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RECENSIONE: Furore, John Steinbeck di “La piccola biblioteca dei libri dimenticati”

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 Ho scelto questo libro che amo profondamente e che risalta nell’essere umano la forza e lo spirito di sopravvivenza. Noi ci lamentiamo sempre. Della crisi, della sanità,della mancanza di lavoro,   dei neri, bianchi, rossi… ci lamentiamo costantemente della nostra sfortuna, senza renderci conto che viviamo in un’epoca molto più facile da certi punti esistenziali: non sappiamo cosa davvero significava “guadagnarsi una pagnotta”. Allora, vi consiglio vivamente di leggere questo libro. Magari vi fa riflettere almeno un po’. Io non dimentico mai un passaggio del libro, dove tutti lavoravano raccogliendo le arance: donne, vecchi, bambini, donne incinte, tutto il giorno sotto il sole rovente con il profumo della frutta intorno, senza poter prendersi nemmeno un’arancia! Era severamente vietato e punito! Allora, buona lettura.

Giulia Astarita, blogger @piccolabiblioteca

Mi c’è voluto un bel po’ prima di trovare il coraggio di iniziare a leggere “Furore”. Non so perché ma, avendo già letto “Uomini e topi”, provavo un po’ di timore reverenziale nei confronti di Steinbeck. Fatto sta che al terzo capitolo avevo già capito di avere tra le mani un capolavoro.

Il romanzo racconta l’odissea della famiglia Joad, sfrattata dalla sua terra e dalla sua casa, verso la California. Privati di tutto da un giorno all’altro, intraprendono l’estenuante viaggio lungo la Route 66 insieme a migliaia di altri sfollati.

Giunti nella terra promessa, tuttavia, dovranno fare i conti con una realtà ben diversa da quella che gli era stata dipinta nei volantini promozionali che li hanno spinti a partire. Dovranno, infatti, fare i conti con la miseria e lo sfruttamento, con i ricchi proprietari terrieri che li inducono ad accettare lavori estenuanti e mal pagati ma, soprattutto, dovranno fronteggiare il disprezzo della popolazione locale.

Steinbeck dà vita a una serie di personaggi memorabili: Pa’, Tom, l’ex predicatore Jim Casy, la capricciosa Rose of Sharon e naturalmente Ma’, la vera colonna portante di tutto il romanzo. E’ proprio lei, infatti, ad assumersi il compito più importante e forse più ingrato di tutti: tenere unita la famiglia in un momento così difficile, anche a suon di minacce.

L’autore in tal modo rende omaggio ed esalta la figura femminile in un mondo – l’America degli anni Trenta – in cui la donna svolgeva un ruolo marginale nella società, ma, di fatto, costituiva il fulcro attorno al quale ruotava l’intero nucleo familiare.

Il romanzo simbolo della grande depressione che piegò l’America negli anni Trenta presenta tuttavia dei profili d’incredibile attualità.

Inutile sottolineare le affinità con la situazione che stiamo vivendo oggi in Europa ed in particolare da noi in Italia. Per questo non posso che consigliare vivamente di leggere questo grande classico della letteratura, vincitore del Premio Pulitzer nel 1940, per provare quantomeno ad immedesimarsi con chi perde tutto ed è costretto a partire, rinunciando alla sua casa e alle sue radici, per recarsi in un Paese sconosciuto.

“Due sono meglio di uno perché le loro fatiche trovano il giusto compenso. Se due cadono, uno aiuta l’altro ad alzarsi. Ma sventura per chi è da solo, perché non ha nessuno per rialzarlo. Questo è un pezzo.”

 

Monika Momon Sojkova