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“Si” o “No” : chiunque vincerà, perché non si dovrà cantare vittoria.

La campagna elettorale referendaria è stata una sorta di “ de profundis” della politica ?
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“Si” o “No” :  chiunque vincerà, perché non si dovrà cantare vittoria.

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A pochi giorni dal voto che dovrà stabilire se gli italiani sono favorevoli o meno alla riforma costituzionale “ Renzi – Boschi”, parlare di politica è come se ci si spingesse verso le cavità di una valle oscura, nel senso che non si ha certezza alcuna di che politica deve essere impostato il ragionamento onde ricavare le linee maestre per essere di supporto al bene comune.

Sono infatti spariti i blocchi politici, quelli meglio noti come “ poli”; e, dentro ai poli, un partito si mette contro l’altro o, ancor peggio, una porzione o più porzioni dello stesso partito contrapposti l’un l’altro.

Non c’è più una sinistra pura che sia la continuazione del messaggio politico berlingueriano; non c’è una socialdemocrazia saragattiana o un centro puro degasperiano. Infine, non c’è nemmeno una corrente di destra vecchia maniera, quella tanto cara – ad esempio – ad Almirante.

Oggi si chiamano “ partiti politici” quei gruppi che raccolgono le richieste o, meglio, la rabbia del popolo : penso ai Movimento 5Stelle, così come alla corrente di Salvini o  a Forza Nuova, oppure a Casa Pound.

Sul quesito referendario s’è aperta una bagarre che spesso tira in ballo l’esigenza di  conservare il potere o, in contrapposizione, la paura di perderlo.

Tutti sappiamo che i costi della politica sono elevatissimi e che la burocrazia blocca i progetti e, quindi, lo sviluppo del Paese. Tutti abbiamo odiato i carrozzoni politici o l’ammucchiata dei politici al Parlamento italiano. Ma nessuno dei politici, di qualsiasi colore o provenienza politica, hanno saputo muovere un solo dito per eliminare le montagne russe che in ambito socio – politico hanno strozzato la crescita del nostro Bel Paese.

Tutto s’è invece fatto alle spalle dei poveri contribuenti che hanno sempre dovuto mettere le mani nelle proprie tasche ed esporsi ai sistemi contributivi insopportabili ed antisociali.

Tutto questo, infine, è potuto accadere a causa di quel “ de profundis politico” che ha iniziato dalla graduale scomparsa dei partiti politici, dal disinteresse dei cittadini per la politica,  e dalla penuria di attente analisi socio – politiche- economiche e finanziarie , tanto vero che mai ci si è preoccupati di recepire il messaggio di fondo che trapelava dall’esito finale di ciascuna competizione elettorale di questi 50 anni di storia: l’abbandono del diritto – dovere del voto o, meglio come preferite, la riflessione sulla  quota degli astenuti. In questa quota erano racchiusi i progetti e le speranze che si lanciavano e che si concretizzavano all’interno dei partiti veri.

La paura, oggi come oggi, e tanto per restare al voto per il referendum, è che tra qualche giorno si possa cantare vittoria dall’una o dall’altra parte. No, non lo si può e non lo si deve fare: almeno che non ci si impegni ad eliminare quella piaga cancerogena e purulenta meglio conosciuta quale “ deprofundis della politica”.