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I tanti significati di cui abbonda l’insegnamento evangelico- (Mons. Santo MARCIANO’

In sintesi, la meditazione di Mons. MARCIANO '
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I tanti significati di cui abbonda l’insegnamento evangelico- (Mons. Santo MARCIANO’

TU E LA PAROLA

Nel cammino in direzione di una vera e gioiosa esperienza di fede viva   occorre farsi accompagnare da  una “guida”  insostituibile  che è  pure ‘ strada’ : la Parola di Dio. E la Parola, il Verbo di Dio Incarnato – lo sappiamo bene – è  Gesù”.  Lo sostiene  Mons. Marciano’, che riafferma ” Ecco, dunque :  noi e la Parola! Tu e la Parola! Un “Tu” davanti a un “tu”, un Cuore a cuore. Perché,  certamente, DIO ha in serbo per te, in questo momento,  una Parola che parte dal Suo Cuore e ti raggiunge al cuore; e davanti al Signore e alla Sua Parola,  tu – come ci fa pregare la Chiesa inparticolare in questo tempo di Quaresima – non devi ” indurire” il cuore (cfr.Sal 95,8). Devi ascoltare la parola cercando di ascoltare  il battito del Cuore di Dio da cui Essa proviene : direttamente e unicamente per te; per creare, rafforzare, restaurare una relazione con te!

Quante relazioni umane si induriscono per mancanza di ascolto!

Ritornando alla vicenda Zaccheo, ripartiamo dalla sua “chiamata” : Zaccheo scese in fretta e lo accolse pieno di gioia “, usando due verbi : scendere e accogliere; due sostantivi : la fretta e la gioia.

Scendere.

Zaccheo, in realtà, è  un uomo solo. È  solo perché  è  pubblicano e capo dei pubblicani; come dire, peccatore e capo dei peccatori. E’ solo perché  è  inviso a tutti.

Si, bisogna scendere per vivere il rischio dell’incontro!  E, certamente, a noi oggi è  richiesta una discesa. D’altra parte anche Gesù  è  “sceso” a Gerico per incontrare Zaccheo  e oggi “scende” per incontrare me è il mio peccato. La tradizione della Chiesa chiama questa discesa di Cristo con una parola altamente  evocativa : la “kenosis” del Figlio di Dio che si è  fatto Uomo, non considerando ” un privilegio  l’essere come Dio” (Fil 2,6).

Gesù  è sceso fino all’annientamento  della Croce, del rifiuto, della morte.  E lo ha fatto solo per incontrarci,  lo ha fatto solo per incontrarmi!  Si, la “cultura dell’incontro”, di cui  parla Papa Francesco.

In quale situazione umiliante devo accettare oggi di scendere?

Quale kenosis,  quale abbassamento,  quale annientamento mi è  richiesto?

Ed allora, scendendo, Zaccheo fa un’altra esperienza importante : torna ad essere se stesso, rientra in se stesso senza paura,  grazie allo sguardo di Gesù.

Scendendo, infatti,, ritorna ad essere quello che era : basso di statura, piccolo.

Zaccheo è  un peccatore  incallito; ma Gesù  lo salverà.  E quando Gesù  ci salva sempre lo fa perché  trova  in noi un aggancio”.

Prima di passare all’altro verbo indicato,  sottolineano  che vengono analizzati altri episodi consimili alla vicenda Zaccheo, come l’incontro di Gesù  con il Buon Samaritano (Lc 10,25-37). “Non è il sacerdote né  il levità ad andare incontro a quell’uomo : e il samaritano; ancora una volta, è  il peccatore, colui che,  anche solo per un attimo – come Zaccheo- , sperimenta la misericordia di Dio discesa verso di Lui e ne diventa immediatamente strumento!”

ACCOGLIERE

LA PAROLA “accoglienza ” oggi è   strumentalizzata. C’è   chi la pronuncia con terrore,  chi ne fa una bandiera ideologica, politica; tuttavia,  il suo significato viene spesso sovvertito,  perché  letto in chiave parziale.

Accogliere significa anzitutto aprire lo spazio della conoscenza. Spesso noi riteniamo già di conoscere l’altro, come Marta con Gesù  : essi erano amici e forse  pensava  di non avere più  niente da imparare  di Lui. Ma l’altro è  sempre  una novità,  è  sempre un mistero.  Accoglierlo  significa rendersene conto è aprirsi al suo spazio sacro, con l’audacia della conoscenza.

Chi, nel concreto, DIO oggi mi chiede di accogliere?  E come?

Accogliere, dunque, è  un’azione che ci coinvolge nella totalità  e continua nel tempo; è  il riconoscersi in un’unica storia,  in un comune destino di fratelli. È passare dall’io” al “noi”è  fare spazio all’altro per costruire comunione,  per creare comunità.

LA FRETTA

La fretta è  la sua risposta all'”oggi” di Gesù.  Non c’è  altro tempo per accogliere il Signore che non l’oggi, il subito. Spesso, le nostre lentezze o .le nostre fughe sono  semplicemente indecisioni.  Sono una mancanza di discernimento,  nel senso che non sappiamo cogliere la direzione  che lo Spirito indica alla nostra vita, non sappiamo collocarci alla soave spinta del Suo soffio.

Zaccheo è  rapido perché  si è  lasciato liberare dai suoi tanti vincoli e peccati.  Ha deciso di dare  tutto, di restituire quanto ha rubato …Ha deciso di cambiare vita, sceglie la conversione. E chi veramente decide ha fretta perché,  nel decidere, è  già cambiato , non è  più  quello di lima.  Zaccheo ha fretta perché  ha recuperato  un rapporto nuovo con il tempo; non vuole trascorrere più  un momento senza il Signore è Gli dona sestetto e il suo tempo.

LA GIOIA DELLA VOCAZIONE

Per la Vergine, la voce dell’Angelo è  udibile nell’eco della gioia che Ella già  sente dentro di sé.  Si, possiamo immaginare che Maria si sia sentita , a un certo punto, invasa da una gioia diversa dal solito, gioia intima, seppure accompagnata da turbamento.

LA GIOIA DELLE BEATITUDINI

Per il cristiano, la gioia non è  a buon mercato,  ma è  legata alla promessa di Gesù,  all’imitazione di Gesù,  alla presenza di Gesù.

LA GIOIA DELL’ANNUNCIO

Anche a noi, oggi, è  chiesto di riscoprire questa gioia.La gioia dell’appartenere alla nostra Comunità  del Rinnovamento e sopratutto, della Chiesa Madre. È  Madre la Chiesa di Cristo; questa è  per noi una gioia, anche quando potremmo essere tentati, come forse in questo tempo storico, di fermarci a sbrigativo critiche della Chiesa, dei suoi pastori, del suo popolo.  Invece no. Anche quando la chiarezza e la verità  ci obblighi no a riconoscere gli errori fatti dagli uomini dentro la chiesa, anche lì,  forse soprattutto li, dobbiamo continuare a sentire nel profondo come la Chiesa sia Madre e, da Madre, Ella ci porta nel grembo sempre, con i nostri errori, i nostri  peccati, le nostre piccolezze, che diventano commovente punto di incontro con Gesù,  come  per Zaccheo.

Dentro la Chiesa, evangelizzatrice per missione, la gioia è  la gioia dell’annuncio cresce assieme alla Chiesa, sotto gli occhi stupiti dei discepoli dell Signore.

La gioia di Zaccheo,  la gioia di Maria è  Gesù.

E la tua? Chiedetelo .

Il Signore  ti conceda di rispondere come loro, oggi è sempre, e di cantare il  Magnificat,  nella gioia vera della santità