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Successo alla inaugurazione dell’Anno Accademico della “Università della Terza Età” di Lamezia Terme

Ospite l’antropologo Vito Teti che ha approfondito le riflessione sul suo ultimo libro: “Pietre di Pane”
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Una inaugurazione di Anno Accademico decisamente con i fiocchi per l’Università della Terza Età e del Tempo Libero di Lamezia Terme, di cui è Presidente il professor Italo Leone e vice presidente la professoressa Costanza Falvo D’Urso; successo, del resto, che è ormai diventato come un’autorevole prassi in un cammino di approfondimenti e di condivisioni di valori.

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Prof. Vito Teti

Il primo incontro ha ospitato il professor Vito Teti, noto e stimato antropologo,  che ha coinvolto i presenti in una riflessione circa una lettura antropologica e socio – politica sui dorsali del pensiero “partire – restare”, molto bene anticipati nella introduzione di Costanza Falvo D’Urso, che ha fatto un sapiente excursus sulle tematiche presentate dai racconti che tengono banco nell’ultimo libro di Teti, “Pietre di pane”.

Approfondendo ancor di più le tematiche suscitate dalla riflessione sul libro stesso, Vito Teti ha sviluppato le tendenze che si riscontrano lungo le vie maestre dei due fenomeni antropologici, ambientati tra la Calabria ed il Canada, ovvero

“erranza” e “restanza”, termini di sapore vernacolare che generano comunque nostalgia e anche melanconia. Le due avventure non sono inconciliabili anzi sono complementari, vanno colte e narrate insieme. La restanza non è un atto di coraggio né un atto di debolezza, ma è una scelta di vita che comporta fatica, dolore ma anche tanta forza morale.

La conversazione che s’è poi sviluppata nell’ “aula magna” della sede dell’Uniter, presso la Casa del sacerdote, ha via via accomunato

scrittori italiani e stranieri a filosofi e studiosi di antropologia e etnografia, anche calabresi e meridionali, che hanno trattato nei loro scritti lo stesso argomento.

Un Anno Accademico, quello della Uniter, che ha arricchito i valori propri del sapere attraverso una vera e propria “lectio magistralis” su antropologia ed etnografia, valori che attraversano la globalizzazione del sapere e della cultura e ne fanno rimanere traccia e valori in un insieme di colori indefinibili, come quelli di un arcobaleno che squarcia un cielo cupo       ed esprimono voglia di credere e di sperare.