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Sacal verso una privatizzazione spinta?

Intervento di Nicolino Panedigrano esponente di AmoLamezia dopo l'acquisto di quote da un solo socio
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Riceviamo e pubblichiamo da Nicolino Panedigrano

Ieri la città ha appreso di soppiatto che dei privati hanno acquistato cash per 1 milione di euro il 20% del capitale SACAL. Un’operazione repentina, questa, che dovrebbe spingere i partiti, le forze economiche e sociali, le istituzioni lametine e non (a cominciare dalla Regione, per finire al nostro Comune) a chiedersi innanzitutto cosa ci stia dietro a un così consistente investimento e quali siano i fini economici ed industriali degli investitori.Esclusi scopi benefici (degni di ben altre destinazioni), cercar di capire perché degli imprenditori completamente estranei al settore del trasporto aereo improvvisamente decidano di investire un bel malloppo di soldi in una società che ha i bilanci in rosso e che è continuamente costretta a chiedere nuovi capitali ai propri soci nel tentativo di rimettersi in pari aiuterebbe ad intendere quale possa concretamente essere il reale piano produttivo sotteso a questa operazione, perché chi è abituato ad investimenti in settori dal guadagno certo, lucroso e immediato difficilmente è portato a spostare una così consistente parte dei propri soldi su un obiettivo di guadagno incerto, di scarso se non nullo rendimento e di lungo temine senza avere un suo piano produttivo.

Tanto più che in questo preciso momento SACAL è impegnata in un infausto tentativo di gestione comune dei fallimentari scali aeroportuali di Crotone e Reggio Calabria (tentativo che, se andrà malauguratamente in porto, appesantirà i bilanci della nostra società aeroportuale delle ineluttabili perdite che hanno afflitto le società di quei due scali sino a portarle al fallimento), per cui viene difficile immaginare che un investimento di tal posta sia stato fatto, per così dire, alla cieca.

Ma partiti, forze economiche e sociali ed istituzioni dovrebbero anche interrogarsi sulle modalità con cui è stata condotta l’operazione di questo investimento.

Si tratta infatti di una operazione che corre sul filo di lama della normativa e che c’è il rischio possa apparire alle autorità di controllo del mercato e della concorrenza nazionali ed europee (alla cui attenzione non è escluso che finisca) come elusiva dell’obbligatorio passaggio al bando di evidenza pubblica che era già previsto nella terza fase di capitalizzazione della SACAL.

E non è questo un problema solo da azzeccagarbugli. Primo, perché il passaggio al bando di evidenza pubblica avrebbe portato più soldi nelle casse di SACAL. Secondo, perché, se le autorità di vigilanza e/o la magistratura dovessero ritenere che l’obbligo del bando ad evidenza pubblica sarebbe stato eluso con il concorso degli amministratori della SACAL, quest’ultima potrebbe vedersi travolta da sanzioni che la porterebbero al collasso e che la consegnerebbero completamente in mano ad una futura gestione privata e privatistica. O è proprio questo a cui qualcuno mira?

Noi abbiamo lanciato dei temi di riflessione. Spetta alla società civile e alla politica non farli cadere