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Selfie ergo sum

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La frequenza sempre maggiore con la quale il termine selfie è entrato nel linguaggio comune – non solo dei più giovani – ha scomodato persino l’Accademia della Crusca, che si è vista costretta a dare una definizione e a classificare questo nuovo termine:

Fotografia scattata a se stessi, tipicamente senza l’ausilio della temporizzazione e destinata alla condivisione in rete.

Il termine entra nell’uso italiano come prestito non adattato dall’inglese selfie, composto da self e dal suffisso -ie (o, in casi più rari, -y). La quasi contemporaneità con cui il termine si attesta in inglese e in italiano testimonia la grande permeabilità ai forestierismi, e in modo particolare agli anglismi, del milieu linguistico da cui selfie proviene: la lingua del web e dei social network.».

Cercando sul web informazioni sulle origini del fenomeno selfie, le notizie sono tante e a volte contrastanti, di certo c’è, che di selfie – o meglio: autoscatti – ce n’è testimonianza già a partire dai primi del novecento e, pare, anche nell’ottocento!Era, infatti, il 1839, quando Robert Cornelius, precursore internazionale nel mondo delle camere oscure, realizzò, con la tecnica del dagherrotipo, un ritratto di se stesso. “Il primo dipinto di luce mai ripreso”, questo scrisse l’autore, sul retro di quello che è considerabile il primo autoscatto della storia.

Nel 1900 le prime macchine fotografiche portatili iniziarono a diffondersi, e le teenager novecentesche non persero di certo tempo nello sfruttare questa nuova opportunità. Nel 1914, Anastasija Nikolaevna, tredicenne granduchessa russa – adolescente e VIP, dunque – fu la prima ad avere la brillante idea di scattarsi una foto di fronte allo specchio, al proprio riflesso. Proprio come le ragazzine attuali, lo scopo della duchessina era quello di mandare una foto a un meglio non specificato “amico”.

Grand_Duchess_Anastasia_Nikolaevna_self_photographic_portrait

Come accade tutt’oggi però, la storia ci insegna che non sono solo i giovani a non saper resistere al fascino del selfie: risale al dicembre 1920 il primo selfie di gruppo, che ritrae degli eleganti signori – con tanto di bombetta – intenti a immortalare i loro visi per i posteri, riuscendo a stento a trattenere le risate.

vintage-selfie-1920-2(1)

Seppur il termine selfie sia, quindi, di uso recente, l’azione alla quale riconduce – lo scatto autocelebrativo – era già conosciuta e diffusa.Per farsi un’idea della diffusione dei selfie già prima dell’avvento dei social network, basterà pensare ai – non attualissimi ma di certo più recenti – celebri autoscatti di Andy Warhol, oppure alla scena del film cult Thelma and Louise, in cui le due compagne di viaggio, Susan Sarandon e Geena Davis, si scattano una foto.

Una menzione speciale, devo però farla a un selfie in particolare – con ben più valore artistico dei molti obbrobri circolanti in rete – quello del macaco che, sottraendo la macchina fotografica a un turista curioso che si era avvicinato troppo, ha cominciato a scattare fotografie a destra e a manca, ritraendo in una anche il suo volto. Pura arte.

Macaca_nigra_self-portrait

Si può certamente dire che il selfie sia uno strumento democratico,quindi,  tutti, infatti, hanno ceduto al richiamo dell’autoscatto vanaglorioso, dal politico al calciatore, dalla starlette allo studente, dalle star di Hollywood al Papa.

selfie papa

Tutti sono liberi di scattarsi foto, e nulla si può loro dire se, nel creare questi scatti, spesso attuano le espressioni più abominevoli: sorrisi storpi, occhi ammiccanti stile triglia d’u cafharuni, ma la posa più diffusa – e la più indecorosa – è quella in cui le labbra vengono spinte inverosimilmente all’infuori, in stile muss’i ciucciu. Non si può certamente vietare a queste persone di pubblicare tali vituperi, ma invitiamo loro a  prendete lezioni di stile dal macaco di prima. Infine, poniamo una domanda al popolo del selfie: ma a dire “autoscatto” cch’i patiti?