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Uccidere per amore e amore per l’uccidere

brevi note a margine di due eventi drammatici
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Francesco S. era un agricoltore di Sant’Alessio, vicino a Pavia e viveva con la moglie, la figlia ed un figlio (Carlo) gravemente disabile fin dalla nascita. Francesco, ormai ottantenne, da qualche mese aveva cominciato ad accusare gravi problemi di salute che gli impedivano di accudire il figlio ammalato come aveva fatto, con amore e dedizione, per tutta la vita.

Per questa ragione era stata assunta una badante, ma Francesco non era tranquillo, anzi, il pensiero di quello che poteva essere il futuro del suo Carlo lo ossessionava.

Chi avrebbe badato a lui negli anni a venire?, chi gli avrebbe dato quell’affetto di cui una persona ammalata ha un disperato bisogno? Francesco già vedeva suo figlio chiuso per tutto il resto della sua vita in qualche istituto a passare le giornate senza una persona che gli stesse vicino, che gli rivolgesse una parola affettuosa, gestito come un oggetto da infermieri frettolosi ed indifferenti alle sue condizioni.

Questo pensiero fisso, evidentemente non mitigato dalla fiducia nella Provvidenza, ha portato Francesco a prendere una decisione sciagurata. Approfittando della temporanea assenza della moglie e della badante, il 20 novembre, ha afferrato la sua pistola ed ha sparato al figlio uccidendolo, quindi ha rivolto l’arma verso di sé e si è suicidato. Pur nell’orrore del gesto non riesco a non provare una sentimento di umana pietà verso questo padre che non è riuscito a sopportare l’idea di non poter più assistere il proprio figliolo disabile.

Vorrei quasi sperare che il Padreterno abbia concesso a Francesco, nel brevissimo spazio di tempo intercorso tra lo sparo e la morte, la grazie di un pentimento in extremische gli permetterà di ritrovare il figliolo in quel Regno dei Cieli dove ogni lacrima sarà asciugata e dove non esistono disabilità.

Questa vicenda però ha una morale. E’ infatti la dimostrazione di quanto stolta sia l’affermazione, ripetuta in altri contesti soprattutto per giustificare quello che non è giustificabile, secondo la quale in ogni situazione,“è sufficiente che ci sia l’amore”. In realtà anche il sentimento più nobile, come l’affetto che un genitore prova per il proprio figlio, deve essere “ordinato”, vale a dire conforme alla vera natura umana e sottoposto a precise regole morali. La vicenda di Francesco e Carlo dimostra che quando così non è persino un sentimento come l’amore paterno può essere distruttivo come e più dell’odio.

Ancor più drammatiche le notizie che arrivano da Saronno. Su mandato della Procura i Carabinieri hanno arrestato un medico ( Leonardo Cazzaniga vice-primario del Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino) ed una infermiera, Laura Tirone, che sarebbe stata la sua amante.

L’accusa è tremenda, gli accusati infatti avrebbero volontariamente causato la morte di almeno quattro ammalati (ma le posizioni al vaglio degli inquirenti sono molte decine) utilizzando una cocktail di farmaci che veniva chiamato “protocollo Cazzaniga”.

Ormai che c’erano avrebbero (il condizionale è d’obbligo posto che, per ora siamo solo nella fase di indagine) anche provocato la morte del marito della Tirone facendogli credere di essere ammalato e somministrandogli farmaci in dosi tali da causarne lentamente la morte.

La filosofia del Cazzaniga – che, tra l’altro era stato candidato alle elezioni municipali per Sinistra e Libertà _ è stata descritta agli inquirenti da una operatrice socio sanitaria di cui non è stato reso noto il nome: “«Si tratterebbe della volontà di Cazzaniga Leonardo di cagionare la morte di pazienti anziani o oncologici che nella sua visione non meritano di essere curati perché destinati a morire in breve tempo.Leonardo Cazzaniga non fa mistero delle sue idee su questi pazienti tanto che l’ho sentito più volte dire io sono Dio oppure io sono l’angelo della morte».

Pare che l’attività omicida del medico fosse nota a molti operatori dell’ospedale di Saronno che infatti oggi sono indagati per favoreggiamento. Solo due infermieri avevano segnalato alla Commissione Interna dell’Ospedale alcuni comportamenti sospetti del Cazzaniga, ma la loro denuncia era stata rapidamente archiviata.

Di fronte a questo episodio viene da domandarsi se il Cazzaniga sia un pazzo criminale, una variante casereccia del famoso Hannibal Lecter o piuttosto non rappresenti semplicemente la versione brutale di una mentalità diffusa in non pochi centri di potere (quello vero). L’idea che curare gli anziani ed i malati terminali sia “antieconomico” è già stata avanzata in maniera esplicita (persino in sede ONU) e piano piano sta acquisendo il diritto di cittadinanza, vale a dire, applicando le regole della finestra di Overton, sta diventando accettabile.

Persino le modalità con cui sarebbe stato eliminato il marito dell’infermiera indagata ricordano qualcosa: farlo credere ammalato per avvelenarlo lentamente con i farmaci. Non è forse lo stesso modo di agire di Big Pharma? Abbiamo una vaga idea di quanti farmaci perfettamente inutili vengono rifilati a persone che sono state convinte di essere ammalate mentre invece stanno benissimo?, e abbiamo un’idea di quante persone muoiano annualmente nel mondo proprio per l’uso di farmaci inutili? Mah, auguriamoci solo di non finire con il trovarci Leonardo Cazzaniga Ministro della Sanità…

Fonte: Mario Villani