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Quasi 50mila visitatori al MARRC nel solo mese di agosto

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Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, in questa stagione estiva 2019 che sta per concludersi si registra un record d’ingressi. Nel solo mese di agosto, sono stati quasi 50mila (48.846), con un aumento del 10% rispetto ai numeri già eccellenti dell’anno scorso.

Per il programma delle Notti d’Estate al MArRC, con le aperture serali del giovedì e del sabato, dalle 20.00 alle 23.00, con un biglietto speciale di soli 3 euro e un ricco calendario di eventi in collaborazione con i partners alla valorizzazione, i visitatori sono stati oltre 3.600 (dal 4 luglio al 31 agosto).

Il direttore Malacrino commenta: «Sono molto soddisfatto. Il pubblico ha apprezzato la possibilità di visitare il Museo in orari più adeguati alla vita nella stagione estiva e ha gradito l’offerta culturale delle iniziative che abbiamo proposto, su temi e per interessi diversi. È un premio per il lavoro e l’entusiasmo di tutto il personale. Il Museo si è confermato tra i principali luoghi della cultura nel territorio, dove trascorrere il tempo libero in modo piacevole e arricchente sul piano della crescita personale e delle relazioni sociali».

Oggi, mercoledì 4 settembre 2019, in via straordinaria, il MArRC chiuderà al pubblico alle ore 18.00 invece che alle ore 20.00.

Giovedì 5 settembre, alle ore 21.00, il penultimo appuntamento nel calendario di quest’estate sulla magica terrazza con vista sul paesaggio unico dello Stretto e sotto il cielo stellato, è con il Centro Internazionale Scrittori della Calabria e la filologa Paola Radici Colace, docente all’Università degli Studi di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del CIS della Calabria, sul tema: “Astri e pianeti nelle chiese, nei palazzi e nell’immaginario collettivo del Rinascimento”.

Introdurranno: il direttore del Museo Carmelo Malacrino e la presidente del CIS Calabria Loreley Rosita Borruto.

Se al tempo d’oggi – spiega Radici Colace –  il desiderio dell’uomo di controllare il futuro si esprime attraverso il ricorso alla scienza e, in particolare a discipline quali la meteorologia, la climatologia, la sociologia,  l’economia politica, per non citare la medicina, che ha nella prognostica la sua punta di diamante, nell’antichità tale compito era affidato all’astrologia.

«Gli astrologi, dal III sec. a. C. in poi, nel fertile contesto del sincretismo ellenistico, avevano preso in consegna dai Babilonesi e dai Sacerdoti egiziani la materia della previsione astrologica, trasferendola nel mondo greco, prima, e nel mondo romano, dopo. A questa categoria di astrologi “praticanti”, spesso anche scrittori e manualisti, l’uomo antico affidava la sua fame di conoscere il futuro», afferma la filologa. Le influenze del neo-aristotelismo nell’orizzonte culturale del XIII sec.olo d.C. e l’affermazione della concezione cosmologica tolemaica legittimarono l’astrologia in Europa e in Italia, anche con l’istituzione di cattedre accademiche di astrologia a Bologna e Padova e di scuole in Spagna, a Toledo e a Salamanca. «Questo contesto culturale – continua Radici Colace è alla base della “monumentalizzazione” dell’astrologia, con la realizzazione nell’architettura religiosa, civile e nobiliare di cicli decorativi a tema astrologico legati al calendario stagionale delle attività dell’uomo, alla descrizione della mappa celeste, alla rappresentazione dei segni zodiacali, nelle chiese e nei palazzi. Declinata in maniera diversa a seconda delle epoche, la raffigurazione dello Zodiaco e del ciclo dei mesi ha costituito un tema centrale per tutto il Rinascimento, benché con atteggiamenti diversi, determinati dall’evoluzione della concezione della volta celeste». Nel Portale dello Zodiaco nella Sacra di San Michele (XII secolo d.C.), ad esempio, in una ventina di cicli scultorei e pittorici, viene messo in rapporto il microcosmo delle attività umane con il macrocosmo dell’universo, trasmettendo l’immagine rassicurante di un cosmo ben ordinato, in cui lo stesso orologio batte all’unisono, nel grande come nel piccolo, con una rinnovata fiducia nelle stelle.

Dichiara  Loreley Rosita Borruto: «In questo operare insieme, del CIS con il MArRC, c’è studio e passione, per un meraviglioso incontro tra culture. Il pubblico in estate vive nell’attesa degli appuntamenti delle aperture serali del giovedì e del sabato, che considerano i più felici della stagione. Siamo lieti e orgogliosi – aggiunge la presidente del CIS – di collaborare a questo straordinario programma per un solo “grande viaggio” nella cultura e nella storia calabrese attraverso tanti itinerari con lo sguardo rivolto al passato, al presente e al futuro. Mito, letteratura, scienza, folclore, musica e tutte le arti sono come i rami di un solo grande albero, che ha le radici nella memoria e le foglie nell’avvenire».

Per il direttore Malacrino, «la collaborazione con il CIS della Calabria, come con gli altri partner, per il programma di eventi in terrazza è la risorsa strategica per promuovere una idea di Museo dinamica e inclusiva, come luogo di condivisione e di creatività dove si costruisce insieme il futuro e non soltanto si custodisce il passato».