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Putrino, le donne e la politica culturale della città di Lamezia

Proposta avanzata dalla candidata Pd a Tommaso Sonni
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Il contributo delle donne per la politica culturale della città avanzato da Marisa Putrino candidato per il PD al consiglio comunale di Lamezia.La sintesi della proposta che pubblichiamo è stata inviata in mod più ampia all’attenzione del candidato a sindaco Tommaso Sonni

Le donne e la Resistenza culturale.

Ho proposto a sintesi di questo contributo una traccia che con chiarezza e semplicità mettesse in evidenza una questione che riguarda il nostro contesto storico, sociale e istituzionale. Parlo di resistenza perché non mi dispiace la suggestione all’idea della lotta, a cui in particolare le donne sono state esemplari per la capacità di organizzarsi e operare in modo laborioso, al servizio della comunità, nel segno del progresso e della modernizzazione.

Ma ho scelto questa traccia declinando la presenza di noi donne in un impegno politico di “resistenza culturale” per un motivo semplice che per una città come Lamezia, ricca di storia e soprattutto di persone ricche di talento e ingegno per l’arte, per la scrittura, per la ricerca, per lo studio deve significare “apertura e cooperazione”.

La politica culturale del centrosinistra deve riuscire, in questa prospettiva, a valorizzare il territorio programmando un’attività che “resista” proprio nel senso letterale di “non cedere” alla spinta, sempre presente, di frantumare le risorse del capitolo “Cultura” per eventi, magari di grande impatto per un ritorno di immagine, ma non animati dalla preoccupazione di generare ricchezza per tutto il suo territorio. Vedete, Cultura significa in primo luogo “coltivare”, dunque promuovere azioni di “cura” verso la Città, e il suo contesto territoriale, storico, artistico e umano. Significa privilegiare le nuove generazioni coinvolgendole in programmi di crescita culturale, per aumentare il senso civico, il senso artistico, nel rispetto dei valori della solidarietà, della pluralità della sostenibilità.

E’ questa la Cultura che noi donne possiamo rianimare.

Il patrimonio culturale deve essere ri-pensato come “bene-comune”.

Ripensare dunque i beni ambientali e culturali come “bene-comuni” è l’essenza di un’opera che si chiama “resistenza”. Il nostro “bene-comune” il patrimonio storico culturale e ambientale […]

É evidente che non sia una questione femminile, ma come dimostrano anche i dati sugli acquisti dei biglietti per Teatro, Mostre e Musei, noi donne abbiamo un ruolo fondamentale e una sensibilità spiccata. Se aggiungiamo a questo dato la particolare predisposizione a tenere in vita il futuro, con attività di cura e passione, per custodire l’anima dei luoghi, emerge in tutta la sua evidenza quanto sia oggi a noi donne affidata l’opera culturale di resistenza.

Questa opera è stata carente e tornerà a “pulsare” nel cuore del programma di buon governo con Tommaso Sonni sindaco della Città!

Si chiama resistenza ogni tentativo di contenere la violenza distruttrice del tempo e dell’insipienza […] trasmettere alle generazioni future quell’insieme di conoscenze e di pratiche necessarie a custodire e fare vivere la nostra storia.

Considerato che la nostra è una città policentrica, sono convinta che la cultura è il cemento, l’unico davvero sostenibile, per collegare la realtà fisica ancora divisa tra i tre comuni.

Il patrimonio culturale svolge un ruolo intersettoriale poiché “muove” anche altre politiche pubbliche: la coesione sociale, l’ambiente, il turismo, l’istruzione, la ricerca e l’innovazione.

In quanto beni comuni, le risorse del patrimonio richiedono un quadro evoluto di “governance collettiva” che riconosce il ruolo di tutti gli attori, pubblici e privati, e i diritti dei gruppi di cittadini interessati a partecipare attivamente alla tutela, gestione e sviluppo del patrimonio comune.

In futuro, il Comune può riuscire a fare quel poco ma buono che è riuscito a fare l’amministrazione speranza, con qualche rassegna cinematografica e il teatro in vernacolo. Oppure programmare i fondi europei e rilanciare il valore economico, culturale e sociale del patrimonio […]

La digitalizzazione e le tecnologie sono il motore con cui potremo mettere in rete, e trasmettere la conoscenza dell’immenso patrimonio culturale

… resistiamo dunque all’idea che Cultura sia una mera opera di elargizione contributi alle associazioni. Loro, le associazioni devono poter essere parte che coopera senza monopolio alla gestione del patrimonio, nel rispetto dei principi delle pari opportunità. Solo così potremo affrontare una gestione di opportunità e non di costi.

Perché anche l’idea si debba privatizzare la gestione del “bene-comune” è un’idea contro la quale “resistere”. Questo il senso di quella che ho definito “resistenza culturale”.