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Raccontiamo una storia vera : l’importanza dell’Atrio Verdi ( u’ vagliu) nel pieno e suggestivo centro storico di Sambiase. -2-

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Raccontiamo una storia vera : l’importanza dell’Atrio Verdi ( u’ vagliu) nel pieno e suggestivo centro storico di Sambiase. -2-

Per dare spazio, concretezza e completezza di dati e di eventi storici tra la storia dell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia Lamezia e la storia che da anima e corpo ad alcuni centri storici edificati nella zona sud di Sambiase, non bisogna far altro che interessarci dell’atrio Verdi o “ ‘u vagliu” ( indicato per essere considerato uno dei più grandi di dimensione e dei più ricchi di storia passata).

Si ritiene, infatti, che esso sorse per una necessità di contenimento del flusso di monaci benedettini e di monaci basiliani, questi ultimi allontanati dagli arabi, provenienti sia dalla Sicilia che dall’Oriente e che, insieme, favorirono l’incremento di centri storici,  abitati nel settimo secolo da contadini diretti in direzione di contrada Cafardo, Miraglia, Caronte e rione che ospitò proprio la costruzione dell’attuale atrio Verdi.

Siamo, come tempi storici, all’inizio del 1100, ovvero a 28 anni dalla edificazione dell’Abbazia Benedettina o, meglio, dell’Abbazia di Santa Maria Vetere, preferita dai monaci “invasori” come zona prevalentemente agricola e, quindi, per lo sviluppo di insediamenti rurali, per la produzione di prodotti squisitamente locali. Si ricorda, di fatto, che per i monaci benedettini era doveroso osservare le regole della  buona pratica benedettina, che proponeva, infatti, sia un tempo per le preghiere e sia per le meditazioni, un altro per il lavoro ed un altro ancora  per lo studio ( il noto motto “Ora et Labora”).

Proprio da questo taglio storico e da importanti e riferimenti socio – religiosi, si può e si deve attribuire  una fondamentale importanza legata agli insediamenti creati dai monaci basiliani e benedettini, tra i quali la costruzione di diversi punti rurali assistiti dalla presenza e fecondità di enormi spazi verdi da allineare alla religiosità benedettina legata, nel  nostro caso, al motto “ora et labora”.  Del resto, facilmente individuabile dalla presenza proprio de “ u vagliu”, o attuale atrio Verdi.

In questa direzione, ricaviamo alcuni spazi storicamente tipici: la presenza dell’orto; la presenza di una edicola dinnanzi alla quale i monaci sostavano per la preghiera  (edicola che andrebbe restaurata); il convento di rigoroso stile benedettino, di fronte al quale – attorno al 1750- venne edificato palazzo Cataldi, passato per enfiteusi per volontà di uno dei primi medici – chirurghi di questa zona, il dottor Vittorio Cataldi, al quale fu dedicata la strada urbana che inizia dalla storica chiesetta della Immacolata ( via Vittorio Cataldi e termina parallelamente all’area mercatale).

Qui il panorama si dilata sulla suggestiva presenza, proprio in via Cataldi, delle due chiese – confraternite della Annunziata e della Immacolata, dove vengono custodite alcune preziosità storiche, come le antiche statue simboleggianti la Passione di Cristo.

Tale particolare centro storico ospita la presenza di un altro importante palazzo storico deve nacque e visse il noto Giovanni Nicotera, uomo di cultura ed uomo politico e di Governo, grande ammiratore del patriota Carlo Pisacane che sembra essersi soffermato – seppur per brevi  momenti- proprio da queste parti.

L’accesso all’atrio Nicotera offre la bellezza di una arcata imponente, rimasta intatta nonostante l’avanzata degli anni e di qualche persona stupida che s’è divertita sporcando la targa di “Atrio Verdi” con della vernice.

Attualmente lo spazio che delimita l’atrio Verdi è preferito per lo svolgimento di concerti o di iniziative culturali, favorendo una acustica molto imponente e da un immaginario abbraccio emotivo tra storia presente e storia passata, alla luce della immancabile luna, o al gracchiare delle raganelle o al canto insistente delle cicale, immersi nel profumo intenso delle zagare.