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Una scuola italiana aperta anche nei mesi estivi?

Una proposta che tanto scioccante non è: i dettagli
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La scuola italiana, con l’arrivo dei primi calori estivi, sente profumato odore di vacanze prolungate; almeno quelle che non sono alle prese con tutta una serie di postume appendici, tra esami, scrutini, programmazioni varie. Però, la maggior parte degli insegnanti, specialmente quelli delle  Scuole Elementari e delle Scuole Medie, può permettersi di guardare ad un innegabile periodo di riposo prolungato, che è decisamente meritato, ma che ha fatto sempre discutere, soprattutto coloro (come – ad esempio- i bancari ed altre professioni e mestieri -) che devono forzatamente limitarsi ad un paio di settimane al massimo, o forse ancor di meno!

Fino a quando una siffatta discussione la si sarebbe inquadrata nella ristretta cerchia dei parenti o degli amici più stretti, sarebbe stato tutto normale, tutto bene, tutto tranquillo, “madame la marchisa”. Proviamo invece a scendere negli spazi pubblici più aperti e più congestionati della società e proviamo, di conseguenza, ad allargare tale discussione sulla base di uno scritto apparso qualche giorno fa su un quotidiano nazionale di prestigio, come “Avvenire”, che ha pubblicato una riflessione a firma di Giorgio Paolucci, il quale – scusandosi anticipatamente di poter causare un clima di sospetti e di veleni, butta giù una sua idea – progetto che vale la pena di propinarvi testualmente:

“Come semplice cittadino oso domandare: non sarebbe il caso che l’enorme capitale umano, educativo e culturale racchiuso in questi <insegnanti retribuiti in vacanza> venisse messo a disposizione di quanti ( e sono proprio tanti) potrebbero giovarsene, soprattutto in questo tempo estivo, anche per poche settimane? Pensiamo a tanti bambini che nei mesi scorsi hanno fatto fatica negli studi e avrebbero un grande bisogno di essere sostenuti per recuperare i ritardi accumulati nel processo di apprendimento. Pensiamo a tanti piccoli immigrati”, prosegue il commentatore, “arrivati nel nostro Paese senza conoscere  una parola di italiano e di inserirli nelle classi equivalenti alla loro età….”

E più in avanti così prosegue: “…decine di migliaia di docenti (soprattutto nelle scuole elementari e medie) rimangono parcheggiati a casa pur continuando a percepire un regolare stipendio”.

Certamente tutto ciò provocherà reazioni di parti opposte: ci saranno coloro che gongoleranno di gioia ed esulteranno: “Finalmente, la pacchia è finita”. Così come ci saranno tanti altri che difendono le ragioni delle loro vacanze, così chiarendo: “…ma il nostro stipendio è uno stipendio di fame e  non è adeguato a quello di altre categorie di stipendiati a noi simili”; oppure offriranno tal altra versione: “…il nostro lavoro è tanto stressante perché ci responsabilizza a stare vicini a bambini con primissimi anni del loro inserimento pratico ed educativo nel sociale, oppure vicini a giovani che vivono la loro “irrequietezza”, con tutte le conseguenze immaginabili”.

La nostra testata giornalistica online, che vuole essere un giornale più di scambio di opinioni e di approfondimenti che non un diffusore di sole striminzite notizie, raccoglie al volo queste “provocazioni” per girarle a coloro che ci seguono e, lo speriamo, a noi si fidelizzeranno proprio per questo nostro sforzo.
Ci auguriamo di avere un “fuoco incrociato” di commenti e di opinioni diverse, che raccoglieremo e pubblicheremo negli spazi appositamente pensati.

Ma, per far ritorno al “sassolino buttato nello stagno” su iniziativa di Giorgio Paolucci, si potrebbe verificare il caso che, dalla sua riflessione di tutto rispetto e di grande vivacità sociale e culturale, si passi alle proposte concrete, così come fa lo stesso Paolucci, secondo cui non si può permettere che “decine di migliaia di docenti (soprattutto nelle scuole elementari e medie) rimangono parcheggiati a casa pur continuando a percepire un regolare stipendio”.
Da qui, la sua proposta: “Il Ministro della Pubblica Istruzione provi ad immaginare con i suoi funzionari la maniera più adeguata per mettere le capacità di tanti docenti al servizio di bisogni elementari”.
Fatto il “guaio” (se di guaio si può parlare) si spera che non si arroventi più di tanto il clima nel tentativo di aggiustare il tiro sulla impostazione e sulla stessa efficacia della Scuola italiana. Anche perché si paventa il rischio che un siffatto ragionamento vada a scivolare su milioni di persone che stanno – purtroppo, ahimè –  in inquietante vacanza prolungata e …senza una lira in tasca, come lo sono i senza lavoro, i cassaintegrati, i lavoratori part –time o coloro che, pur di portare a casa pochi spiccioli, sono costretti a lavorare in nero, con il rischio addirittura dell’arresto!

Come la metteremo in questi casi?

Ed allora: il problema (o “il guaio”) sollevato da Paolucci deve necessariamente trovare esaustive quanto efficaci risposte.