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Alla scoperta della Calabria, da viaggiatore solitario

Silvio Gatto alla ricerca del bello e del brutto, in appena 30 giorni in lungo ed in largo per la Calabria
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Calabria, terra da esplorare passo dopo passo, respiro dopo respiro, batticuori su altri batticuori, nella certezza  di andare poi incontro ad una Natura che avverte ancora l’ansia di parlare (a chi?), la voglia di farsi apprezzare (da chi?), la rabbia di non farsi calpestare (perché?). E, quasi come sempre e come non mai si verifichi, rimane ad attendere un viaggiatore solitario, considerato “impazzito” sol perché decide di andare incontro a questa Calabria che sospira e che ansima con fremiti di gioia e di infinite sensazioni; cullata dalle carezze dei monti sospettosi, come Gambarie, il Pollino o l’Aspromonte; inebriata dai forti profumi di zagara o di mimose, sospinti dalla brezza marina proveniente fin da  abbandonati aranceti, popolati da lavoratori assoldati dall’Africa vicina, tormentati dalla più cruda forma di povertà! Chi mi visiterà?

Così sembra di ascoltare il malinconico sussurrio di questa Calabria tanto antica e sempre bella,  come in effetti appare. Chi la accoglierà nel suo cuore per sentirsi ripetere che è bella ancora e , però, piena di contraddizioni e di sputi? E così, il tempo passa e vola via in tutta fretta, lasciando che sia qualche visitatore impavido e solitario a carpire il lamento provocato da queste sue sensazioni ed a raccogliere le sue tante contraddizioni. Negli anni e nei secoli passati, ce ne sono stati di questi viaggiatori: da Vivant-Denon a Lear; da Douglas a Saint-Non; da Dierkens ad altri ancora, che “sfidarono le insidie, e ne rimasero affascinati.

Il fascino di una terra definita <infernale e paradisiaca> “, come evidenzia  Silvio Gatto, un mio intrepido corregionale. “Intrepido” perché, nel suo desiderio di accostarsi a quei pochi altri citati, ha deciso di voler essere anche lui il coraggioso ma motivato viaggiatore che definisce questa sua iniziativa (nobilissima) come un “Grand Tour”, questa volta vissuto non da un inglese o da un francese, ma da un meridionale che usa lo stesso dialetto di questa sua madre patria, la Calabria. Un viaggio in lungo ed in largo per la Calabria, da compiere quando in auto, quando in treno e quando anche a piedi, secondo le circostanze, ma avendo certezza che il suo sarà un viaggio “insidioso”, pur se “ricco di bellezze naturali, storiche e artistiche”. Non si culla sulle sensazioni che tutto attorno a lui, in questo suo viaggio, sia bello ed armonioso sol perché difeso da una Natura che però ha finito di resistere ed ha ceduto alle invadenze dell’uomo (spesso anche brutali).

“Sul mio cammino non mancheranno però quelle <nefandezze> caratterizzanti quei paesaggi, considerati sublimi e ispiratori. L’eolico, l’abusivismo, la cattiva edilizia, la speculazione dissennata e un forte smarrimento culturale, portatore inconsapevole di un impetuoso agire, rappresentano oggi quei fattori antitetici, quelle <insidie moderne> che attentano alla magnificenza del territorio calabrese. Sarà un viaggio”, aggiunge Gatto, “alla ricerca di me stesso, delle mie radici, della mia cultura: del bello e del brutto, e di tutto ciò che attirerà la mia attenzione. Per conoscere una terra singolare, anche nelle sue contraddizioni”.

Il mio amico viaggiatore solitario ha deciso di compiere questo viaggio in 30 giorni, scandito per tappe, “ancora non troppo definite, lasciando così spazio all’inatteso. (—) Spero sia un’esperienza partecipata, un viaggio di tutti”. Prima di congedarsi da noi, ci ha invitato delicatamente a seguirlo su alcuni social indicati. Ma, a conclusione, assumiamo l’impegno di voler essere anche noi i fruitori di questo suo appassionato racconto  trasmesso tra le quiete ombre delle querce secolari o al calar del sole che disegna, solo in Calabria, dei tramonti paradisiaci: quindi, unici.