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Sangue infetto, sit- in di protesta degli emodanneggiati calabresi

Gli ammalati da 8 mesi non percepiscono più alcun indennizzo
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In seguito ai molteplici impegni che hanno reso impossibile alla Dott.ssa Stasi di rispettare l’incontro con una delegazione di emodanneggiati calabresi che da 8 mesi non percepiscono più alcun indennizzo, questa mattina i beneficiari della legge 210/92 – per sollecitare il pagamento delle somme a loro dovute si sono autoconvocati “ in un sit-in” pacifico davanti alla Prefettura di Catanzaro
Si tratta di persone che si sono ammalate in Calabria tra gli anni ’80 e ’90, in maniera irreversibile e disabilitante, a causa di emotrasfusioni con sangue infetto a cui la giustizia italiana e quella europea hanno riconosciuto i danni subiti condannando il Governo italiano ad un risarcimento.
Il vitalizio di ciascun emodanneggiato – e in Calabria i malati a cui spettano tra i 500 e gli 800 euro mensili a seconda della gravità della patologia conseguita sono 1.060- è a carico di un fondo vincolato della Regione, il cui ammontare è stabilito annualmente dalla Conferenza Stato-Regioni. La competenza dunque è posta in capo alle Regioni dal D.lgs. n. 112/98: «Un dovere a cui non è possibile sottrarsi, come la Calabria sta facendo, perché rientra a pieno titolo nell’ambito delle competenze affidate alle Regioni dalla Costituzione» dice Rosa Mendicino, responsabile del gruppo di emodanneggiati calabresi.
«A questo “regalo” che ci ha fatto lo Stato – continua Mendicino – non vogliamo aggiungere l’umiliazione di chi va chiedere solo che venga rispettata la legge e che si vede chiudere la porta in faccia da chi invece ha la responsabilità di difendere i propri cittadini».
Già lo scorso 27 agosto infatti alcuni malati si erano recati presso la Presidenza del Consiglio Regionale per chiedere spiegazioni alla Dott.ssa Stasi del mancato pagamento per tutto il 2014, dell’indennizzo spettante ai beneficiari della Legge 210/92, ma a causa della sua assenza era stata loro assicurata una convocazione da parte della stessa nel giro di un paio di giorni per cercare di risolvere la situazione. Così non è stato, da qui la manifestazione di protesta pacifica di questa mattina. «Tutti noi rinunceremmo volentieri all’indennizzo se potessimo tornare a condurre un vita normale» dice la responsabile del gruppo di emodanneggiati calabresi .«Siamo stufi di questo scaricabarile tra la Regione e il ministero – ha aggiunto uno dei manifestanti – Il nostro assegno mensile è come una pensione di guerra che è stata decretata dal ministero e non ci può essere negato».
Ad esprimere sostegno agli emodanneggiati calabresi questa mattina c’era il Movimento Cinque Stelle «Siamo vicini in concreto alle vittime del sangue infetto, che stamani manifestano a Catanzaro per il diritto agli indennizzi, previsti dalla legge ma bloccati per fondi che lo Stato tarda a mandare» ha scritto Dalida Nesci che ha ricordato che sulla situazione il Movimento era già intervenuto lo scorso maggio con una interrogazione rimasta purtroppo senza risposta: «segno che il governo Renzi è indifferente alla problematica» – desume Dalida Nesci «Adesso invitiamo la Regione Calabria a provvedere con propri anticipi – auspica il deputato pentastellato – Rinunciando alle nomine dirigenziali abusive, gli Scopelliti’s possono trovare i soldi per gli ammalati».