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“Prima di Domani”

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Samantha si sveglia e crede di avere davanti a sé una giornata speciale, perché è il “giorno dei cupidi” nel suo liceo e perché lei e Rob, il suo ragazzo, hanno in programma una serata importante. La giornata è in verità molto più speciale di quel che crede e si ripeterà uguale a se stessa, come per una sorta di scherzo del destino, finché Sam non capirà come viverla appieno, nel modo giusto: come se fosse l’ultima.

Ry Russo-Young è una regista emblematica nel suo genere, perché appartiene a quella schiera di giovani registi indipendenti il cui approdo principale per i primi film è il Sundance Film Festival e le cui tematiche ruotano ripetitivamente (ma -dice il film- non è un difetto, è un’opportunità) attorno all’idea del diventare se stessi, inteso come processo permanente, come ricerca.

In Prima di domani quest’idea è centrale ed esplicita, sta scritta a caratteri ben leggibili sulla parete di un muro, dentro una stanza vietata, non a caso, agli estranei. E la protagonista del film è una ragazza che non ha mai fatto molto caso agli altri, a quelli estranei al suo gruppo di teenager belle e popolari (ed etnicamente corrette), prima che la sorte la obblighi con la forza a farlo.

Non si può non pensare a Ricomincio da capo, ma è chiaro che tra il giorno della marmotta e il giorno dei cupidi passano decenni, non solo in senso cronologico. La parabola di Bill Murray, insopportabile Scrooge, e quella di Zoey Deutsch, ragazzina cui va tutto apparentemente troppo bene, si trovano all’opposto per genere, stile e risultato finale: abbastanza lontani, dunque, da evitare il confronto, cosa che per il film della Russo-Young è un bene: può trovare il suo spazio di originalità come teen movie.

È facile, infatti, interpretare l’addio della protagonista al mondo e ai suoi affetti come un addio ad un’età della vita, pre-maturità, quell’età, che non si può però protrarre per sempre, in cui non ci si è ancora trovati (o uscire allo scoperto è ancora socialmente troppo rischioso) e il gruppo di amici funge allora da barriera di protezione e da nascondiglio.

Tra dramma e commedia, la regista sceglie di propendere per il dramma sentimentale, lo stesso del romanzo per adolescenti di partenza, ibridandolo con reminescenze di Mean Girls e trasponendolo nella piovosa e boschiva landa canadese. È però un sentiero che cela parecchi rischi, e il film incappa suo malgrado in alcuni di essi. “Ti sei trasformata in Oprah Winfrey?” domanda una delle sue coetanee a Sam quando lei, in lotta contro il tempo, corregge in direzione impeccabile e benevola ogni momento della sua giornata: ed è così, è un po’ l’effetto che fa. Pur mantenendosi su un livello di apprezzabile sobrietà, e pur raggiungendoci emotivamente, per i temi che tocca, Prima di domani non possiede, infatti, una scrittura così fine da evitare le banalità e, rinunciando in partenza all’uso dell’ironia, nella riflessione sul poco tempo che ci è concesso e su come vada vissuta la vita, si colloca più vicino alle scritte sul diario scolastico che agli aforismi di Seneca

 

 

 

Recensione di Marianna Cappi