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Paragonata a quella greca la crisi in Calabria

Il Mezzogiorno d’Italia e la Calabria rischiano un vero fallimento generale . La riflessione di Salvatore Lucà ( Centro Studi Pitagora – Confartigianato Imprese,Crotone)
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Riceviamo e pubblichiamo

Da un approfondimento dei tantissimi dati disponibili su occupazione e povertà della nostra popolazione, la prima cifra che dovrebbe far riflettere profondamente un po’ tutti è un dato che tantissimi stanno sottovalutando più del necessario: sempre per effetto della crisi del 2008 la povertà assoluta in Italia negli ultimi anni è più che raddoppiata, sia nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord. Se dal 2005 al 2008 i poveri assoluti in  Italia non raggiungevano i due milioni di persone, nel biennio 2013-2014 si sono superati i 4 milioni. In particolare la povertà assoluta sul totale  è passata dal 2008 al 2013 dal 2,7% al 5,6% nel Centro-Nord, e dal 5,2% al 10,6% al Sud.

In Sicilia sono quindi a rischio povertà oltre 4 persone su 10. Nelle altre regioni del Mezzogiorno, sono a rischio oltre il 30% dei cittadini lucani, molisani e calabresi; anche il 37% dei campani si trova in questa condizione. E’ evidentissimo che Il rischio  povertà è molto più alto al Sud soprattutto per le famiglie con minori, e per quelle giovani, con o senza figli. Più esposte anche le famiglie con un solo  reddito. Addirittura, non basta più avere un lavoro per uscire dal rischio povertà. Nel Centro-Nord oltre il 50% delle persone guadagna dall’80 al 100% del reddito medio regionale; al Sud questo vale solo per una persona su cinque. Al contrario, il 61,7% delle persone guadagna al massimo il 40% del reddito medio, con punte del 66% in Campania, del 70% in Molise, e addirittura del 72% in Sicilia. La situazione devastante Greca tanta declamata anche dai nostri rappresentanti istituzionali non crea, nonostante tutto,  le stesse preoccupazioni e fibrillazioni per quella parte del Paese   (MEZZOGIORNO) che ormai è prostrata e impossibilitata ad agganciare la ripresa. Una considerazione che preoccupa tutti gli addetti ai lavori, dal mondo associativo a quello sindacale e non solo, è quella che non si può fare politica o rappresentare una fetta consistente della popolazione facendo finta di niente oppure non parlare perché probabilmente le oligarchie romane potrebbero mettere in forse candidature future e/o incarichi ben retribuiti. Era stato preannunciato  un piano per il Mezzogiorno, ma ad oggi non si rileva nulla di concreto, anzi il silenzio la fa da padrone. Le PMI e il mondo dell’artigianato che dovevano rappresentare gli strumenti concreti per il decollo del Mezzogiorno sono abbandonate a se stesse, i giovani meridionali ormai sono tutti orientati ad abbandonare i nostri territori e ad andare ad ingrossare quella enorme platea di intelligenze che stanno contribuendo in modo concreto e positivo al decollo di tante altre economie europee e non solo. Forse la nostra classe politica, pur mettendo a rischio qualche  candidatura o futile carriera politica, dovrebbe affrontare queste problematiche in modo più determinato e competente, non mancano, certo,  al sud le risorse naturali e le produzioni di grande qualità per uscire da questo tunnel maledetto. Confartigianato Imprese e il nostro Centro Studi sono disponibilissimi a collaborare e fornire ogni notizia,  dati e partecipare ad ogni iniziativa  che potranno essere utile ad un vero cambio di passo, certamente non saremo disponibili alle solite iniziative di facciata che non hanno portato e che sicuramente non produrranno nulla di buono.