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Professione giornalistica : tempi veramente duri. Ed aumentano i free lance : come e perché.

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Quando, soltanto qualche mese addietro, sostenevo che stava diventando inarrestabile la vocazione ai cambiamenti nel settore dell’informazione, con pericolose ricadute nel mondo della professione giornalistica, molti tra colleghi ed amici si dimostrarono totalmente dissenzienti, attribuendo il tentativo di scoraggiare quanti si indirizzano verso questa professione.

Purtroppo oggi, leggendo alcuni commenti su specifici dati statistici, tale crisi si dimostra impietosa, anche se poi ci sono alcuni risvolti che fanno apparire meno drammatico lo stato attuale della professione giornalistica.

Ed allora, questi dati ci indicano che il posto fisso e sicuro è diventato una pura chimera e che , tra i giornalisti italiani, è cresciuto significativamente il lavoro “autonomo”, che va ad ingrossare la categoria di coloro che vengono indicati come “free lance, la maggior parte dei quali ( ben il 64%) non hanno percepito alcun reddito. Sono i dati allarmanti evidenziati dal Rapporto annuale sulla professione giornalistica.

Proprio in data molto recente, s’è verificato che 400 giornalisti di tutta Italia hanno inviato una lettera aperta al Premier Matteo Renzi per denunciare condizioni di sfruttamento e disparità di diritti.

Free-lance

Per chi non è tanto pratico di questo settore lavorativo, i giornalisti free lance sono coloro che esplicano il loro lavoro in modo assolutamente autonomo; cioè non direttamente dipendenti da alcuna impresa e da alcun Editore di una qualsiasi testata giornalistica.

Al contrario la cosiddetta “bolla” del lavoro autonomo ( o parasubordinato) continua intanto a gonfiarsi. Tanto che, almeno sul piano quantitativo, domina l’industria giornalistica, coprendo ora quasi due terzi dei giornalisti attivi.

Si amplia dunque la forbice tra lavoro dipendente e autonomo. A fine 2013 la percentuale degli “autonomi” sulla popolazione giornalistica attiva era salita ancora, passando dal 59,5% del 2012 al 62,6% della fine del 2013; mentre i subordinati scendevano dal 40,5% al 37,4%.

La crisi continua a colpire soprattutto nel segmento del lavoro dipendente : le aziende tagliano l’occupazione e comprimono i salari, ricorrendo massicciamente ai contratti di solidarietà, riducendo pesantemente gli elementi distinti della busta paga:  orari notturni, festivi, accordi integrativi, premi di produttività, trasferte.

Allo stesso tempio gli editori  alimentano il bacino del lavoro precario e sottopagato.

Insomma, come si suol dire, tempi veramente duri per una professione – quella giornalistica- che ha comunque sempre affascinato e che continua a farlo . Comunque e nonostante tutto.