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“Il patriarca racconta: incontro con il poeta Francesco Tropea”

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“Il patriarca racconta: incontro con il poeta Francesco Tropea”

Si è svolto domenica sera, nella splendida cornice del Parco Gancìa di Lamezia Terme, con l’accoglienza della presidentessa dell’Associazione Via degli Ulivi, Franca Adriana Isgrò, l’evento “Il patriarca racconta: incontro con il poeta Francesco Tropea”, moderato da Roberto Martello e con l’introduzione del professore Filippo D’Andrea. Un viaggio indietro nel tempo, ricordando, attraverso le rime e gli scritti in vernacolo e in italiano del Tropea, vari aspetti di una società passata ma presente ancora nelle generazioni attuali, le quali rispecchiano, sia pure con i dovuti distinguo, tutto il palinsesto e il sostrato linguistico, storico e culturale di chi ci ha preceduti nel dialetto ancora parlato. Ed è stato rincuorante vedere la nutrita partecipazione di molti giovani.

L’incontro si è aperto con la declamazione in dialetto dei versi de “Il vecchio e il bambino” di Guccini da parte di Roberto Martello, recitazione avvenuta davanti ad un braciere attorno al quale si sono raccolti gli ospiti a voler ridar vita a quel momento rituale dei racconti davanti al fuoco. Subito dopo, con il sottofondo originale della canzone ricordata, il pubblico ha accolto il Tropea che, accompagnato per mano da Francesco Cristiano, ha preso il posto centrale cedutogli dal moderatore.

Bellissima l’introduzione del professor D’Andrea, il quale ha ricordato, attraverso la sua opera “La terra dentro. I poeti dialettali del lametino” i tanti figli della Piana che dal ‘300 hanno cantato la nostra terra, e tra questi lo stesso Tropea, definito “Patrimonio etnico vivente”.

La lettura dei componimenti del Nostro, alcune intrise di una forte spiritualità, altre ironiche e divertenti, altre impregnate della riflessione sul tempo che passa inesorabile cambiando ogni cosa, ha avuto quale filo conduttore la consapevolezza dell’importanza di mantenere il dialetto, come veicolo utilizzando il quale far rivivere assieme a noi tutte le generazioni che ci hanno preceduto, e di tutto un sistema valoriale fatto di senso di onore e rispetto alla parola data (che, con il suggello della stretta di mano, valeva più di cento contratti scritti), di senso di comunità di qualche decennio fa, quando la gente poteva fare solido affidamento sui vicini essendo ogni individuo, come le case del centro storico, una parete portante di chi viveva a fianco.

Tra una rima e l’altra, anche la riscoperta di alcune parole ormai poco usate e di alcune tecniche di coltivazione tipiche della nostra società contadina.

Durante la serata, gli ospiti si sono trasformati in parte attiva dell’evento, stringendosi attorno alla “vrashera” e offrendo i loro contributi, divenendo così parte integrante di una sorta di rito, un viaggio che abbraccia più generazioni e che, con l’intervento del dott. Giovanni Mazzei, il quale ha declamato la sua poesia “‘A ‘mmenz’a via”, ha reso ancor più viva una sorta di passaggio di consegna all’attuale  gioventù, decisa a continuare il proprio cammino nel solco tracciato dagli avi.

La serata si è conclusa con il riconoscimento di un premio, gentilmente concesso dall’artista Fernando Cimorelli (del quale si invita ad ammirare alcuni lavori nel suo Slove Street Food): un’opera pittorica realizzata su materiale di recupero e che ha come tema “Rosa”, il personaggio di una delle più belle poesie di F. Costabile.