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Per Gianturco (UGL TLC) è necessario rilanciare il settore dei call center

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Oltre cinquemila i partecipanti ieri a Roma per chiedere il rilancio del settore dei call cente che impiega circa 80 mila addetti.

Le richieste dell’ UGL Telecomunicazioni, contenute in una nota stampa, vertono a fermare le delocalizzazioni e le gare al massimo ribasso poichè, secondo il sindacato “creano un continuo passaggio di commesse da un’azienda verso un’altra, aumentando i rischi del singolo lavoratore. Infatti, proprio per queste folli logiche di mercato, nei prossimi mesi, saranno 10 mila i posti di lavoro a rischio”

Le delocalizzazioni, da noi sempre osteggiate, per le aziende rappresentano al meglio quelle squallide logiche puramente speculative e finanziarie, che perciò si spingono oltre confine in cerca di condizioni migliori, spesso in quei Paesi dove sono scarsi i salari e le tutele dei lavoratori” afferma Mimmo Gianturco rappresentante dell’Ugl Telecomunicazioni il quale prosegue osteggiando le gare al massimo ribasso ree di rendere la vita difficile ai lavoratori, poiché ” i grandi committenti, sia pubblici sia privati, stabiliscono prezzi di mercato il più delle volte non sufficienti a coprire neanche il costo del lavoro dei call center in outsourcing, non rispettando in questo modo neppure le norme che regolano i minimi contrattuali dei contratti collettivi di lavoro. Così facendo, per stare nei prezzi, le aziende sono “costrette” a non tener più conto della qualità del servizio erogato, delle caratteristiche ambientali, né tantomeno della sicurezza sul posto di lavoro”

La manifestazione di ieri a Roma ha voluto  attrarre l’attenzione del Governo sulla critica situazione dei call center outsourcing. Lo scopo lo sottolinea Gianturco a conclusione della sua dichiarazione “vanno individuate delle norme indispensabili, come una rivisitazione degli incentivi di legge per le nuove aziende al fine di evitare dumping commerciale e prevedere finalmente, nel caso di una perdita di un appalto da parte di un’azienda, la possibilità che i lavoratori continuino a seguire quella commessa mantenendo il posto di lavoro e quindi anche il salario per mantenere le loro famiglie”