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Si allarga il dibattito a proposito di politiche migratorie con le diversità di vedute.

“C'è differenza tra la beneficenza e la carità, proprio nella logica del Vangelo che, certamente, non si esprime in termini di filantropia mondialit, ma d'amore".
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Riceviamo e pubblichiamo il contributo offerto da Antonio Piserà ( Lega)-

È forse il rischio più alto che un battezzato corra, da più di 2000 anni, quello di percorrere il funambolico segmento che va dal fariseo pubblicano, talvolta nell’acuta e affannosa ricerca della coerenza, dalla quale non nasce visibilità ma testimonianza: tale rischio è direttamente proporzionale al decontestualizzare la realtà storico – antropologica fatta di attenzione, di cura, di responsabilità, per immettersi nel dramma contemporaneo della cultura del luogo comune.

Quanto afferma Don Bruno Cannatelli, direttore dell’ufficio diocesano per l’ecumenismo e i migranti, è senza ombra di dubbio, lodevole relativamente al messaggio cristiano volto all’accoglienza, ma quel che perde di vista è che nella posizione assunta nei confronti del Ministro Salvini, mancando assolutamente l’indagine sulla reale condizione dei fatti, scivoli inevitabilmente nel mero luogo -comunismo da slogan.

Non c’è povertà che non intenerisca il cuore correlato alla sua stessa coscienza. Ed è assiomatico. È tuttavia doveroso interrogarsi persino sul concetto di povertà, dal momento che i migranti stessi sostengono ingenti spese per acquistare il diritto all’imbarcazione. Forse proprio in quei paesi da dove provengono, i poveri, dunque, sono altri…

È, altresì, umano attribuire alle vicende in corso tinte oniriche di sciasciana memoria, ma le condizioni storico – antropologiche e socio-culturali di allora erano sensibilmente ed indiscutibilmente diverse da quelle contemporanee. Agli immigrati, oggi, il nostro Paese non è in grado di fornire assistenza, né ospitalità, né lavoro, in una sola parola DIGNITA’, e chiunque insista sul contrario, è evidentemente male informato.

La procedura che, proprio per dar loro dignità, chiameremo d’accoglienza, non fa che alimentare «l’industria criminale di sfruttamento di chi aspira a sbarcare clandestinamente i confini» – citando un’espressione d’evidente lungimiranza, di Sua Eminenza Il Cardinale Giacomo Biffi -, nonché a rimpinguare le tasche disoneste di chi approfitti proprio della loro fragilità, per trarre indebito vantaggio economico da offerte di lavoro disumane in assenza totale dei requisiti minimi, quanto a tipologia di alloggio, assistenza igienico sanitaria, relazionalità in ogni forma.

Razzista è chi, in forza dell’ appartenenza ad una etnia oggettivamente più debole, faccia il gioco della prepotenza e della slealtà o, peggio ancora, chi si scarichi la coscienza consentendo l’approdo senza saper guardare oltre e garantire il decoro di quella fetta di umanità già messa a dura prova dalla storia della propria terra. Fino in fondo sosterremo il ministro Salvini, che ben oltre la superficialità di un qualunque slogan insiste ponendo in avanguardia gli italiani: il fatto che negli obiettivi di Governo vengano prima, non significa che uomini, donne e bambini di altre popolazioni non vengano affatto – per quanto desiderio profondo sia dar loro dignità, lavoro, autonomia nei loro Paesi -. Solo nel momento in cui l’italiano avrà vinto la propria battaglia contro l’illegalità, contro il pressappochismo, contro il bisogno estremo di normalità umana, civile e professionale, sarà in grado di manifestarsi, come sempre, come uno dei popoli più generosi al mondo. C’è differenza tra la beneficenza e la carità, proprio nella logica del Vangelo che, certamente, non si esprime in termini di filantropia mondialit, ma d’amore.

Antonio Piserà