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Quando la ricchezza edificava bellezza …

Senza i soldi della Chiesa, scomparirebbe la quasi totalità, qualitativa e quantitativa, della bellezza dal mondo.
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Da secoli, da tutto il mondo, un numero incalcolabile di milioni di persone, viene a Roma per visitare le meraviglie delle sue basiliche, della sue chiese, dei suoi musei, delle sue opere d’arte. Ma lo stesso accade per Firenze, per Siena, per ogni città italiana. Ma anche per ogni piccola città italiana, che sia la Basilica di Assisi o il più sperduto museo curiale dell’Appennino o delle Alpi.

Lo stesso accade per ogni chiesa ricca di arte in Europa, per ogni museo che conserva opere d’arte religiose o realizzate per commissione di ecclesiastici. Chi potrà mai calcolare il numero di fedeli e non che ha voluto visitare le meraviglie dell’arte cristiana, da San Pietro all’ultima chiesetta e musetto sperduto in Europa e forse pure fuori Europa?
Ebbene, se tutto questo immenso patrimonio d’arte e bellezza esiste come eredità perenne alle generazioni che si susseguono, è perché la Chiesa, in Vaticano come in ogni angolo della Cristianità, nel corso dei secoli ha avuto i soldi per poter finanziare il progetto, pagare il materiale e stipendiare gli artisti, dai più grandi geni mai esistiti ai semplici operai dell’arte.
Senza i soldi della Chiesa, scomparirebbe la quasi totalità, qualitativa e quantitativa, della bellezza dal mondo.
Che poi alcuni uomini di Chiesa ne fanno cattivo uso a loro vantaggio, beh, questo è un altro discorso, è l’inevitabile portato negativo di un grande valore positivo, come sempre accade nella cose di questa vita.

Ma, quel che è certo, è che gli scandali finanziari, pur detestabili, sono veramente l’ultimo dei problemi che attanagliano la Chiesa attuale. Casomai, anche sotto l’aspetto della bellezza, il vero problema è che da 50 anni a questa parte si producono solo sgorbi vergognosi, come qualsiasi chiesa odierna sta incofutabilmente a dimostrare come “segno dei tempi”, e magari pagando cifre astronomiche “archistar” al servizio dei nemici della Cristianità.

Ma, detto questo, rimane il principio: senza soldi, la Chiesa non solo non avrebbe mai potuto donare al mondo tutta la bellezza e la grandezza e anche la pietà stessa – che ha bisogno di luoghi fisici per esprimersi – che ha regalato nei secoli; ma non avrebbe nemmeno potuto sussistere nel suo scopo primario ed essenziale, ovvero nella propagazione della Fede e la salvezza delle anime e nemmeno in quello secondario, nel soccorso ai sofferenti, in quanto anche per fare questo occorrono i soldi. Nulla di più inutile potrebbe mai esistere di una Chiesa senza soldi per svolgere lo scopo per cui il suo fondatore l’ha creata.

E, infatti, questo è esattamente ciò che vorrebbero i suoi nemici, oggi come nel passato (tutti gli eretici di tutti i tempi hanno denunciato la corruzione degli uomini di Chiesa e predicato il ritorno alla mitica “Chiesa dei primi secoli”. Ma non si è mai visto nessuno di costoro dare il buon esempio).

Naturalmente, impoverire i suoi uomini più ricchi – a partire dalla Conferenza Episcopale Tedesca, le cui ricchezze sono davvero faraoniche (e le conseguenze si possono costatare ogni giorno) – non sarebbe affatto cosa ingiusta. Ma il principio di giustizia deve rimanere quello di colui che più di ogni altro può esserci maestro in materia: “niente per noi, tutto per la Chiesa” (San Francesco d’Assisi). Chiunque esula da questo principio, cade nell’errore, da una parte come dall’altra.

 

fonte. Massimo Viglione