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Cittadino Agricoltura

Da questione meridionale a dramma meridionale

Preoccupano, e non poco, i recenti dati Istat!
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È un Meridione che, dopo aver dimostrato di non aver saputo risolvere la sua annosa e dibattuta “questione”, sta sempre più diventando un territorio di desasperasidos, sia per lo sbarco sempre più consistente e preoccupante di immigrati, sia per l’aumento vertiginoso della mancanza di lavoro e, quindi, di nuovi poveri. Infatti, attingendo dai dati Istat e fatti propri dalla CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), sono a rischio di povertà, o di esclusione sociale, circa il 48% di residenti al Sud. “Un effetto combinato”, commenta la CIA, “dell’aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, e del calo drastico del reddito disponibile, che in valori assoluti al Sud è pari a 13.200 euro, quasi la metà rispetto alla media del Nord (20.300 euro).

Meridionali che, mentre vedono sbarcare sulle loro coste centinaia e migliaia di gente che fugge dalla guerra e da condizioni di estrema povertà esistenti in vari Paesi africani, presentano anche loro pesanti sacche di povertà, tanto che ormai in molti hanno dovuto rinunciare alle vacanze, al rinnovo dell’abbigliamento, al ricambio dell’auto che sempre più scassata diventa, e perfino al contenimento della spesa per prodotti alimentari. Infatti, osserva la CIA, “se il 62% delle famiglie oggi riduce quantità e qualità del cibo acquistato, la percentuale supera addirittura il 70% nel Meridione”.

Non è quindi più tempo di insistere sulla “questione meridionale”; oppure, nella necessità di doverlo fare, sarà bene  mutarne la terminologia: “il dramma meridionale”! In siffatto ambito si condivide il ragionamento della  CIA quando invita a “prendere provvedimenti seri di sostegno alle famiglie e aiutare le imprese che operano nel Mezzogiorno a sviluppare nuova occupazione. Cominciando dall’agricoltura”, conclude la nota della CIA, “che è l’unica attività economica che <resiste>, con un lieve calo  dello 0,3% del valore aggiunto nel 2013 e che  è in controtendenza rispetto al crollo di industria (-8,3%) e servizi (-3,1%).