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Il prezzo della libertà

Una serata per ricordare il giornalista Alessandro Bozzo a un anno dalla scomparsa
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Alessandro non poteva sopportare che si buttasse acqua su quel fuoco sacro che brucia dentro il giornalista.

Marianna Bozzo

Quando la condizione dell’individuo diventa il resoconto drammatico di un’impotenza concreta, quando l’importanza di ripensare la libertà, una libertà autentica, è dettata dal coraggio della coerenza fino alla fine, con sulla propria pelle le conseguenze dell’amore, il fuoco sacro della passione.
Quando una grande lezione di questa libertà è stata data nella bellezza composta d’altri tempi di Palazzo Nicotera a Lamezia Terme, a cielo aperto per coerenza al messaggio, nel nome di un giornalista e del caro prezzo che ha pagato, morto un anno fa per mano propria, ma in un rogo appiccato da altri, per una cicuta preparata nei minuscoli spazi manipolati dei giornali, per un recinto del potere a chiusura stagno.
Qual è il prezzo da pagare per la libertà di informazione? Una risposta solo appena sussurrata ma irruente nella serata in ricordo di Alessandro Bozzo, per presentare il libro “Sacro fuoco – Storie di libertà di stampa”, un volume curato da don Tommaso Scicchitano, sacerdote dedito all’attività di sensibilizzazione sul tema, presente quella sera con uno degli autori il cui scritto è stato inserito tra gli altri nel testo, Alfredo Sprovieri, e con la sorella del giornalista scomparso, Marianna Bozzo.
Edito da Pellegrini, Sacro Fuoco è una raccolta di ricordi, lasciati da alcuni tra colleghi e amici di Bozzo, testimonianze che concorrono a tracciare il profilo di un cronista d’assalto rimasto schiacciato da un sistema violento di produzione dell’informazione che rende impossibile ogni libertà di espressione. E la vicenda del suicidio sta seguendo il suo percorso giudiziario, non è chiusa ancora sotto la comoda postilla di un personale male di vivere.
L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione culturale InOper@ insieme al Sistema Bibliotecario Lametino, con la collaborazione del coordinamento provinciale di Libera Cosenza, mentre la collaborazione con Quadrature Formedarte ha reso possibile la visione di alcuni lavori dell’artista Massimiliano Lo Russo, una rassegna di opere dal titolo programmatico “Gli imbavagliati”. Così, circondati dai volti dipinti e messi a tacere nei colori e nella forma della pop art d’impegno, Salvatore D’Elia, membro dell’associazione organizzatrice, ha introdotto la serata con un nobile proposito: “Non siamo qui per celebrare un santino, ma per celebrare la libertà di stampa”.


È un passo decisivo. In una società paradossalmente satura di libertà individuale, non vi è libertà, il coronamento del trionfo di un individualismo assoluto porta l’uomo a non vivere di fondo la propria vita. Così come sottolineato dalla blogger Ippolita Luzzo, a cui si deve l’idea di partenza: “Fare giornalismo in una terra come la Calabria sembra impossibile, ma per i diversi conta sapere che esistono e che da diversi si riconosceranno”.
La passione che rende unici e soli, ma tutt’insieme tra unici e soli, è il filo conduttore di Sacro fuoco, fin dal titolo “che definisce quanto la passione di Alessandro lo abbia spinto a lavorare al di là di tutto”, ha dichiarato Don Tommaso, dopo aver confidato l’idea di fondo del libro: “Mi sono reso conto che c’erano troppe voci intorno alla figura di Alessandro che desideravano dire qualcosa”.
Intanto la voce di Salvatore Perri, cantante dal vezzo angelico di Antony Hegarty, ha intonato Hallelujah accompagnato dall’ensemble acustico The Seahorses, e ha poi celebrato la libertà definendone i tratti in “un corpo da dare alla propria creatività e immaginazione”.
Particolarmente sentito il ricordo di Marianna Bozzo, che ha voluto comunicare ai presenti la confusione che segue il tempo della sciagura, perché “quando succedono queste cose è difficile interpretare e capire, ma l’iniziativa di don Tommaso – ha poi confidato – ci ha riconsegnato un percorso positivo”.
Di Alessandro ha raccontato anche lei la passione, forte, compulsiva, il fatto che “non poteva sopportare che si buttasse acqua su quel fuoco sacro che brucia dentro il giornalista”.
Stesso fuoco che divampa in Alfredo Sprovieri, direttore di Mmasciata.it, collega per anni di Bozzo nella redazione di Calabria Ora, il quale ha ammesso la consapevole sconfitta di chi è disposto a combattere per la libertà di stampa, “un insieme di partite perse” è stata la sua secca definizione. Ma aggiunge che “lottare individualmente non ha più senso”, che l’importante è scomparire dietro la firma, “che questa diventi dei lettori” dichiara commosso, nel ricordo della più grande lezione di giornalismo che potesse condividere: “Sappiate riconoscere il duro lavoro, la vita che c’è dietro un articolo”.
Presumibilmente maestro Bozzo.