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Tutta una serie di contraddizioni i rapporti tra Nord e Sud d’Italia

Una dettagliata riflessione del capogruppo alla Regione di “ Oliverio presidente”, Orlandino Greco
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“Molti e tanti sarebbero i miti da sfatare. Luoghi comuni e teoremi infondati, che pure continuano a trovare terreno fertile nell’opinione pubblica del nostro Paese e nel pensiero dominante dei mass media.  Da qui, dunque, si percepisce e si fa strada la necessità di riportare luce e chiarezza, su fatti e circostanze. E’ insomma giunto il momento di approfondire meglio una serie di questioni e di aprire una riflessione che, inesorabilmente, porterà ad una rivisitazione storica di particolari concetti e di particolari atteggiamenti che, di fatto, hanno penalizzato e continuano a penalizzare il Sud. Partiamo, ad esempio, da una delle ultime interviste rilasciate dal prof. Gianfranco Viesti, il quale definisce una bufala al cubo il mito del Nord locomotiva d’Italia. Una locomotiva, infatti, traina, e non ci sembra, sinceramente, che le regioni settentrionali stiano facendo da traino per quelle meridionali, anzi. Più anni passano e più il divario tra Nord e Sud cresce ed aumenta. Un’anomalia davvero palese ed evidente, che certifica una serie di giudizi e di conclusioni che, da tempo, stiamo ripetendo e dalle quali, probabilmente, potrebbe arrivare una presa di coscienza collettiva, che potrebbe a sua volta portare a quello shock che il meridione, malato e maltrattato, aspetta da decenni.  E per addivenire a ciò, dobbiamo pretendere la verità e dobbiamo avere il coraggio di raccontare come stanno realmente le cose. Non possiamo pertanto negare che, per ogni 100 euro spesi al nord, meno di 5 arrivano al sud, e che, viceversa, ogni 100 euro di investimenti nel Mezzogiorno producono vantaggi, per il Settentrione, pari a 40 euro. Vogliamo poi parlare delle grandi direttrici della spesa pubblica? Sanità, scuola e welfare: con la sanità e con la scuola, il Sud eguaglia il nord in termini di trasferimenti. Essi, però, alimentano i consumi meridionali, che sostengono le industrie del Nord. Sono soldi che, dunque, risalgono su, non restano qui. Il welfare, invece, è un affare settentrionale. Esso, in Italia, si sviluppa essenzialmente nel sistema pensionistico e nel sostegno alla disoccupazione temporanea. Nel primo e nel secondo caso i benefici maggiori li ottiene quella parte d’Italia che vanta più lavoratori, ovvero il Nord. Stessa cosa per le pensioni.

Cosa diversa sarebbe il confrontarsi sulla reputazione del Meridione, che è pari a zero, anche e soprattutto per colpa della sua rappresentanza in Parlamento. E’ fuor di dubbio, sotto questo aspetto, che i cittadini e gli elettori del Sud dovrebbero imporsi maggiore selezione nella scelta della classe politica. Ed è probabilmente questa una delle colpe da imputarsi. Per il resto, è fondato il concetto per cui, sull’emergenza delle regioni meridionali, ci sono le grandi aziende settentrionali che montano i propri affari. Ed è logico che, come evidenziato sempre dal prof. Viesti, con una struttura civile così indebolita dalla scomparsa della politica e dal divario di interessi e di investimenti, la mediazione, la negoziazione di coloro che amministrano si sviluppa nel residuo dell’assistenza pubblica e del clientelismo.

Tutto, insomma, ha una conseguenza ed ha un perché, ribandendo delle verità riscontrabili che sollevano, di un bel po’, la croce dalle spalle del popolo meridionale, spesso e volentieri accusato di assistenzialismo (che è, poi, una specialità ligure) o di mungitura della mucca statale (condizione permanente dell’Alto Adige).

Ora, ad ogni modo, non serve a nulla rivendicare chissà cosa, ma è utile e fondamentale far capire che il Meridione, non solo è fuori questione, ma è la soluzione alla crisi che sta attagliando il sistema Italia”.