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Sciopero 3 maggio, no part time a vita nei centri impiego

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Domani 3 maggio sarà la giornata del risveglio e della protesta, per tanti dipendenti pubblici, ormai con il contratto fermo da anni e con poche prospettive di rinnovo, come si conviene con tutte le categorie. Un pubblico impiego che comunque offre centri impiego part time scioperoservizi ai cittadini, da anni, tra mille difficoltà e tante incongruenze normative e gestionali. Una tra queste è la fatidica riforma delle province e della gestione dei servizi per l’impiego o centri per l’impiego. Insomma i vecchi uffici di collocamento che con la riforma del jobs act e ancora non completata dovrebbero essere gestiti da una nuova agenzia nazionale, l’Anpal in fase di lento avvio. Ma ci sono casi anomali, di dipendenti pubblici, presso i centri impiego calabresi che sono al limite del precariato o peggio. Ben 17 funzionari, in servizio agli sportelli dei centri impiego di Catanzaro, Lamezia e Soverato e presso il servizio mercato del lavoro sono da anni fermi al part time a sole 18 ore. Una sorta di sussidio al lavoro e non uno stipendio dignitoso. Domani, dopo tanti tentativi di trovare una soluzione, a  questa annosa problematica scenderanno anche loro in piazza. Per alcuni è la prima volta che si fermeranno a fare sciopero e a rivendicare un lavoro adeguato e rispondente alle esigenze dei cittadini. Uomini e donne ormai con un fardello d’esperienza sulle spalle, con un’età che supera il mezzo secolo in moltissimi casi  o ormai è vicina ai cinquanta. Funzionari che hanno contribuito a reggere uffici sindacati sciopero 3 maggio 2016e servizi, a lavorare per i cittadini e per rendere attuabili tanti programmi comunitari e tanti servizi personalizzati. Da anni non riescono ad avere un aumento delle ore. E’ una forma di precariato ufficiale che è diffuso nella pubblica amministrazione, sopratutto meridionale e calabrese. Domani scenderanno con un slogan:”No part time a vita”, per dire che non si può morire part time, quando la Regione Calabria e gli enti locali non utilizzano fondi europei finalizzati, oppure non riescono a distribuire in modo equo risorse che servano a dare dignità ai lavoratori e a valorizzare le risorse umane, presenti da anni in modo regolare nelle strutture pubbliche. Sono stanchi di essere dimenticati, di essere rinviati, di essere giocati tra bizantinismi politici e burocratici. Chiedono una soluzione ai sindacati, ai politici ed ai burocrati regionali e provinciali. La finanziaria lo permette. Non possono attendere più, anche per la forte domanda di servizi che arriva dal territorio. Riusciranno a far quadrare un cerchio spesso storto e mellifluo? Riusciranno a smuovere gli apparati burocratici, politici e sindacali, perchè sia trovata una risoluzione? Attenderanno ancora o verranno schiacciati da una riforma delle province e dei centri impiego che sta facendo pagare un prezzo troppo elevato ai dipendenti in questa Calabria debole e carica di emergenze ?