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Un successo l’esordio alla regia di Vitale

Intervista all'artista lametino
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Teatro Umberto, platea piena. Tanti giovani ad occupare le poltroncine rosse in attesa della proiezione de “Il Tuffo”. Buio in sala e rumori di passi in lontananza annunciano l’inizio del cortometraggio, primo lavoro nel ruolo di regista del giovane lametino Mario Vitale. Diciannove minuti di girato con una ottima tecnica, una gradevole qualità delle immagini, notevole l’espressività degli interpreti di cui ogni singola parola, detta o non detta, è fondamentale per comprendere il viaggio che si vuol far realizzare agli spettatori. Dopo un finale spiazzante, che sorprende, si accendono le luci sul palco e sono solo lunghi applausi per l’esordiente regista.

Perché questo titolo?
È un tuffo nella vita, una sorta di presa di coscienza, una presa di posizione. Un tuffo per fare qualcosa, per tuffarsi n un percorso. Un tuffo iniziatico.

Un titolo, dunque, determinato dal fatto che si tratta di opera prima?
Diciamo che l’idea non nasce perché pensavo fosse il mio tuffo nel cinema, solo a posteriori ha acquisito questo significato.

Un cast di attori, ma anche di amici
Sicuramente sì. Sono persone fidate, amici. In realtà, svelo un retroscena, Michelangelo Mercuri mi ha proprio salvato in un momento di difficoltà della realizzazione del corto. Non era lui, infatti, il “titolare” del ruolo, però, sono fatalista. Le cose succedono perché in qualche modo devono succedere, era destino che doveva essere lui ad interpretare il terzo personaggio e, visti i risultati, penso che sia stata la scelta migliore.

Il personaggio di Corso ha qualcosa di autobiografico?
Non volontariamente. A livello subconscio, forse, quando tu scrivi qualcosa, fai parlare dei personaggi, per forza di cose gli fai dire quello che tu hai in testa. Parlano non solo i miei pensieri, ma anche quello di Marco Cavaliere, il quale partecipato alla sceneggiatura in maniera abbastanza incisiva. Molti elementi, infatti, sono farina del suo sacco, soprattutto per quanto riguarda i dialoghi. Non c’è, dunque, una volontà di essere autobiografici, però, alla fine i personaggi vuoi o non vuoi finiscono per assomigliarti.

Quanto è difficile fare cinema da Lamezia
In base alla tua disponibilità economica lo puoi fare ai diversi livelli. Ci sono tanti esempi di persone che vivono nella propria città del sud e, comunque, lavorano. Sicuramente non è più come una volta, quando dovevi andare fuori per realizzare determinate opere. Certo, per una questione di comodità, conviene stare vicino a dove potresti ipoteticamente trovare più lavoro, però si fanno delle scelte nella vita e si devono accettare dei compromessi.

Come sono cambiate le cose in questi anni
Con il passare del tempo tante persone hanno portato avanti le loro passioni su tutti livelli. Ora è un passaggio di generazione, poiché i ventenni che eravamo noi ora sono diventati trentenni e hanno iniziato a realizzare diverse cose perché la realtà iniziasse a cambiare.

Vi è un merito, dunque, della tua generazione che è stata pioniera in questo?
Non solo mio. Ci sono, infatti, molte persone che fanno qualcosa di utile, la mettono al servizio della propria città, compartecipando a fare qualcosa di importante. La nostra generazione in più forse ha avuto la lungimiranza nel capire che bisogna collaborare per arrivare ad ottimi risultati.