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Per l’iniziativa di Lamezia Live, per la serie “La Città che vorremmo”: la riflessione di Gianfranco Turino, Presidente di Calabria Sociale

L’elettore ha un arma che nessuno può controllare, quella di una semplice matita da usare nel segreto dell’urna per capovolgere una situazione sempre più balorda, sempre più inaccettabile. ’elettore ha un arma che nessuno può controllare, quella di una semplice matita da usare nel segreto dell’urna per capovolgere una situazione sempre più balorda, sempre più inaccettabile.
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Per l’iniziativa di Lamezia Live, per la serie “La Città che vorremmo”: la riflessione di Gianfranco Turino, Presidente di Calabria Sociale

In tutti questi anni , abbiamo sopportato il peso di una politica imbelle e incompetente che ci ha stremato, mentalmente, psicologicamente ed economicamente, costretti ad assistere al vuoto totale, che giorno dopo giorno portava al degrado, la dove il nulla e il niente erano il dominio comune dello scandire di ore prive di senso.

Oggi il vaso s’è completamente riempito, sono traboccati gli umori della rabbia verso questa congrega di partiti priva d’ogni sentimento verso la collettività.

Come Associazione, pur non prendendo posizione per alcun candidato e scelta di schieramento, non possiamo esimerci dal confermare quello che abbiamo più volte denunziato per la serie costante di inadempienze e per l’apatico sonno dei gestori del potere che, con noiosa insofferenza, hanno accantonato le nostre grida e le proteste del collettivo; logicamente, in questa situazione specifica, i nostri associati sono liberi di scegliere su chi indirizzare le loro preferenze.

Tutti noi sentiamo, in modo prepotente la voglia di vedere,finalmente, la nostra città rilanciata e rivalutata nello scenario del progresso e del possibile benessere, lanciata alla ricerca di un sociale interamente Lametino che ci consenta di esprimere la nostra storia e plasmarla al nostro futuro. Non possiamo e non vogliamo essere ancora schiavi del passato, che va portato dentro, solo come ammonimento a non commettere gli stessi errori, estrapolando comunque il meglio di una maestosità antica per applicarla al sorgere del giorno che nasce.

Lamezia Terme è la città che si estende dalle pendici del cielo fino al mare legando tre parti geografiche in un solo abraccio territoriale (Nicastro, Sambiase e Santa Eufemia) deve poter riconquistare il suo posto nella scala del domani, per essere il faro delle prossime generazioni, in considerazione di uno spaccato geografico che ha, nel suo territorio un centro curativo d’acque termali, una ferrovia a scorrimento nazionale e un aeroporto a caratura internazionale, metri di gestione capaci di disegnare un diverso mondo al futuro.

Non possiamo dimenticare che  a ridurre la città e il suo hinterland in uno scenario da calvario e da lazzaretto, non è stato il correre del tempo, ma la mentalità dell’essere eternamente assetato di potere, dimenticando le vere origini e le necessità della gente comune.

Una Lamezia che, in questi anni, ha perso per strada il suo splendore, dove la speranza di un giorno diverso è cancellata dallo stridore di grida e dalle tenebre del vuoto totale, con la paura di avere tra le dita, un nulla, in una città la cui forza poteva e doveva essere non solo attraverso le aree industriali, quelle stesse miseramente fallite, ma in tutto ciò che poteva nascere creando le alternative nel contesto di idee credibili e costruibili.

Esiste ancora la possibilità di conglobare le potenzialità in una sorta di economia nuova partente dalle terme per finire sulle spiagge e sulle colline tra gli alberi frondosi in cui s’insinua il sussurro del vento a raccontare antiche ballate di civiltà, per farlo bisogna impedire, alla storia di oggi,il costante ripetersi delle fughe delle braccia e dei cervelli. Una statistica negativa la dove le cifre sono solo al passivo.

La politica non ha fatto niente, ha deluso, proseguendo una corsa a ritroso, tutte le eclatanti promesse gridate sulle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione, sono state miseramente disattese, cancellate, perse nel silenzio dell’oblio. Adesso si presenta una nuova tornata elettorale per il rinnovo del consiglio comunale e la scelta del sindaco da far subentrare, è il momento di gridare lo sdegno per come è stato il passato.

Vogliamo vedere, alla guida della città, persone che siamo se stesse e non legate ai carri dei colori, ma in modo particolare che siano capaci di dimostrare con i fatti, e non con le chiacchere, il valore dei loro propositi.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sostenevano che l’elettore ha un arma che nessuno può controllare, quella di una semplice matita da usare nel segreto dell’urna per capovolgere una situazione sempre più balorda, sempre più inaccettabile.

Gianfranco Turino

Presidente di Calabria Sociale