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Tutti i Festival, oggi, sono avamposti di resistenza culturale. Oggi più che mai.

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LameziaFilmFest, forse, lo è stato, per ragioni endemiche, fin da tempi non sospetti (nonostante il numero accanto al nome, abbiamo dieci anni di vita sulle spalle…): e oggi siamo fieri di esistere ed esistere, portando al pubblico più ampio possibile il cinema più vario possibile.

Ogni anno aggiungiamo un pezzo di storia, ogni edizione aggiungiamo un tassello al mosaico che vogliamo comporre insieme a voi: e non potremmo essere più felici, durante il LameziaFilmFest 5, di dare il benvenuto al Premio Paolo Villaggio. Un Premio nato con l’imprescindibile benedizione dei figli del genio genovese: che nel primo anno del premio dedicato a lui vogliamo ricordare tentando per come ci è possibile di ricomporre quel bellissimo puzzle che era Paolo Villaggio uomo, artista, e non ultimo maschera. Fantozzi (in prima fila, dietro di lui Fracchia, il professor Kranz…) è stata forse in ordine di tempo l’ultima maschera, tragica e comica al tempo stesso, del cinema italiano, portando addosso a sé le stimmate del suo tempo ma incredibilmente riuscendo a caricarsi di tutte le fisionomie dell’italiano di ieri, oggi e domani, quell’italiano “medio” ma in direzione ostinata e contraria mai mediocre: il ragionier Ugo Fantozzi oggi è diventato proverbiale, e i libri, le apparizioni in tv, i film, sono parte del nostro patrimonio genetico, “nostro” perché non parliamo solo dei cinefili ma del popolo italiano.

Paolo Villaggio trascinava dietro di sé una marea montante di emozioni: forse per questo, l’omaggio che gli tributiamo con l’istituzione del Premio Paolo Villaggio è stato salutato con affetto da ogni dove, a partire dalla Mostra di Venezia 75 dove è stato presentato il premio, passando per la Infinite Statue che proprio quest’anno crea una meravigliosa statuetta con le sue fattezze mente indossava il suo indimenticabile basco, a finire con la tavola inedita dello schizzo che Milo Manara, insieme a Federico Fellini, fece dell’attore durante la creazione di quel sogno irrealizzato (per loro ma anche per noi) che era Il Viaggio di G. Mastorna.

Il Premio Paolo Villaggio quest’anno andrà prima di tutto a Maccio Capatonda, un attore , regista e performer straordinario vicinissimo a quel mood con quella sua bellissima “poetica del brutto”: poetica che ritroviamo anche in alcuni lavori (prima di tutto CinicoTv: e chi non sa di cosa parlo, vada dietro la lavagna subito!) di Daniele Ciprì, maestro della fotografia, regista e autore a tutto tondo che abbiamo l’onore di ospitare nelle giornate fittissime dell’ LFF5. E senza far torto a nessuno, perché per ognuno ci vorrebbero pagine di testo -che non abbiamo-, ringraziamo come di consueto tutti gli altri grandissimi artisti che ci hanno fatto l’onore di venirci a trovare: da Mario Sesti, voce tra le più autorevoli di un campo difficile come quello di cui mi fregio di far parte, la critica; ad Ascanio Celestini, uno dei rappresentanti più importanti della seconda generazione di quello che viene definito come il teatro di narrazione; da Casa Surace, i ragazzacci del Sud che si inventano una guerra col Nord solo per fare la pace e ricomporre quest’Italia fatta a coriandoli; ad Alessandro D’Ambrosi, giovane e talentuosissimo attore e autore postmoderno.

Per finire, dulcis in fundo come cavalleria vuole, con le due perle: Alice Pagani, la ragazza dagli occhi viola, splendida ultima musa di Paolo Sorrentino; e Laura Adriani, attrice dai mille volti e affascinante interprete di tanto cinema e tv. Ma prima di salutare, lasciatemi gioire per un nome. Dopo Lou Castel, dopo Abel Ferrara… eccolo. Peter Greenaway. Più di una leggenda, un maestro assoluto, rappresentante di una generazione di autori “contro” che fonde con ispirazione pittura e cinema, e che usa l’arte come mezzo di resistenza proprio come noi. E allora il cerchio si chiude. Buona visione. E buio in sala.

GianLorenzo Franzì direttore Lamezia Film Fest