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… QUANDO IL TEMPO NON CANCELLA LA MEMORIA: “DONNA POPA” !

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Abitualmente per i cittadini dell’ex centro urbano denominato Sambiase (oggi, appunto, meglio identificato come Lamezia Terme per effetto della unificazione avvenuta con la predetta Sambiase e di altri due centri urbani connessi ( Nicastro e Sant’Eufemia), era molto conosciuta quanto apprezzata una abitante del luogo con il nominativo “ Donna Popa” .

Un nomignolo, questo, che però era entrato benevolmente nelle case dei cittadini del luogo, fino al punto di richiedere la dedicazione di una specifica arteria urbana, “ via Donna Popa”, appunto): un nomignolo che ti si appiccicava  fin sul fondo della pelle e rimanerne stabilmente impressa, a beneficio delle  generazioni future.

In quei tempi, e per altri lunghi decenni, la signora indicata come “Donna Popa” svolgeva professionalmente l’incarico della cosiddetta “mammana”, un  gergo dialettale tipicamente del luogo  , e che svolgeva le medesime funzioni di una ostetrica dei giorni nostri.

Il suo nome effettivo, rintracciabile nell’ufficio anagrafe del tempo e e del luogo, era come “Amelia Colavita, sambiasina doc, nata il 4 gennaio del 1897.

Gli “storici” del luogo descrivono alcuni particolari interessanti: intanto, suo padre – Giovanni– possedeva una tipografia a Nicastro; e sua madre, Ippolita Paladino, vantava delle nobili origini, tanto da essere chiamata “donna Popa”, una donna energica, decisa, ferma nei suoi ideali, intanto consapevole di garantire una sua particolare collocazione sociale, e non solo. Nessuno, di alcun tempo e di nessuna appartenenza, si dimostrava così “innamorata” di questo suo ruolo.

Nella vicina Nicastro frequentava lo storico “Ginnasio”, iscrivendosi successivamente ad ostetricia a Catanzaro, dove si diploma con ottimi voti, dimostrando un commovente interesse che la porterà poi a svolgere la sua professione a Carlopoli, nella Sila catanzarese, dove rimane per quasi quattro anni.

Anni piena di impegni e di fatiche, dovendosi spesso muoversi per rendere meno difficile la vita alle decine e centinaia di mamme puerpere.

E’ da Catanzaro che il suo attivismo riesce a diventare una questione seria  e professionalmente molto richiesta un po’ ovunque in questo territorio della Calabria che – per poter essere servito degnamente – aveva bisogno di ricorrere a spostamenti fisici molto gravosi, attraversando le varie e sperdute frazioni, raggiungendo le partorienti con qualsiasi mezzo messo a disposizione: a piedi; con l’asino, con la bicicletta; incontrando, in questo contesto, le frequenti variazioni climatiche (caldo, freddo, piogge, scioperi, mancanza di cibo  e con le diversificate carenze annesse e connesse).

Scrive una sua amica (o collega?) che la seguiva in questi suoi frequenti trasferimenti:

“Portava con sé sempre quella grande borsa di pelle nera riempita con gli attrezzi del mestiere, nascosta in mezzo a forcipe ed altri strumenti ancora. Ma teneva anche (un particolare, questo, molto curioso) una piccola pistola, ripetendo a chi glielo chiedeva: “…per ogni evenienza: non si sa mai!”. Per fortuna non ha mai avuto bisogno di usarla, la gente la conosceva e la rispettava con religiosa ubbidienza.

A volte andava in case così povere che non avevano nemmeno uno straccio per farle asciugare le mani; era lei che si premuniva portando con sé i lenzuoli dei suoi figli, tagliati a mo’ di pannolini o di asciugamano.

Quando tornava a casa” (è sempre la testimonianza resa pubblica), “non si è mai lamentata col marito o con i figli di essere stanca, o per altri sacrifici, pur di rendere vivibile ed amata, anche, la sofferenza! Un esempio, questo, da additare alle future generazioni: di oggi, come di ieri e per altre future.

In quei suoi cinquanta anni di servizio reso alla comunità ha fatto nascere quasi  undicimila bambini; l’ultimo della serie quando lei aveva compiuto ben 83 anni .

Noi la vogliamo ricordare, e rimandare ai posteri questa forte testimonianza, appropriandoci di una poesia in vernacolo sambiasino, con una dedica che racchiude in genere tutti gli elementi da dedicare a “AMELIA COLAVITA, la grande “

DONNA POPA”

“DONNA AMELIA:

‘N Paradiisu mù si trova!

Quantu beni ha siminatu!Ppimmu n’a riscurdamu…

È ‘nu piccatu.

‘mpena a chjamava curria!

s’incruccava llu spòvaru e partìa,

ccu ciùcci, bricichetti e ccu doròti,

a ppèdi, nivicandu, quantu vòti!

Nd ha varcatu trempi e valluni,

‘a tùfha ‘un s’a scurdava,

era ‘nu masculuni!

Chisà quantu fhimmini ha ffattu sgravari!

Quantu stilli c’è ‘ncialu, si puanù  cuntari’?

Senza tinagli e curtialli  arruzati,

tirava lli criaturi ‘ntr” e cirmialli,

…cumu patàti!

Eppuru a lli tri juarni èeranu sani…

Jianu a llu jummi o ‘mpastavànu ‘u pani.

Ccci ndi prujianu scurciati,

pannizzi e fassalùari ‘ngallicàti!

Ma   donna Pòpa ‘un dissi mai nèenti,

ppircchi capiscia llu bisùagnu d’à genti.