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Praticare la città: Lamezia e le sue fontane viste da Massimo Bignardi

Il libro di un importante docente dell'Università di Siena per raccontare anche il rilancio delle trenta fontane artistiche di Lamezia
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Il libro analizza e rilancia il progetto delle trenta fontane monumentali a Lamezia, prima opera d’arte monumentale in Calabria.

Nella sede del Seminario Vescovile di Lamezia Terme, alla presenza del sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, dell’architetto Antonio Riversi e dell’artista Antonio Pugliese, è stato presentato il libro “Praticare la città – Arte ambientale, prospettive della ricerca e metodologie d’intervento” di Massimo Bignardi, docente di Storia dell’arte contemporanea e di Arte ambientale ed architettura del paesaggio, presso l’Università di Siena. Avrebbe dovuto essere presente anche la senatrice Doris Lo Moro, impossibilitata a partecipare per impegni inderogabili.

Il libro analizza e rilancia il progetto delle trenta fontane monumentali a Lamezia, prima opera d’arte monumentale in Calabria. Un progetto che nacque nel 1999 dietro la spinta dell’amministrazione comunale, allora guidata dalla stessa Doris Lo Moro.
L’installazione di trenta opere d’arte su tutto il territorio, trenta fontanelle – monumenti funzionali – dislocate per i vari centri storici, mirava a creare un percorso museale con l’intento di dare alla cittadinanza dei nuovi punti d’incontro, per rinsaldare il legame tra città e popolazione. Trenta erano le fontane, tante quante allora erano gli anni di Lamezia Terme. Le opere vennero realizzate da artisti internazionali affiancati da artigiani del luogo, per sottolineare maggiormente il senso di appartenenza alla propria terra.

Durante la serata è stato proiettato un video con le immagini delle trenta fontane in questione e del loro stato attuale. Molte delle opere attualmente si trovano in uno stato di abbandono, danneggiate e vandalizzate – tutto ciò fra l’indifferenza della popolazione – palesando così una mancanza di senso civico, che è proprio quello che il video tenta di denunciare.
Un comunicato inviato dalla senatrice Lo Moro spiega come il progetto delle fontane sia nato da un’idea di coinvolgere e rivalutare il complesso urbano, e di consolidare il senso di cittadinanza mediante la creazione di luoghi e opere pubbliche.
«Solo con il recupero dei luoghi pubblici si potranno sensibilizzare i cittadini alla conoscenza e alla bellezza dei propri spazi».
Sulla stessa linea di pensiero Gianni Speranza: «C’è bisogno di senso civico. Combattere la volgarità e la violenza di alcuni tipi di persone», facendo riferimento anche alla situazione della fontana sita in Piazza Mercato Vecchio che, dopo un recente restauro, è ancora e di nuovo scambiata per gigantesca pattumiera.
L’identità di una città si concretizza attraverso la valorizzazione dei propri spazi pubblici: parchi, teatri, monumenti. Partendo dagli spazi pubblici la città diventa democratica e intelligente. In tutto ciò la fontana ricopre un ruolo fondamentale, in quanto da sempre luogo d’incontro.
Il rilancio di Lamezia avviene anche attraverso queste iniziative. La comunità ritrova nell’arte la sua identità: impara a stare insieme aldilà dei vecchi frazionamenti. La fontana in quanto monumento dinamico crea un campo energetico tra l’opera e i suoi fruitori. La scelta di realizzare delle fontane è dovuta al valore primigenio che questa ha per il popolo, alla naturale e primordiale sinergia tra questa e l’uomo.
«Nel libro tento di raccontare la pratica della città. Praticare la città vuol dire avere l’identità precisa di una città come sostanza, figura, emblema di un raccontare la città ai nostri giorni».

Così Massimo Bignardi rinnova l’attenzione sulla questione delle trenta fontane lametine a quasi quindici anni dalla loro realizzazione, dando nuova linfa al dibattito su un progetto tanto importante quanto controverso. Il tentativo operato a Lamezia è stato quello di pensare che tre comuni diversi tra loro avessero poi la possibilità di incontrarsi su un’unica dimensione urbana. Le fontane di Lamezia segnavano un punto determinante per la coesione fra un desiderio della politica e un’aspettativa della popolazione.
D’altronde già l’autore greco Pausania, come ricordato durante l’incontro, dichiarava l’impossibilità di definire città «un posto senza un municipio, senza un ginnasio, senza un teatro o una piazza del mercato, senza neanche una fontana pubblica in cui scorra l’acqua».

massimo bignardi