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Trame si apre al confronto ed al cambiamento

Savatteri risponde al nostro commento sul festival
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Inaspettate quanto gradite sono le considerazioni del direttore del festival Trame, giunte a seguito della recensione finale sulla quarta edizione della manifestazione. Il confronto resta sempre un momento di crescita culturale, per questo ringrazio Savatteri sia per aver risposto alle mie considerazioni, sia per aver riconosciuto la bontà del lavoro svolto senza pregiudizi. Molti i punti su cui ci troviamo d’accordo, prima fra tutti le mancanze di chi dovrebbe sfruttare l’occasione del festival per valorizzare, non solo turisticamente, il nostro territorio. Come la sintonia non manca sul principio per cui gli incontri con le “star” devono far da traino per gli interessanti esponenti dell’editoria minore. Si dovrebbe, però, aumentare l’affluenza generale per centrare a pieno l’obiettivo. Affluenza che è l’argomento su cui vi è dissenso, ma l’accoglimento della proposta di coinvolgere le professionalità del territorio rappresenta una importante e recente apertura che il festival compie in un’ottica di un maggior coinvolgimento di pubblico.

Ecco le considerazioni di Gaetano Savatteri

Non c’è edizione di Trame che non sia accompagnata da polemiche e critiche. E questo si è ripetuto anche per Trame.4. A me tutto questo non dispiace. Anzi. Trame è un festival unico, che tratta temi difficili e urticanti, che occupa uno spazio importante a Lamezia Terme, in Calabria e nel panorama nazionale. Se la sua presenza passasse inosservata o in silenzio, allora verrebbe meno una delle finalità fondanti del festival: parlare e far parlare, accendere discussioni e confronti/scontri di idee e di passioni.

Nel suo commento su Lamezia Live a chiusura del festival (“Finisce Speranza, finirà anche Trame?”), Antonello Iovane – che ha seguito puntigliosamente Trame 4 – muove le sue osservazioni. Sono critiche non tutte condivisibili, ma sicuramente rispettabili perché mosse da onestà intellettuale e, soprattutto,  maturate non a tavolino, ma messe nero su bianco da chi ha seguito il festival in tutte le sue cinque serate, e che quindi ha pieno titolo a esprimere le proprie opinioni, a differenza di chi sbrigativamente si affida alla formula: “non l’ho visto e non mi piace”.

Non rispondo alla domanda del titolo perché non mi riguarda. Semmai, riguarda la politica lametina decidere se ritiene Trame un patrimonio dell’intera città. Trame è ormai una tale realtà che potrebbe esistere anche lontano da Lamezia. Ma veniamo, piuttosto, alle altre questioni sollevate da Iovane, che sinteticamente riassumo in quattro punti.

Prima questione: il pubblico. Iovane sostiene che gli spettatori di Trame siano più o meno sempre gli stessi, un pubblico già avvertito e motivato. Non so se è veramente così (a me non pare) ma sicuramente il festival ha il dovere di ampliare sempre più la sua platea. Per fare questo ci vuole tempo e radicamento. Ogni manifestazione culturale costruisce il suo pubblico. Il Festival della Letteratura di Mantova ha impiegato anni per costruire il suo vastissimo pubblico. E quanto ai numeri: anche a voler calcolare al massimo ribasso un centinaio di spettatori (in media) per ogni evento (ma in realtà sono molti di più), questo significa che ogni giorno gli appuntamenti di Trame 4 hanno coinvolto mille persone, cioè cinquemila persone in cinque giorni. Ma come, dice Iovane, così pochi per una città di 70 mila abitanti? A me non sembrano pochi, se consideriamo che le serate di letteratura a Massenzio, a Roma – il più affollato evento della Capitale legato a libri e scrittori – coinvolgono 3/4mila persone, cioè circa lo 0,1 per cento di una città di 3 milioni di abitanti. Cinquemila persone a Lamezia, dunque, corrispondono circa al 7 per cento dell’intera popolazione. Valutate voi se è poco. Si può e si deve fare di più, certo. Ma ci vogliono tempo, tenacia e risorse.

Seconda questione: il pubblico extralametino. Vecchia storia. Se ci sono troppi volti di fuori, allora si dice che Lamezia non partecipa. Se ci sono troppi volti di Lamezia, allora si dice che la gente da fuori non è venuta. Iovane però pone una questione seria: Trame può diventare un’occasione per far conoscere un territorio che non ha una forte vocazione turistica? Forse sì. Ma Trame non può trasformare Lamezia Terme in Taormina o Portofino. Per intercettare i flussi turistici, occorre lo sforzo dell’amministrazione, delle imprese, degli albergatori, dei tour operator e del commercio per offrire pacchetti turistici allettanti, capaci di acchiappare un pubblico (che in tutta Italia e anche all’estero esiste) che coniuga impegno civile, curiosità culturali e voglia di scoprire le bellezze della Calabria e del sud Italia. Se a Lamezia c’è scarsa ricettività e, come dice Iovane, beni culturali non fruibili non è colpa di Trame, che ha dovuto scusarsi con i suoi ospiti perché la domenica mattina il Museo archeologico era chiuso al pubblico.

Terza questione: ospiti e programma. Del programma sono interamente responsabile, e naturalmente le mie scelte possono piacere o non piacere. Ma nel costruire il calendario non mi limito a infilare eventi uno dietro l’altro, come insaccando una salsiccia. Un programma ha sempre un tema, uno sviluppo, un suo equilibrio. Un festival è come un racconto: un inizio, una parte centrale, un finale. Tenta di dire qualcosa, di sviscerare un argomento, di disegnare un panorama, di seguire un filo logico. E, come un racconto, un festival ha i suoi personaggi. Certo, sarebbe molto più facile mettere insieme un po’ di star televisive, di grande richiamo, e costruire una passerella di volti noti, ma si finirebbe per tradire lo spirito di Trame che è anche quello di dare spazio a piccole case editrici, a temi poco frequentati dalla tv e dai giornali, ad autori e scrittori poco noti. Peraltro la mia direzione vuole puntare anche su linguaggi diversi, e così che entrano scrittori di narrativa, musicisti, artisti, ma questo va fatto con cautela per non snaturare il “festival di libri sulle mafie”. Ma, vi assicuro, vedere cinquanta persone che alle cinque di un pomeriggio festivo seguono l’incontro di uno scrittore quasi ignoto o al suo esordio, per me è la conferma che il festival ha raggiunto lo scopo di offrire un pubblico motivato a chi spesso non riesce a trovarlo.

Quarta questione: Lamezia. Iovane ha ragione quando spinge per un maggiore coinvolgimento della città. Ci abbiamo provato quest’anno, mettendo assieme scrittori come Maurizio De Giovanni e Santo Piazzese con musicisti di Lamezia e dintorni. Ma si deve fare di più. Bisogna muoversi in una logica di connessione tra realtà locali – non solo di Lamezia, ma della Calabria – con realtà provenienti dal resto d’Italia. Un incontro virtuoso tra locale e nazionale. Ecco perché subito dopo l’estate, mi piacerebbe tornare a Lamezia per un confronto aperto con la città – associazioni, giornalisti, imprenditori, amministratori, imprenditori, esponenti politici e molti altri – per raccogliere idee, avviare un confronto, ascoltare suggerimenti, critiche e consigli. Penso a una giornata di #ideeperTrame, per valorizzare  quanto si muove nella realtà lametina e calabrese. Su questo argomento, però, Iovane dimentica solo una cosa. Ed è una cosa importante: il coinvolgimento massiccio e entusiasmante di decine di ragazze e ragazzi di Lamezia che si offrono come volontari in questo festival, e per Trame.4 sono stati tantissimi. La loro presenza dimostra che bisogna coinvolgere tutti, è vero, ma che ci vuole anche la voglia di lasciarsi coinvolgere. Queste ragazze e questi ragazzi – di Lamezia e del resto d’Italia – lo fanno già da quattro anni. Per chi ha entusiasmo e vuole partecipare, le porte di Trame sono sempre aperte.