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Poesia a gocce per rifare il mondo

Per la prima volta tradotta in Italia una raccolta evocativa e delicata della scrittrice cilena Jeannette Núñez Catalán
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illustrazione di Christine Ellger

I poeti sono vivi eccome, sono come messaggeri di quel mondo di cui necessita il sogno dell’uomo che vaga in questa notte postmoderna

Il luogo privilegiato della poesia è un luogo dell’essere, o a volte un cenno di smarrimento dietro le parole cela una costante ricerca di infinito. È anche questo il luogo privilegiato della poesia. La poesia, dunque, nient’altro che questo dare suono tremulo alle cose. E la parola poetica è anche una deriva, quando il poeta è nel tempo e in nessun luogo. È in fondo il viaggio, appunto, il viaggio che va verso i luoghi dello scrittore, o forse meglio un vagare, forse nel sogno, forse oltre.
“Sogno e poi sono. Poesie dai confini del mondo” della poetessa cilena Jeannette Núñez Catalán, edizioni Commisso, è questo desiderio di andare oltre, verso i luoghi della poesia, anche senza fardello, per che può essere considerato il reale indossato, oltre, senza abiti né scuole creative e di pensiero, Senza bagaglio: “Dove vado, viaggio senza/valigie, non porto bagaglio./Le idee non pesano./Sogno, poi sono”. Perché poi questo sogno cammina per altri sentieri che non sono quelli tracciati e i sognatori volano, non lasciano impronte di sopra, in superficie: “Semino, coltivo sogni./Raccolgo costantemente./Ormai non consumo scarpe”.
Il poeta vive nel mistero e non nella descrizione davanti ai suoi occhi, conosce il mondo per mistero, ed è un modo tutto particolare di pronunciarlo il mondo, con gli occhi e con la penna dell’ermetismo, un modo tutto nuovo di rinascere. Núñez Catalán sa di vagare tra i sogni, è un’arte poetica con cui la poetessa ha intimità questo stare dentro e fuori il limite della comprensibilità, questo suo modo di restituire al mondo fattezze nuove, Rinascendo: “Dagli occhi uscivano farfalle./Percorse i confini”.
La poesia deve fare i conti con questi attraversamenti, deve passare da una camera dimensionale all’altra, e in fondo il suo mondo – che è fatto di sentieri di parole e di sussulti dell’anima – ha bisogno di una forma espressiva che trovi il coraggio di parlare, anche per sussurri, anche per frammenti. Da qui l’esigenza della poetessa cilena di pronunciarsi con estrema brevità, con versi stillati come momenti fugaci: “Il tempo è dentro a un/contagocce”.
Perché poi la poesia sta scomparendo all’orizzonte, la letteratura abbandonerebbe il mondo in un brevissimo lasso di tempo, ma i poeti sono vivi eccome, sono come messaggeri di quel mondo di cui necessita il sogno dell’uomo che vaga in questa notte postmoderna e che non attende altro di essere redento dalla parola che sfiora lo spirito, come quando “Le nuvole sfiorano i marciapiedi”.
Jeannette Núñez Catalán pare voglia dire che per ognuno dei suoi versi c’è un messaggio per questi uomini, il messaggio della bottiglia tra le acque, l’incontro che ti cambia, che nel suo caso è avvenuto con “L’uomo piccolo dagli occhi di laguna” che le baciò le mani e la iniziò alla scrittura, che le permise di creare con un nuovo sguardo sulle cose, di far fiorire tutto intorno: “Dagli occhi scappavano/farfalle./Divorarono primavere”.
E così da quel momento si nutrì del mondo per farne poesia.

Sogno e poi sono

Jeannette Núñez Catalán
Sogno e poi sono. Poesie dai confini del mondo
Commisso Editore (collana Fascinoso verbum)
trad. Marcela Filippi Plaza
2014, 96 pp.