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Poveri, pregati e fregati

Iniziamo una serie di servizi che ci potranno aiutare a stare alla larga per non ricadere nella categoria dei poveri, pregati e fregati
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Pregati ma fregati, la storia vecchia quanto il Mondo della sanità calabrese. Storie di medici volenterosi ma altri furbetti, storie di pazienti le cui necessità migrano al nord o di altri che saltano la coda. La storia della sanità calabrese è così vecchia che a parlarne ancora ci si annoia. Allora vorremmo ragionarci col tempo, magari se qualche redazione ci darà opportunità, affrontandola per ordine e grado. Oggi allora iniziamo, per dare uno spunto iniziale, da dove se non dal principale ospedale di cui è dotata la nostra amata Regione. Il Pugliese Ciaccio. E nella fattispecie il suo pronto soccorso. Uno dei maggiori cancelli di entrata nel sistema salute regionale per un cittadino che vuole cure, più o meno urgenti, e vuole salute. Si perché non vi sono guardie mediche che tengano, medici di famiglia o case della salute (che rimangono un sogno), di fronte alle innumerevoli richieste che affollano ogni giorno un pronto soccorso di un ospedale come quello del capoluogo di Regione. Ma il punto non è il campo di battaglia, in cui si combatte questa guerra da decenni, fatta di blocchi e investimenti sbagliati, ma forse il punto sono i soldati, che ogni giorno sul quel campo combattano per fare fronte alla necessità di salute del cittadino. Soldati che in alcuni casi fanno il loro dovere (fregati) e in altri casi invece un po’ meno (pregati). Soldati che per anni reggono un servizio così delicato e che a fine anno si ritrovano invece per strada, poiché l’amico dell’amico, in questo ambiente, interviene sempre, e dopo anni di servizio e commissariamenti regionali, questi soldati vivono la loro continua precarietà.

Servizi che nascono per fare fronte alle richieste continue di pazienti le cui caratteristiche sono tipiche di un servizio da guardia medica, al punto di attivarne addirittura uno all’interno del pronto soccorso, con ambulatori appositi (così detti bianchi), mettendo poi medici che non si sa da dove vengano pescati, a sbafo di ogni graduatoria di emergenza o regionale, e con quale intesa o contratto? Quale avviso? Quale concorso? Prestati magari da altre aziende sanitarie, e figli degli amici di cui prima, che non partecipano ad avvisi, come invece è giusto che sia. Mentre la Regione paga e sborsa già milioni di euro per un servizio di guardia medica nei propri Comuni. I paradossi del sistema salute calabrese arrivano a tanto, ma anche oltre. Pazienti che necessitano di cure, medici che dopo anni di servizio rimangono a casa e altri che senza un avviso o un contratto chiaro, sopperiscono a cure che lo Stato dovrebbe garantire con le guardie mediche, i medici di famiglia o con le case della salute; frutto di intese politiche con protocolli tra aziende per ringraziare il voto? Parliamone. Parliamo di protocolli di intesa che senza avvisi specifici per l’area emergenza, favoriscono medici o che ne rinnovano i loro contratti, pur subentrano accordi aziendali nuovi che prevederebbero un nuovo avviso, e non che tali posti siano occupati da elenchi non idonei, fatti da personale medico non specializzato.

Allora parliamone, con una serie di puntate, qui, su questa testata online, che parta proprio da un’analisi del pronto soccorso del capoluogo di Regione, passando per i suoi reparti e per finire poi alle altre realtà della nostra Regione. Povera di salute, pregata dal cittadino e fregata dai soliti interessi.

Manuela Costanzo