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Trame 4: la star Travaglio illumina il festival

Picco di presenze per il giornalista irriverente
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IL FESTIVAL

La terza giornata del festival dei libri sulle mafie ha avuto due protagonisti. Il primo indiretto, ovvero la partita mondiale dell’Italia. Il match ha indubbiamente influenzato il programma della giornata,  che in pratica è stato nullo fino al fischio finale dell’arbitro. Il secondo protagonista, insito della manifestazione, invece non poteva che essere Marco Travaglio. Anche l’incontro con il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” ha condizionato l’andamento della terza giornata. Se da una parte, infatti, vi è stato il boom di presenze a questa quarta edizione di Trame, con la piazza San Domenico che si è trasformata in un piccolo anfiteatro colmo di gente, dall’altra parte questo successo ha penalizzato alcuni dibattiti. L’incontro precedente, infatti, si è dovuto svolgere in una versione ridotta, stretto tra la partita di pallone e l’arrivo dell’opinionista di Anno Zero. L’incontro successivo, invece, ha visto le relatrici aspettare sul palco illuminato davanti alle sedie vuote in attesa che le persone finissero di assediare Travaglio per una stretta di mano, un selfie o un autografo su uno dei suoi libri. Oltre mezzora di ritardo sul programma ufficiale aggiornato (con cosi tanti cambiamenti che è servito stampare le numerose brochure che contengono solo informazioni errate?) cercando di recuperare con diversi annunci volti ad invitare la gente ad entrare nel Chiostro per il nuovo incontro.

I CONTENUTI

Savatteri spiega ai ragazzi volontari (quasi tutti di Lamezia) il vero valore del festival “la vostra presenza è più importante della presenza del pubblico stesso. Voi costituite una ricchezza, un capitale sociale importante, soprattutto al sud dove gli unici a fare rete sociale, fino a qualche tempo fa, erano solo i mafiosi. Se per ogni euro  speso per la realizzazione di questo festival si riuscirà a costruire una amicizia, una nuova relazione sociale, allora vorrà dire che quell’euro sarà stato speso bene”.

“I magistrati hanno trovato molta più collaborazione dai mafiosi pentiti che dagli uomini delle istituzioni, evidentemente meno propensi a pentirsi” Così Marco Travaglio inizia a raccontare le vicende che hanno portato alla scoperta della trattativa tra Stato e mafia. Il giornalista attacca i suoi colleghi rei di dare maggior spazio a delitti si efferati (vedi Cogne, Erba ) ma meno importati della trattative. “Nessuno diceva nulla su questo argomento, per questo ho deciso di raccontare la trattativa attraverso uno spettacolo teatrale e questo libro”. Travaglio, intervistato da Savatteri, fa notare come il processo che si svolge a Palermo non serve a stabilire se vi è stata o meno la trattativa, ma se essa costituisce un reato e se a compiere questo reato sono stati gli undici imputati di quel processo “non mi interessa nemmeno se c’è o meno il reato, quello che è importante è sapere cosa hanno fatto questi uomini, sapere che davanti lo Stato ci dice di combattere la mafia e poi, invece, sottobanco ci va a trattare”. Non serve, dunque, aspettare l’esito del processo, la trattativa c’è stata ed a dirlo sono atti ufficiali come una serie di sentenze della Corte di Cassazione. Il giornalista, punta di eccellenza delle trasmissioni di Santoro, si sofferma sul concetto di devianza “ad essere deviati sono quei magistrati che cercano la verità. Tutti coloro che hanno materialmente portato avanti la trattativa erano, invece, consapevoli di ciò che stavano facendo, ed è lo stesso Stato che li ha mandati a trattare, quindi, deviati rispetto a chi o a cosa?”.  Il 29 maggio del 1992, a 6 giorni dalla strage di Capaci, con il cratere ancora intatto sull’autostrada, i funerali appena celebrati, il numero 3 dei Ros dei Carabinieri sull’aereo Roma -Palermo avvicina Ciancimino junior per chiedere il favore di parlare con suo padre, convincerlo ad accettare per iniziare la trattativa. Questo episodio fa nascere una domanda spontanea a Marco Travaglio “Possibile che questo alto ufficiale dei carabinieri abbia agito di sua spontanea iniziativa senza aver coperto le spalle dai suoi vertici o dal governo?. Ciancimino era agli arresti domiciliari, quindi sorvegliato, come faceva a giustificare questa sua iniziativa davanti ai colleghi? E’evidente che qualcuno glielo ha ordinato”.

Travaglio è un fiume in piena, non si ferma un attimo e spiega la genesi della trattativa “ tutto nasce da una lista in cui la mafia aveva indicato il nome dei politici che avevano tradito e che per questo dovevano essere uccisi. Dopo, però, l’omicidio del primo, ovvero Salvo Lima, le uccisioni non vanno avanti. Riina si ferma, consegna un papello con le richieste. La Trattativa, dunque, parte per salvare la vita ai politici traditori”. Ed in questo momento storico che entra in gioco la figura di Paolo Borsellino. Il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” spiega la situazione di quegli anni in cui il governo, spinto dalla reazione popolare alla uccisione di Falcone, adotta il decreto antimafia del 41 bis che, però, viene risposto in un cassetto dal parlamento. Trascorrono i giorni ed il decreto non viene convertito in legge. “Che motivo avrebbe Riina” domanda Travaglio “ad uccidere Borsellino con il rischio di riaccendere le proteste che avrebbero portato all’adozione della legge sul 41 bis? Certo aveva collaborato con Falcone al maxi processo, ma cosi come tanti altri magistrati. L’unico motivo, quindi, era il fatto che il magistrato si era messo di traverso nello svolgimento della trattativa. Non doveva essere solo ucciso, ma dovevano sparire tutte le prove delle sue indagini, da qui la sparizione della ormai nota agenda rossa”.Tutto questo è stato possibile, secondo Travaglio, solo grazie alla collaborazione di uomini dello Stato “senza papello la mafia sarebbe stata sconfitta già negli anni 90. Questo fenomeno ancora perdura,invece, perché non vi è una netta distinzione tra buoni e cattivi. Non si sa dove finiscono gli uni ed iniziano gli altri”.  Ritornando sulla vicenda della trattativa, Travaglio ripercorre la questione delle intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto il Capo dello Stato e sferra un duro attacco a Napolitano “è una roba scottante, da far saltare il Quirinale, non da far rieleggere il suo inquilino per un secondo mandato. Ora Napolitano non  vuole andare a testimoniare, se non va un cittadino a testimoniare ad un processo lo mandano a prendere dai carabinieri. Lui, invece, ha delle prerogative da Presidente. Devono andare i magistrati a casa sua e lui può anche non aprire, poiché i magistrati a quel punto non potrebbero fare nulla. Ecco perché non si dimetterà, perché altrimenti sarebbe costretto a testimoniare al processo”. Il giornalista, che acquisì popolarità grazie ad una intervista televisiva di Daniele Luttazzi, pone la fine delle vicende sulla trattativa nel momento in cui tutti i suoi protagonisti passeranno a miglior vita “ tutte le sentenze delle stragi dicono che la verità si e fermata agli esecutori materiali ed ai mandanti diretti,  ma che esistono mandanti indiretti esterni alla mafia. Per trovarli ci vorrebbe un clima politico e istituzionale in cui se c’è qualcuno che ha voglia di dire qualcosa ha il sentore che lo Stato è dalla sua parte”. Savatteri, infine, stuzzica Travaglio anche sulla politica attuale, in particolar modo sulle riforme e il prossimo incontro tra il leader del M5S e Renzi “Grillo è arrivato tardi. Ha sbagliato a mandare a quel paese il premier nel primo incontro. Lì doveva accettare un confronto, andare a vedere le carte e svelare l’eventuale bluff di Renzi. La cosa più importante” conclude Travaglio “è che le riforme proposte sono delle porcate e, quindi, non vanno approvate né se c’è l’accordo con Berlusconi né se l’accordo sarà concluso con Grillo”

Altro incontro interessante della giornata è quello che ha visto protagonista Sergio Rizzo, uno degli autori de “La Casta”. Il giornalista questa volta si è occupato del Sud e delle sue contraddizioni ed in un dialogo con il direttore artistico del festival ha riportato alcuni esempi di “assurdità” presenti nel nostro Paese. “L’Italia potrebbe vivere di turismo solo che le nostre classi dirigenti e di politici non hanno pensato ad un modello di sviluppo compatibile con le ricchezze che abbiamo” afferma lo scrittore che con il ragionamento si sposta a Reggio Calabria “pensate ai Bronzi di Riace. La Regione Calabria ha speso più soldi per fare la famosa pubblicità rispetto a quanto sono gli incassi derivanti dalle visite da quando gli stessi Bronzi si trovano in Calabria. La pubblicità è importante si, ma i turisti devi riuscire a portarli a Reggio. C’è, invece, una carenza di infrastrutture spaventosa, anche perché sotto questo punto di vista il sud è stato trattato male negli ultimi 150 anni”. Rizzo continua a parlare di turismo prendendo spunto da un altro dato “quale è il senso di avere venti Regioni che si fanno la promozione turistica per conto loro, e parliamo di milioni, se poi c’è l’ente nazionale preposto che ha solo i soldi  per pagare i propri dipendenti?”. Il giornalista del Corriere, con esempi molto efficaci, passa ad illustrare le nefandezze del nostro Paese nei diversi settori, dalla gestione della formazione professionale, per passare all’utilizzo dei fondi europei “i soldi provenienti dall’Europa noi li facciamo in tante briciole piccolissime per distribuirle poi in forma clientelare. Figuratevi che con questi soldi son state pagate le hostess per un convegno sul mal utilizzo dei fondi Ue. Paradossale. A Napoli hanno utilizzati per fare il concerto di Springsteen. A questo punto invito il sindaco di Lamezia a richiederli per questo festival, almeno vengono spesi per una cosa buona”. Rizzo, però, non sa che Trame già negli anni passati ha usufruito di fondi provenienti dall’Unione Europea. Il collega e amico di Gian Antonio Stella , in conclusione, individua i responsabili di tuto ciò “la classe dirigente non dirige, pensa solo ai fatti suoi. Vi è una eccessiva leggerezza dei cittadini nel momento delle elezioni con voti che si comprano e si vendono facilmente, non solo in Calabria ma anche in resto d’Italia. Vi è  un problema gigantesco nel rapporto tra cittadini e voto”

  • Travaglio non si smentisce mai.è sempre un grande comunicatore di verità