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Raggi e Naro: delitti simili, diverso clamore

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«Il morto di Terni è figlio di Mare Nostrum. Noi raccoglieremo le firme dei cittadini per una class action contro Renzi e Alfano, li denunceremo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina»
Lo ha – ovviamente – urlato Matteo Salvini subito dopo l’omicidio di David Raggi per mano di Amine Assaoul, il marocchino ubriaco che si è scagliato senza motivo su di lui recidendogli la carotide con il collo rotto di una bottiglia.
Manifestazione della Lega Nord contro l'immigrazione
Salvini non conosceva David ma, meschinamente, com’è abituato a fare da 21 anni a questa parte, anche oggi, al solo scopo di assicurarsi altri 20 anni in politica, ha pensato di strumentalizzarne l’orribile morte per far leva sulla rabbia e le paure degli italiani.
Il padre di David, che invece conosceva suo figlio ed è inevitabilmente devastato dal dolore per averlo perso – un po’ più di Salvini- non vuole che le colpe di un uomo solo si riversino su tutti gli immigrati che sono in Italia e invita, la cittadinanza tutta, alla calma:
«Aggiungere violenza ad altra violenza ora sarebbe completamente inutile e sbagliato – dice in un’intervista al Corriere – Mio figlio stesso, David, non lo vorrebbe. Adesso sono preoccupato per il mio amico Mohamed, l’ambulante all’angolo, e per tutti gli altri marocchini di Terni… So che la rabbia sta montando su Facebook, girano parole di fuoco, io dico invece che adesso non dobbiamo chiuderci nell’odio, ma piuttosto tornare fuori e imparare a stare bene insieme agli altri. Noi non vogliamo vendetta, ma giustizia».
Dello stesso avviso è Diego, il fratello di David. Anche lui prova ad arginare la violenza di Salvini: «Noi non siamo razzisti, l’assassino poteva essere italiano, olandese, americano. Tutto quello che voglio è che chi ha ucciso mio fratello non debba più uscire dal carcere, perché se esce, allora sì che m’arrabbio. L’importante è che ci sia giustizia» ribadisce con forza al Corriere.
Perché hanno entrambi ragione: è Amine Assaoul, il marocchino ubriaco che ha reciso la carotide a Davide che dovrà pagare. Lui e non Mohamed, l’ambulante all’angolo, che di David era pure amico.

David Raggi era conosciuto da tutti come un ragazzo tranquillo: non aveva nemmeno 27 anni, faceva l’ infermiere volontario al 118 e studiava biotecnologie farmaceutiche. Chi ha assistito alla sua spietata esecuzione nella piazza di Terni racconta che il ragazzo ha subito capito, da solo, disteso per terra fuori dal pub “People” , che stava perdendo troppo sangue e che non sarebbe arrivato vivo al pronto soccorso.
David Raggi come Aldo Naro.
Chi ricorda la storia di Aldo Naro? Probabilmente in pochi perché ad ucciderlo, più o meno con la stessa brutalità, non fu un immigrato, ma un ragazzo del quartiere zen di Palermo. E da che mondo è mondo un italiano ucciso da un italiano, non fa quasi rumore. Tanto più se il delitto non avviene in prossimità della campagna elettorale.
Naro moriva esattamente un mese fa, in una discoteca siciliana: anche lui come David era giovanissimo e si era da poco laureato in medicina. Il ragazzo che lo ha ucciso gli ha sferrato un violento calcio alla nuca e poi è scappato via, dileguandosi tra le stradine che lo hanno visto prima nascere e poi crescere (parecchio male).
Per quanto i due delitti in qualche modo si somiglino, la morte di Aldo non la ricorda quasi più nessuno. Non scosse la sensibilità di Matteo Salvini, né – di conseguenza- quella della gran massa di italiani terrorizzati solo dai killer d’importazione.