena 1 anno fa perché coinvolto nel 2010 in un altro incidente mortale, quello del suo migliore amico.
(Gianni Paciello una passione sfegatata per le gare, i motori modificati, la velocità con i bolidi: tra le altre cose ci si chiede come mai un ragazzo di 22 anni sospettato già di aver causato appena 18enne la morte del suo migliore amico poteva liberamente scorrazzare in città con una BMW 550. Ma anche questo rientra a pieno titolo tra i più imperscrutabili misteri d’Italia.)
Restituire l’autorizzazione alla guida a chi ha dato abbondantemente prova di non sapersi controllare equivale a mettere in mano ad un bambino una pistola carica priva del tappo rosso.
Non proprio un giocattolo, per capirci.
Le associazioni delle vittime delle strade si battono da anni perché la pena nei confronti di chi uccide alla guida di un’auto sotto gli effetti di droga e alcol venga inasprita. Non c’è un solo familiare che non lamenti sentenze troppo lievi.
Quando si investono, uccidendole, più persone sulle strade la pena massima contemplata dal nostro codice è di 15 anni. E a Lamezia sappiamo bene cosa significa se Chafik El Ketani l’uomo che ha falciato i nostri 8 concittadini, ben otto esseri umani, sotto l’effetto di droghe a velocità folle, è stato condannato a soli otto anni di carcerazione. Appena un anno di pena per ciascuna vita persa.
Purtroppo oggi in Italia non c’è una pena effettivamente espiata da parte di chi commette crimini stradali eppure gli strumenti ci sarebbero già tutti, anche adesso, se soltanto le Corti applicassero il massimo della pena. Ma questo non è mai bastato.
Ben venga allora l’introduzione dell’omicidio stradale, che inasprisce le sanzioni per la guida in stato d’ebbrezza, di alterazioni da stupefacenti e per la guida azzardata e temeraria.