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Politica e dintorni : Lamezia Terme al centro dell’attenzione.

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Si avvia ad andare in archivio anche il mese di agosto, caratterizzato più che altro dal caldo torrido e dalla assenza della politica sia in campo regionale e locale che in quello nazionale e, se vogliamo allargare ancor di più il raggio della nostra osservazione, anche mondiale.

Una politica che “sta cambiando pelle”, nel senso che stanno scomparendo sempre più le varie identità partitiche per fare invece spazio o agli interessi di parte o alla logica di consolidamento di maggioranze che solo fino a qualche mese fa sembravano assurde, ibride, contraddittorie.

Dagli inizi del prossimo mese si dovrebbero risvegliare i temi più cari alla politica, ma soprattutto i meccanismi attraverso i quali poter  “ ridisegnare” il volto delle appartenenze : che praticamente non esistono più.

C’è però un elemento in comune che predomina su altri ed è – soprattutto su dimensione nazionale- la caratterizzazione della prossima campagna elettorale, per la quale non c’è un leader o un programma ben definito e consolidato, vagando ancora su ipotetiche maggioranze che – nella concretezza evidente – non esistono più.

Ha scritto Aldo Cazzullo nell’editoriale del “ Corriere della Sera” dello scorso venerdì:

Il 2018 sarà un tornante della storia”;

e poi – addentrandosi nella valutazione sui possibili sistemi elettorali con i quali “ giocarci” la storia, chiarisce: “Ma il fondatore del centrodestra italiano, Silvio Berlusconi, il maggioritario non lo vuole. Forse perché Berlusconi preferisce governare con Renzi anziché con Salvini, con un riformista di centro anziché un lepenista”.

L’editoriale di Cazzullo, nel mentre cerca di capire di quale pasta sia fatta la politica italiana nel futuro immediato, ha avuto il merito – indirettamente – di ragionare anche su dimensioni regionali e comunali, nel cui interno sembra di intravedere “ombre sospette” di future maggioranze che farebbero accapponare la pelle soprattutto a quanti – nel mondo giornalistico – hanno dovuto raccontare  di alleanze politico – amministrative tradizionali e profondamente “identitarie”.

Era allora molto azzardato far riferimento ad alleanze spurie e fuori dai binari classici delle maggioranze esistenti; almeno che non si sia trattato di alleanze di “salute pubblica”, nate per allontanare disegni discriminanti e disastrosi.

Oggi non ha più alcun effetto ragionare su “nuove maggioranze” con l’esigenza di rispettare il perseguimento del “bene pubblico”. Senza allargare i confini del nostro ragionamento, possiamo benissimo chiamare in causa la politica lametina : sapete se esiste ancora un centrodestra o un centrosinistra quando tra i banchi del nominale centrodestra, o anche del centrosinistra, siedono esponenti eletti per l’uno o l’altro schieramento politico? Questa valutazione non dovrebbe “scandalizzare” nessuno, solo se alla sua base ci sia la ferrea volontà comune di preferire il “bene comune” e lo sviluppo del territorio, così come fece, in campagna elettorale, l’attuale Sindaco  quando , riflettendo sul programma politico – amministrativo, sostenne la possibilità eventuale di gradire la collaborazione anche da forze politiche opposte purché non si interrompesse una edificante esperienza amministrativa per fare uscire Lamezia dall’imbuto dei ritardi e delle possibili crisi distruttive, sia a livello politico che amministrativo.

Non è forse quanto stiamo preparandoci consapevolmente a constatare?

L’interrogativo , allora, apre il campo ad interessanti sviluppi e ad invocare un percorso coraggioso ed innovativo per poter cambiare in positivo la storia di Lamezia, proprio alla soglia dei suoi primi 50 anni di vita.