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Tutti abbiamo perso; nessuno ha vinto!

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Facciamo doveroso ritorno alle riflessioni sul massimo campionato di calcio, ed al calcio in generale, perché l’argomento chiama in causa soprattutto le coscienze “pulite”, ovvero quelle che devono fronteggiare i rigurgiti della violenza tou -cur.

La Juve ha vinto, d’accordo; e la Coppa Italia fa brindare tutta Napoli e tutti i napoletani. Ma chi ha perso, drammaticamente perso, è il calcio italiano non tanto e non solo per essere stato sbattuto fuori sonoramente dalla elite del calcio europeo, quanto per essere precipitato in fondo ai crinali di una inammissibile inciviltà.

Il calcio italiano ha perso; lo Stato italiano ha perso. Sissignori: ma che c’entra lo Stato? Andiamo allora a recuperare dalla memoria le immagini sulle vergogne accadute all’Olimpico, sul cui scenario Fiorentina e Napoli erano predisposti a dare spettacolo, con i tifosi delle due squadre a replicare, battuta su battuta, goal su goal, spinte dopo spinte.

L’avanspettacolo della vergogna ha però avuto tutto il suo spazio dimostrativo quando quello strano “pacifichi ere” ha svolto la sua parte in evidente follia, davanti alle Istituzioni, alle Forze dell’Ordine, ad una platea di spettatori sospesi tra le paure e la voglia di scendere in campo: quel tizio era tal Gennaro De Tommaso, meglio conosciuto (specialmente alle Forze dell’Ordine), come tal “Genny ‘a carogna’”, capo ultras del Napoli calcio, lui il garante della situazione di violenza che s’era creata, lui a garantire all’arbitro, alle Forze dell’Ordine, alle Istituzioni, ai tifosi lo stato di sicurezza sulla disputa della partita. L’incontro s’ha da fare e si farà: parola di “Genny ‘a carogna” e non degli unici titolati a farlo: Istituzioni e Forze dell’Ordine! Assurdo! Assurdo! Assurdo! Ma questo è il calcio? Ammettiamolo: questo è il calcio che esce sconfitto sonoramente e questo è lo Stato quando si fa comandare dai violenti.

I colleghi della redazione giornalistica del popolare settimanale “Famiglia Cristiana” hanno chiesto la chiusura di questa popolarissima branca dello sport: “questo”, sostengono, “ è un calcio incivile che sfida davanti alle autorità civili: sugli spalti ci sono le Istituzioni”: allora, anche lo Stato ne esce sconfitto.

Lo grida ai quattro venti Marisa Raciti, vedova dell’ispettore di Polizia rimasto ucciso negli scontri del derby di Catania del 2007: “E’ una vergogna: lo stadio in mano a dei violenti e lo Stato che non reagisce, impotente e, quindi, ha perso”.

Ora si sta cercando in tutti i modi di fornire delle versioni che rendano meno drammatiche la gravità dell’accaduto. Ma ormai la sconfitta s’è purtroppo avverata, è sotto gli occhi di tutti, anche da parte di chi infoltisce il Sindacato di Polizia “Siap” di Catania: “Incredibile! Un capo ultrà che decide di far giocare una partita, i tifosi che lanciano bombe, incuranti di chi sta sotto, e non solo poliziotti, e soprattutto quell’uomo che sfoggia a tutto il mondo una maglietta con lo scritto <Speziale libero!>. Incredibile che sia entrato”, conclude il Siap, “e che nessuno gli abbia imposto di toglierla”.

Se non sono sconfitte, queste, come deve essere definita una sconfitta sportiva e come devono essere attesi gli sviluppi futuri? Attendiamo che venga offerta una statua in onore di “Genny ‘a carogna’” e dei tanti ultrà violenti che si eleggono i vari “Genny” come loro idoli da emulare ad ogni costo?

Chiudiamola con il calcio? Agli amici di “Famiglia Cristiana”, che avanzano una tale proposta, rispondiamo di no: sarebbe come una comoda resa per accettare una inaccettabile convivenza. No, no, assolutamente no: bisogna cominciare a non far accomodare all’interno degli stadi i violenti del calcio, che ne hanno decretato una sonora sconfitta, assieme a quella dello Stato.

Da queste macerie fumanti bisogna uscirne, e subito!