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Ricercano l’aereo scomparso della Malaysia Airlines e scoprono un continente composto da immondizia

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Dall’8 marzo proseguono le ricerche del jet MH370 della Malaysia Airlines, precipitato nell’oceano pacifico, e ancora non si trova nulla. Ricognizioni aeree e satelliti non hanno trovato altro che “immondizia” mettendo così in evidenza un problema da anni denunciato dagli ambientalisti: la presenza di detriti e rifiuti galleggianti di ogni tipo negli oceani e di una particolare isola galleggiante di detriti plastici enorme grande come 15 volte il Texas.

Quanto all’aereo scomparso è come cercare un ago in una fabbrica di aghi. È un pezzo di detriti tra miliardi che galleggiano nel mare.

I resti del MH370 non si trovano perché si sono mischiati a tutti i rifiuti presenti in mare, restando intrappolati in giganteschi agglomerati. Scoperta per caso nel 1997 dal famoso oceanografo Charles Moore l’isola di plastica non ha fatto altro che crescere; è situata fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord.

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Grande come gli Stati Uniti, da 60 anni galleggia in mezzo all’oceano Pacifico, è profonda 30 metri ed e’ composta per l’80% da plastica. Conosciuta con il nome di Western and Eastern Pacific Garbage Patches è galleggiante e va da un minimo di 700 mila chilometri quadrati a 10 volte tanto, circa 100 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica.

I materiali plastici non si biodegradano come gli altre sostanze di natura organica, ma prima si “fotodegrada”, dividendosi in parti sempre più piccole. Basti pensare che i polimeri proveninenti dalla graduale disintegrazione dei rifiuti sono molto simili a quelli che formano il plancton.

Quindi, muoiono oltre un milione di uccelli marini e più di centomila mammiferi marini all’anno. Infatti, siringhe, accendini e spazzolini da denti sono stati trovati all’interno della pancia di uccelli morti, che per errore li avevano scambiati per cibo.

Uno studio delle Nazioni Unite ha stimato nel 2006 che ogni miglio quadrato di mare contenga 46 mila pezzi di plastica galleggianti. Un quinto della spazzatura è gettato dalle navi, il resto viene dalla terraferma.
Pensiamoci centomila volte prima di buttare qualcosa nell’ambiente e specialmente in mare, penso a tutte quelle boe artigianali per segnare reti, nasse ecc, fatte da flaconi di detersivo lasciate in mare che poi per qualunque motivo si staccano e addio. Sarebbe un bellissimo gesto, quando navighiamo per il nostro mare, raccogliere la plastica naufraga portarla a bordo e lasciarla in porto. Ad ognuno la sua coscienza.

Dopo un viaggio di 7 anni, la surfista e subacquea Angela Sun la racconta in un nuovo documentario indipendente intitolato “Plastic Paradise: The Great Pacific Garbage Patch” e sta già facendo il giro di numerosi festival ambientali per mostrarne gli impatti devastanti su ambiente, salute umana e vita marina.

Fonti: Portaledellusso.it , WikipediaPacific Trash Vortex