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Il “Sangue Sparso” negli anni di piombo

il film da oggi in proiezione in tutte le sale cinematografiche italiane
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Un film visto da destra, un film che rievoca gli anni di piombo, che rivaluta i morti dimenticati nella guerra che vide una minoranza di giovani, di destra e sinistra, contrapporsi per le proprie idee, molte volte anche per sopravvivere e difendersi.
“Sangue Sparso”, il film appena uscito della giornalista e regista Emma Moriconi, distribuito dalla Flavia Entertainement, è, secondo la Moriconi, “la ricostruzione puntuale” dei fatti accaduti a Roma, nel quartiere Tuscolano, in via Acca Larenzia, dove, la sera del 7 gennaio 1978, davanti alla sezione del Movimento Sociale Italiano, un commando dell’estrema sinistra uccise, con colpi di arma da fuoco, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, due giovani militanti del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile dell’MSI.

A seguito di questo tragico ed ennesimo episodio e in successivi scontri scaturiti tra
missini e forze dell’ordine, muore un terzo giovane militante di destra, Stefano Recchioni, colpito alla testa da un proiettile sparato da un ufficiale dei carabinieri.È l’episodio cruciale che spinge alcuni giovani amici dei caduti e militanti della stessa organizzazione verso lo spontaneismo armato come spirito di autodifesa, da contapporre alla violenza della parte opposta.

Il film, considerato e riconosciuto come “Opera di Interesse Culturale”, secondo le parole della regista, ha “voluto raccontare queste storie viste dall’altra parte (destra), anche se per me, quando muore un giovane, di destra o di sinistra, è sempre una tragedia. In questi casi, sono tutte vittime innocenti, vittime per caso. Militanti che volevano combattere per un’Idea”.

L’opera cinematografica della regista ha cercato di documentare gli anni che vanno dal 1978 (eccidio di Acca Larenzia) al 1983, omicidio di un altro giovane di destra, Paolo Di Nella (2 febbraio). Nonostante la tragica sera del 7 gennaio 1978, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta uscissero dalla sezione, disarmati ed inermi, come al solito, nel comunicato di rivendicazione, i loro assassini, a nome dei Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale, dichiararono tra l’altro di “avere colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo dal loro covo per l’ennesima azione squadrista. E lo dimostra il fatto che hanno risposto sparando ai compagni”.
Menzogne, frutto di un cieco odio ideologico che aveva diviso la società in buoni e cattivi, democratici e antidemocratici, imperialisti ed antimperialisti, antifascisti e fascisti, e, questi ultimi, secondo questa logica, sono gli scarti della società, dunque, non solo non hanno diritto alla parola, ma nemmeno quello alla vita.

Nessuno ha mai pagato per quelle morti dimenticate, per quel sangue versato da molti giovani che, ben lontani dall’odierno disimpegno ed apatia politica, pagarono con la galera e la vita per le idee che professavano. Un film che di sicuro aprirà un dibattito su quegli anni e quelle vicende, per meglio comprenderne la natura e le cause.
Alla regista, un ringraziamento per aver sollevato dall’oblio, una pagina di storia che molti pensavano di aver seppellito per sempre.