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Il senso di Gian Antonio per il Sud

Il noto giornalista autore del best seller "La casta" ospite a Il Sabato del Villaggio
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Prendendo occasione per presentare il suo ultimo libro firmato insieme all’inseparabile Sergio Rizzo, il maestro del giornalismo d’inchiesta Gian Antonio Stella è stato ospite a Lamezia Terme della rassegna “Il Sabato del Villaggio”.
Se muore il Sud, questo il titolo del libro edito da Feltrinelli, è un’analisi giornalistica su alcuni fatti che, presi insieme, potrebbero alimentare la cronaca meridionalista per anni, partendo dal presupposto che bisognerebbe rivedere le linee dello sviluppo economico e sociale del Sud e riproporle con un respiro più credibile, di modo che si possa ripartire da alcuni punti di riferimento chiari e organici.
Eppure è stato scritto più volte delle decadenza meridionale, della questione meridionale, e poi la tempesta italiana e in mezzo affoga il Sud. Qualcuno ne ha sentito parlare, c’è chi se ne è interessato, ma poi dov’è andato a parare quel grande movimento, in quale scaffale giace? L’età meridionalista non finisce mai, si parla ancora di questa volontà, precisa per alcuni e fantomatica per altri, di far recedere questa parte del paese in una sudditanza economica.

Ci sono accordi tra la classe dirigente settentrionale e quella meridionale per sfruttare il Sud

Ma continuare a non riconoscere le responsabilità del Sud non è affatto un bene, evidenti responsabilità che ricadono in gran parte sulla classe dirigente meridionale – e lo dichiara fermamente il giornalista – ma anche sulla stessa società civile. “La peggior forma di patriottismo è chiudere gli occhi davanti alla realtà”, lo scriveva Curzio Malaparte, e lo cita Gian Antonio Stella, davanti a una platea lametina, pertanto profondamente meridionale, consapevole che amare il proprio paese significa anche saperne dire male, anche quando diventa all’estremo uno sport nazionale: sempre a macinare cifre che confermano ancora una volta che il fossato c’è, eccome, con il Nord.
Ma l’Italia unita lo è anche nel sale, perché “ci sono accordi tra la classe dirigente settentrionale e quella meridionale per sfruttare il Sud”, confida il cronista da best seller del Corriere della Sera, e lo fa cercando di non alimentare troppo l’illusione del problema meridionale come problema nazionale, “perché fa schifo dappertutto – afferma con la solita secchezza di parole – ma il Mezzogiorno è una lente d’ingrandimento”. Perché proprio nelle regioni meridionali si accentua la crisi della società italiana intera.
Si fa un gran parlare dei mali del Sud, il suo stato di afflizione è ben evidente, e se ne fa un gran parlare anche quella sera, con il direttore artistico della rassegna, Raffaele Gaetano, di formazione filosofo, a fare da pendant all’operazione di sensibilizzazione portata avanti da Stella con un dialettico: “Non si riesce a passare da un fase di coscienza a una fase di rappresentazione”. E cioè che quaggiù le cose si sanno, eccome si sanno, basta farsi un giro per le rassegne estive di stampo meridionalista, gestite con un pizzico d’antimafia e un sibilo d’orgoglio, ma alla fine non ci si rimbocca le maniche.

Bisogna mettere in condizione i giovani di conquistarsi il mondo

“Non è l’assistenzialismo la soluzione – sentenzia sul punto Stella – l’economia ha determinate regole per cui devono emergere i migliori”. E colora il senso con una bella immagine: “Se avessimo sfamato i leoni della giungla sarebbero già tutti estinti”. Perché non sono le bistecche pubbliche a fare la differenza e a ridare slancio, di denaro pubblico il Sud ne ha ottenuto e l’ha divorato ingordamente, con sprechi assurdi. E Stella c’infila a puntino un aneddoto riguardante uno dei tanti infinitesimi sprechi: “In Calabria è stato organizzato un corso di 450 ore per formare giovani sulla ricostruzione delle unghie”, e sbarra gli occhi pronunciando quattrocentocinquanta.
Il Mezzogiorno deve ripartire da solo, non trainato dal Nord, è questo il senso di Gian Antonio Stella per il Sud: “Mettere in condizione i giovani di conquistarsi il mondo”, non deturpare l’habitat naturale in cui vivono e lottano i leoni, perché “ci sono grandi talenti che qui non trovano sbocchi, ma che altrove si affermano con successo”. Segno che la svolta per il Mezzogiorno è concretamente possibile.
Alcune ricette concrete: “Grandi opere, superstrade, i treni ad alta velocità”. E poi ancora, investire nella bellezza.
E questo, detto all’interno di un chiostro meraviglioso, risuona come un’eco d’altri tempi, pure un poco convincente.

Raffaele Gaetano e Gian Antonio Stella

Raffaele Gaetano e Gian Antonio Stella in un momento del dibattito