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Papa Francesco a Cassano, sintesi di una giornata speciale

Vi raccontiamo un giorno di festa e di grande spiritualità
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È sicuro che l’evento di ieri vissuto a Cassano allo Jonio con la visita pastorale di Papa Francesco rimarrà indelebile negli annali della storia ed avrà parallelamente scosso migliaia e migliaia di coscienze, del resto come sempre avviene da quanto Bergoglio ha iniziato la sua missione di rappresentante di Cristo sulla terra e successore di Pietro.

Una giornata di “super-festa “, una giornata in cui risuonava tra le oltre 100 mila persone accorse sulla piana di sibari. Molte le testimonianze dei presenti: “ero cattolica ma ora divento testimone” oppure “non mi interessava la Chiesa, ma ora voglio respirare il suo clima”.

L’evento di ieri non è stato solo mediatico, bensì che ha sprigionato voglia di riprendere il cammino di fede. Un incontro storico, che noi di Lamezia Live vogliamo raccontarvi partendo dalla fonte degli interventi del Santo Padre, dal suo primo in quel di Castrovillari, alla visita ai detenuti della casa circondariale (dove ha riproposto il tema del reinserimento della persona condannata nella vita sociale)

Un vero e pieno reinserimento della persona non avviene come termine di un percorso solamente umano. In questo cammino entra anche l’incontro con Dio, la capacità di lasciarci guardare da Dio che ci ama, che è capace di comprenderci e di perdonare i nostri errori. Il Signore è un maestro di reinserimento: ci prende per mano e ci riporta nella comunità sociale. Il Signore sempre perdona, sempre accompagna, sempre comprende; a noi spetta lasciarci comprendere, lasciarci perdonare, lasciarci accompagnare.
Auguro a ciascuno di voi che questo tempo di detenzione non vada perduto, ma possa essere un tempo prezioso, durante il quale chiedere e ottenere da Dio questa grazia. Cosi facendo contribuirete a rendere migliori prima di tutto voi stessi, ma nello stesso tempo anche la comunità, perché, nel bene e nel male, le nostre azioni influiscono sugli altri e su tutta la famiglia umana.

Il cammino è proseguito, attraversando impressionanti barriere umane in festa (qualcuno che era salito persino su un albero di ulivo per vederlo… ricordate il racconto evangelico?). Papa Francesco è andato a toccare le coscienze e le responsabilità dei sacerdoti, quasi come per voler rispondere indirettamente a chi aveva voluto “pontificare” criticandolo, anche.

“Non c’è niente di più bello per un uomo” che “essere chiamato dal Signore Gesù”, così ha esdclamato guardando dritto negli occhi centinaia di sacerdoti di esserte fieri di appartenere a questa Chiesa che pur “semper reformanda est”.

La gioia di essere preti, la sorpresa sempre nuova di essere stato chiamato, anzi, di essere chiamato dal Signore Gesù. Una chiamata a seguirlo a portarLo agli altri la sua parola, il suo perdono. Quando noi preti stiamo davanti al tabernacolo, e ci fermiamo un momento lì, in silenzio – afferma il Papa – allora sentiamo lo sguardo di Gesù nuovamente su di noi, e questo sguardo ci rinnova, ci rianima….
Certo, riconosce, “a volte non è facile rimanere davanti al Signore. Non è facile perché, rileva, siamo presi da tante cose, da tante persone, ma a volte non è facile perché sentiamo un certo disagio, lo sguardo di Gesù ci inquieta un po’, ci mette anche in crisi. Ma questo – sottolinea – ci fa bene! Nel silenzio della preghiera Gesù ci fa vedere se stiamo lavorando come buoni operai, oppure forse siamo diventati un po’ degli impiegati; se siamo dei canali aperti, generosi attraverso cui scorre abbondante il suo amore, la sua grazia, o se invece mettiamo al centro noi stessi, e così al posto di essere canali diventiamo schermi che non aiutano l’incontro con il Signore, con la luce e la forza del Vangelo.

Il Papa condivide quindi con i sacerdoti “la bellezza della fraternità: dell’essere preti insieme, del seguire il Signore non da soli, non insieme, pur nella grande varietà dei doni e delle personalità. Anche questo non è facile – ammette – non è immediato e scontato. Prima di tutto – evidenzia – perché  anche noi preti siamo immersi nella cultura soggettivistica di oggi, questa cultura che esalta l’io fino a idolatrarlo. E poi – avverte – a causa di un certo individualismo pastorale che purtroppo è diffuso nelle nostre diocesi. Perciò – esorta il Papa – dobbiamo reagire a questo con la scelta della fraternità. Intenzionalmente parlo di scelta. Non può essere solo una cosa lasciata al caso, alle circostanze favorevoli.

Altri passi; altri gesti; altre tematiche. Ed allora quella sui giovani, da lui tanto amati e tanto amorevolmente spronati verso la via del bene.

Voi, cari giovani, non lasciatevi rubare la speranza. Adorando Gesù nei vostri cuori e rimanendo uniti a Lui saprete opporvi al male, alle ingiustizie, alla violenza con la forza del bene, del vero e del bello. Il Signore Gesù –  ha proseguito – non cessa di suscitare gesti di carità nel suo popolo in cammino. Incoraggio tutti a testimoniare la solidarietà concreta con i fratelli – ha proseguito Francesco – specialmente quelli che hanno più bisogno di giustizia, di speranza, di tenerezza. Grazie a Dio ci sono tanti segni di speranza nelle vostre famiglie, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti ecclesiali.

E, infine, il tema lancinante e allo stesso tempo pietoso della ndrangheta, affrontato dal Papa senza lanciare accuse, senza andare oltre le righe perché lui, il Papa, è un Padre mandato dall’unico Dio per dire in faccia le cose come stanno, anche gravi, come questo passaggio:

La ‘ndrangheta è adorazione del male, è disprezzo del bene comune. I mafiosi che non sono in comunione con Dio, sono scomunicati’

Finalmente non strombazzate lanciate in aria ma lezioni di vita e lezioni di santità, perché la Chiesa è santa, checché ne pensi qualcuno.

Questo, in sintesi, ciò che è successo ieri in Calabria.