Notizie, cronaca, sport, eventi della Città di Lamezia Terme

Cittadino Agricoltura

Quale identità lametina?

Una domanda secca per tante possibili risposte di speranza
,
765 0

Il mio ormai fidato ed inseparabile personaggio misterioso, “mister Rudolf”, mi ha finalmente convinto, questa volta, ad entrare nel tema sulla “identità lametina”, perché noi di Lamezia Live una passione in comune l’abbiamo e ve la vogliamo sinceramente trasmettere: parlare e scrivere con il cuore in mano; dire si al si e no al no per non essere assoggettati  ad un padrone di turno, come potrebbe essere il dispotico funzionario delle tasse che abbiamo di fronte; o il male che vuole uccidere il bene che abita in noi; o dire la verità, tutta la verità, a chi vorrebbe convincerci a negarla e a tramutarla nelle menzogne che uccidono, più di una spada che si va a conficcare in un corpo che – nonostante tutto – vuole aprirsi alla speranza.

Questo “mister Rudolf” chiede ad un giovane che visibilmente era in festa per la chiusura dell’anno scolastico: “cos’è per te l’identità lametina?”.

Già: cos’é!?
Chiedetelo a chi fomenta i campanilismi e vi mandano dritti dritti all’inferno senza possibilità alcuna di ritorno.
Chiedetelo ai ragazzi che sostano nella indefinita piazza Mercato Vecchio e vi rispondono: “Fattelo dire da mio padre o da mio zio”.
Chiedetelo alla persona anziana che si sta apprestando ad entrare in chiesa per la santa Messa della sera e vi risponderà, tutta impaurita: “E’ una nuova malattia?”.
Chiedetelo al politico e, se sarà una persona precisa e coscienziosa, dovrebbe ammettere: “Quello che noi non abbiamo voluto, o saputo, realizzare”.

Cos’è per voi l’identità lametina?
Ma per il giornalista che è impregnato di cronaca ultradecennale (e quindi ben conoscitore della storia della città), questo interrogativo lo trasporterà idealmente negli anni bui dell’intrigante periodo storico del ’68, anno in cui – in ossequio ai disegni politici del senatore Arturo Perugini che ne aveva abilmente e nobilmente definito i tratti essenziali- si diceva “SI” alla conurbazione di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia per realizzare una Lamezia sognata come la “Brasilia” italiana e che così non fu, non è e non sarà: purtroppo !

Mancava, e manca, ogni indispensabile ingrediente per poter iniziare a ricostruire una città unita che non c’è: anzi, manca proprio quella “identità lametina”, che nessuno ha saputo decifrare e proprio perché nessuno ha voluto (o saputo?) realizzarla.

Identità lametina è, oggi e purtroppo, un sistema da abbattere; un ritorno alle origini; un salto nel vuoto, ma purché il salto si faccia!

Ma come? Stiamo negando tutte le forme di unità che invece rendono l’uomo uomo.
L’Europa unita, No.
L’Italia unita, No.
Lamezia unita: No.
La famiglia unita, No.
Perfino una fede comune, No.
Anche una Chiesa unita, No, almeno da come ci ricorda il Vangelo, laddove san Paolo lanciava questo appello:

Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensieri e d’intenti (Rm 1,10)

Dobbiamo allora lasciare ogni speranza? Rispondiamo energicamente di NO, perché siamo tra coloro che vogliono sperare contro ogni speranza per rendere omaggio a coloro che per le “unità” hanno  perfino sparso del sangue innocente, hanno dato la vita, hanno spalancato gli occhi fissando il loro sguardo in direzione di un traguardo che, nonostante tutto e forse contro tutti, sarà ancora possibile attraversarlo con la palma della vittoria in mani osannanti.

L’identità lametina è, allora, possibile rimetterla su in piedi e sentire sussurrare al nicastrese che lui è ormai lametino; al sambiasino che lui è ormai lametino; a quelli di Sant’Eufemia che sono oggi  ancor più lametini di ieri.
Senza le “unità” non  si andrà da nessuna parte; le divisioni spazzeranno via i residui di speranze che molti custodirono fermamente, fin quando hanno chiuso gli occhi anelando alle speranze dipinte nell’immensità del cielo; lassù, in alto, ma sempre dov’è possibile raggiungerle ancora, toccarle per mano, aggrapparsi ad essa.
Con le divisioni, invece, si sotterra ogni speranza. I sogni finiranno; i progetti saranno come mine vaganti sparsi su un suolo che abbiamo reso arido per colpa delle nostre incapacità, delle nostre rigide chiusure, dei nostri stupidi campanilismi o mugugnetti da viziati bambini.
Identità lametina: questo è il progetto su cui lavorarci con tanta competenza ma, più che altro, con tanta passione.

Qualcuno, o più di qualcuno, chiederà, a questo punto: “ma chi comincia?”
Risposta: cambiando mentalità e restituendo dignità al cuore e donando ali alla speranza, ciascuno di noi potrà e saprà fare la sua parte, guardando l’altro con gli occhi dell’amore, anelando a percorsi di pace e il raggiungimento di un traguardo possibile: l’identità lametina da realizzare per costruirci su, questa volta veramente nel segno della concretezza, quegli ideali veramente a misura d’uomo e quelle certezze di sviluppi futuri inimmaginabili.

Buonanotte, mister Rudolf !