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“Teologia delle piccole cose”: il nuovo libro di Filippo D’Andrea

Le riflessioni di Filippo D’Andrea si spalancano sui problemi etici, morali, comportamentali ….. e più sono bravi e incisivi, più s’imprimono nella memoria e nei sensi.
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Di già per se stesso, così come formulato a beneficio del potenziale lettore, è un titolo intricante e, allo stesso tempo, liberante : “La teologia delle piccole cose”.

Sono sempre le piccole cose che danno spessore e grandezza alla persona e riportano la teologia, scienza sublime di Dio, a diventare anch’essa “piccola”, in quanto il tutto è poi rapportato alla grandezza irraggiungibile di Dio.

Filippo D’Andrea, con la sua forte potenzialità teologica , letteraria, e con l’autorevolezza di un teologo navigato ed attento, ritorna nelle librerie con “La teologia delle piccole cose”; un testo non da leggere tanto per, e poi da accatastare nella propria libreria, quanto da consultare in ogni attimo nella giornata di una persona che si aggrappa alla grandezza di Dio, consapevole di essere piccolo anello di congiunzione nella creazione operata da Dio Onnipotente.

Scrive Giovanni Caruso nella sua prefazione che fa al testo:

Le “piccole cose” nella cosiddetta civiltà tecnologico-digitale si sfarinano e perdono il significato profondo di appartenenza al creato.

Nello scritto precedente “All’imbrunire. Poesie, preghiere, canzoni” (Centro Ricerche Personaliste “Prospettiva Persona” della Calabria, Lamezia Terme 2014) ed in questo, che ne rappresenta la continuazione ideale, si può condividere la Teologia delle piccole cose, che stanno caratterizzando anche il messaggio e la comunicazione di Papa Francesco.

Una comunicazione rivoluzionaria, che travalicando le elucubrazioni filosofiche, con disarmante semplicità evangelica entra nei recessi più reconditi dell’animo delle genti (Mt 11,25-30: ”… hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli …”).

Il tutto per concludere:

A noi rimane la gioia di gustare le altre “le piccole – grandi cose” descritte in questo libro. Esse sono il frutto di una particolarissima e struggente esperienza dell’umano che l’autore offre al lettore di qualunque cultura o credo religioso.

Questa scoperta antropologica di Sé negli altri irrompe, con serena veemenza, nella ricerca faticosa , ma pur sempre rassicurante , verso Dio”.

Secondo l’eremita certosino padre Elia Catellani, “ … sotto la penna dell’Autore scorrono spesso le parole: ESSENZA, ESSENZIALITA’, “si interroga con stupore ed intelletto sul mistero dell’ESSERE e dello scorrere dell’ESISTENZA, afferrare la sapienza di Dio scritta nel libro dell’universo”. (p. 93)

Infatti noi siamo stati concepiti da tutta l’eternità nel SEMI di DIO. Quando DIO ha voluto esprimere nel tempo la grandezza della sua divinità ha creato l’universo, prevedendo nel contempo lì incarnazione del suo figlio, archetipi dell’umanità, per creare poi l’uomo a sua immagine, PARTECIPE della sua NATURA DIVINA (=GRAZIA SANTIFICANTE), per cui siamo FIGLI di DIO, SUBLIMAZIONE ENORME, che ci rende MASSIMAMENTE RESPONSABILI, STACCATI da questa NATURA TRASCENDENTE è l’abisso, è la negazione assoluta del nostro ESSERE, della nostra ESIGENZA più intima e profonda, della nostra SPERANZA.

Donde i conflitti interiori che si esternano nella mentalità, nelle culture, nella storia.

Ed ecco che le riflessioni di Filippo D’Andrea si spalancano sui problemi etici, morali, comportamentali ….. e più sono bravi e incisivi, più s’imprimono nella memoria e nei sensi.

Donde l’utilità dei proverbi, delle sentenze e della preghiera finale del libro (a pag. 189): “Signore, dammi …”.